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MEDICINE COMPLEMENTARI...LA LOTTA CONTINUA
Medicine e terapie complementari. La lotta continua
di Francesco Bottaccioli
Alla fine di ottobre a Terni, in un’aula del Policlinico Universitario
gremita da centinaia di persone
convenute per una giornata di studio sulla Psiconeuroendocrinoimmunologia, ho
condotto la tavola
rotonda conclusiva con dirigenti del Servizio sanitario, presidenti delle Associazioni
professionali
(medici, infermieri, psicologi, biologi), rappresentanti della Facoltà
di Medicina. Il discorso è
inevitabilmente caduto sulle medicine complementari e sul paradosso che sono
più di quindici anni
che se ne parla in sede parlamentare senza concludere un fico secco. Ho chiesto:
“ Se le Facoltà di
medicina istituiscono corsi di agopuntura, di omeopatia e di fitoterapia, se
le Regioni istituiscono
servizi di medicina integrata, se l’Ordine dei medici e le altre associazioni
sono d’accordo nel
regolamentare la materia, perché non si fa una legge? Insomma chi è
l’assassino?”
Mi è stato risposto che i contrari sono i soliti: alcuni nomi noti soprattutto
nel campo della
farmacologia, cioè nel campo della concorrenza.
Alla fine di novembre, i giornali hanno poi titolato “nuovo attacco all’omeopatia”
da parte della
rivista medica the Lancet e della Società Italiana di Farmacologia (sempre
loro!). Leggendo il
Corriere della Sera, che riportava la notizia, ho pensato che su Lancet fosse
stato pubblicato un
nuovo studio sull’omeopatia. In realtà, Lancet del 17 novembre
ha pubblicato non una meta-analisi
o uno studio clinico controllato, ma un servizio giornalistico che ha fatto
il punto sulla guerra in atto
da parte di Società di chirurghi e di farmacologi contro l’omeopatia,
al fine di ridurre i fondi che lo
Stato stanzia ogni anno per i cinque ospedali omeopatici pubblici, che l’anno
scorso hanno
ricoverato 13.000 cittadini di sua Maestà. L’omeopatia in Inghilterra,
infatti, fa parte del servizio
sanitario nazionale dalla sua costituzione e cioè dal 1948 e viene insegnata
nella Facoltà di
medicina omeopatica. Ma c’è di più: l’anno scorso
sei Università britanniche hanno istituito corsi di
laurea in omeopatia (Bachelor of Science Degree in Homeopathy). È evidente
che gli interessi
economici in gioco sono rilevanti: il mercato inglese dei rimedi omeopatici
oggi vale 38 milioni di
sterline che nel 2012 incrementerà a 46. Ma, se si allarga lo sguardo
al mondo, le cifre sono e
diventeranno da capogiro. Basti pensare al fatto che l’India, potenza
economica emergente, ha
l’omeopatia nel suo sistema sanitario nazionale con 250.000 medici omeopati
e 11.000 ospedali.
Omeopatia che il Ministero per la salute indiano integra con l’Ayurveda,
lo yoga, la naturopatia e,
naturalmente, la medicina occidentale.
Venendo a casa nostra, il documento della Società italiana di farmacologia
è stato sollecitato dalla
presa di posizione del sottosegretario alla sanità, Giampaolo Patta,
che, in occasione della
manifestazione dei Verdi a Roma lo scorso ottobre “È l’ora
della legge!”, si è pubblicamente
impegnato a mettere in campo il Governo al fine di dare una svolta all’annosa
questione. Di qui la
fretta dei nostri farmacologi a manifestare la loro opinione che, prevedibilmente,
è
complessivamente negativa, anche se è davvero leggerina sul piano argomentativo.
In sintesi, la
linea dei farmacologi può essere così riassunta: l’omeopatia
assolutamente no (perché, dicono, non
ci sono evidenze; facendo di tutte l’erbe un fascio, dimenticando che
abbiamo usato e usiamo
farmaci con scarsissime evidenze e non per questo bandiamo la farmacologia dalla
sanità!);
l’agopuntura sì, ma con molte, molte cautele (perché, dicono,
sull’infiammazione non va molto
bene… invece un bel Aulin è tutta salute!); la fitoterapia sì,
ma dopo che si sarà attuata la direttiva
europea che prevede la registrazione dei farmaci vegetali. Insomma, dopo che
anche sulle piante le
aziende farmaceutiche potranno mettere i loro brevetti e prendersi le loro royalties.
E questa la
chiamano scienza.
Progetto web: www.massimilianobenvenuti.it
Articolo estratto dal sito – www.simaiss.it
(pubblicato su Modus Vivendi n. 1\2008)
fonte:www.simaiss.it