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SOSTANZE CANCEROGENE DOVE LE TROVIAMO
La cancerogenesi chimica nasce nel 1775 quando
il medico britannico Percival Pott pubblicò le osservazioni relative
all'elevata incidenza di carcinomi dello scroto tra gli individui che, nella
loro giovinezza, avevano praticato il mestiere dello spazzacamino. Egli attribuì
questo fatto al prolungato contatto dell'organo con la fuliggine che imbrattava
gli abiti da lavoro: grazie a questa intuizione fu promulgata una legge che
obbligava gli spazzacamini a lavarsi quotidianamente, misura che risultò
estremamente efficace. Purtroppo, si dovette attendere il 1915 prima che l'argomento
ritornasse di attualità nel mondo scientifico.
La maggior parte delle sostanze cancerogene, infatti, è stata scoperta
nel secolo scorso: ne 1930 è stato sintetizzato il primo composto cancerogeno,
il dibenzatracene, nel 1932 il benzopirene (nell'immagine).
Prima di trattare i principali composti cancerogeni presenti negli alimenti,
è opportuno definire cosa si intende per sostanza cancerogena. Secondo
i dottori James e Elizabeth Miller, un cancerogeno è "un agente
che, somministrato ad un animale previamente non trattato, induce, per azione
genotossica diretta, un incremento statisticamente significativo dell'incidenza
di una data neoplasia rispetto agli animali di controllo (non esposti all'azione
dell'agente in questione); ciò indipendentemente dal fatto se, nella
popolazione animale di riferimento, l'incidenza spontanea della neoplasia in
oggetto sia bassa o alta".
In parole povere, un agente cancerogeno è una sostanza in grado di aumentare
la probabilità di insorgenza di un tumore negli animali da esperimento.
Idrocarburi policiclici aromatici
Gli idrocarburi policiclici benzenoidi, detti anche aromatici poiché
alcuni di essi emanano un caratteristico odore, sono composti derivati dal benzene
(formula bruta C6H6). Sono presenti nel petrolio grezzo e nell'asfalto, sono
assenti nel carbone, nella benzina e nella nafta, dai quali si generano per
riscaldamento ad alta temperatura, si trovano anche nel fumo di sigaretta.
Per quanto riguarda l'alimentazione, gli idrocarburi policiclici aromatici si
formano nelle cotture ad alta temperatura, che comportano la carbonizzazione
del cibo. A rischio sono soprattutto gli alimenti cotti alla brace o fritti,
ma anche gli alimenti tostati come il caffè. In generale, è buona
norma fare sempre attenzione alla temperatura di cottura ed evitare di annerire
il cibo con temperature troppo elevate.
N-nitrosamine
Le N-nitrosamine o dialchilnitrosamine sono nitrosocomposti, sostanze caratterizzate
dalla presenza, nella loro molecola, di un gruppo N-nitroso (N-NO). Nitrosamine
cancerogene sono presenti negli ambienti di lavoro delle industrie della gomma
e in impianti per la vulcanizzazione dei pneumatici, nonché nel fumo
di tabacco, ma la maggior parte dei nitrosocomposti vengono a contatto con l'organismo
umano non per esposizione a fonti esterne, ma per sintesi endogena, nello stomaco
e nell'intestino, a partire da composti semplici presenti negli alimenti: i
nitriti e i nitrati. I nitrati sono piuttosto diffusi in natura, nelle acque
e nei vegetali a foglia verde come gli spinaci e le bietole. I nitriti in natura
sono presenti in piccole quantità, ma vengono aggiunti come additivi
soprattutto nei salumi e nelle carni in scatola.
Aflatossine e ocratossine
Nei paesi a clima caldo-umido, i semi e le farine di cereali (mais, frumento,
riso) e di legumi (arachidi) sono a volte contaminati da funghi del genere Aspergillus
e Penicillum, che producono metaboliti tossici. La crescita dei funghi può
avvenire in campo o durante lo stoccaggio, la concentrazione dei metaboliti
tossici dipende dalle condizioni ambientali in cui avviene il loro sviluppo.
Le aflatossine più pericolose sono quelle della serie B, in particolare
la B1. Queste sostanze causano il tumore al fegato, mentre le ocratossine sono
responsabili dell'insorgenza del tumore al rene. Nei paesi occidentali il problema
delle tossine fungine è ridotto grazie al clima favorevole, anche se
capita non raramente che in alcune derrate alimentari (soprattutto mais destinato
all'alimentazione del bestiame) vengano rilevati valori superiori ai limiti
di legge.
Additivi alimentari
Oltre ai nitriti, anche altri additivi sono stati messi sotto accusa perché
in grado di provocare tumori negli animali da laboratorio. fanno parte di questa
categoria l'antiossidante idrossitoluene butilato (BHT), il colorante rosso
2, il ciclamato e la saccarina. Quest'ultima non è genotossica e promuove
il cancro alla vescica in via indiretta, formando con altre proteine composti
abrasivi e citotossici che promuovono la trasformazione neoplastica.
Residui di pesticidi, diserbanti, insetticidi
Esistono moltissime sostanze che contaminano i prodotti alimentari e che sono
introdotte nell'organismo tramite l'alimentazione, molte di queste sostanze
sono in grado di indurre tumori negli animali da laboratorio.
Tali sostanze sono scarsamente biodegradabili, perciò si accumulano nell'ambiente
concentrandosi nelle varie catene alimentari: resudui di loro metaboliti sono
stati riscontrati anche negli esquimesi e nei pinguini artici. Tra queste sostanze,
quelle che destano le maggiori preoccupazioni sono l'insetticida DDT (diclorodifeniltrcloroetano)
e i PCB (policlorobifenili) utilizzati nell'industria delle materie plastiche.
Nel tessuto adiposo degli statunitensi la concentrazione di DDE (principale
metabolita del DDT) è pari a 12 parti per milione, in quelli degli abitanti
di Nuova Delhi di 26 ppm.
Ormoni utilizzati in zootecnia
Gli alimenti a base di carne possono contenere sostanze che, somministrate agli
animali a scopo di favorirne la crescita, se non completamente catabolizzate
al momento della macellazione, possono essere in grado di esercitare la propria
azione sull'organismo umano. Gli estrogeni di sintesi, come il dietilstilbestrolo
e altri estrogeni utilizzati legalmente negli USA ma molto diffusi anche in
Italia (ma utilizzati illegalmente visto che la legge vieta l'uso di ormoni)
sono in grado di legarsi al DNA e di fungere da iniziatori del processo di formazione
del tumore. Sebbene non ci siano prove certe sull'azione di questi composti,
va tuttavia segnalato che le incidenze del carcinoma alla mammella e della prostata
sono più elevate tra coloro che consumano grandi quantità di carni
bovine e suine.
fonte: cibo360
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