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CIBI BIOLOGICI...ATTENZIONE A CIO' CHE COMPRIAMO
Cibi biologici? No, grazie!
Per agricoltura biologica si intende un sistema di coltivazioni che:
1) ammette solo l'impiego di sostanze "naturali" ed esclude quelle chimiche sintetizzate dall'uomo;
2) è incompatibile con l'impiego di Ogm (organismi geneticamente modificati);
3) combatte i parassiti solo con preparati "non tossici" (sic!) e con l'uso di insetti predatori;
4) cura le eventuali malattie utilizzando una medicina veterinaria basata sull'uso di rimedi omeopatici;
5) identifica i prodotti tramite specifiche etichettature per le quali gli operatori del settore sono soggetti, obbligatoriamente, ad un sistema di costosi controlli specifici.
1. Già nella premessa vi è una forte componente ideologica fondata
sull'assioma, assolutamente falso e senza alcun riscontro con la realtà
dei fatti, che la Natura sarebbe buona e l'uomo cattivo. In realtà è
proprio la Natura che ci offre i veleni più potenti, le sostanze più
cancerogene, assieme a virus e batteri patogeni. Per esempio, è ben noto
nella letteratura scientifica il caso di epatite acuta causato da un'erba medica
cinese, la shou-wu-pian, venduta nelle erboristerie come rimedio per vari disturbi.
Chi è annebbiato da questa ideologia, che vorrebbe la Natura "buona",
si rifiuta di comprendere che la bontà o malvagità di ciò
che esiste o di ciò che si fabbrica non dipende dall'origine (naturale
per i primi e artificiale per i secondi), ma è una caratteristica intrinseca
di ogni prodotto. In ogni caso, non esiste alcuno studio a supporto di un migliore
potere nutritivo dei prodotti biologici, mentre tutti gli studi effettuati confermano
la sostanziale equivalenza, per potere nutritivo, tra i prodotti biologici e
quelli tradizionali. Tant'è che già nel 1991 le autorità
di Bruxelles, nel regolamento 2092 sul commercio dei prodotti biologici, stabilirono
che <<nell'etichettatura e nella pubblicità non possono essere
contenute affermazioni che suggeriscano all'acquirente che l'indicazione di
prodotto biologico costituisca una garanzia di qualità organolettica,
nutritiva o sanitaria superiore>>. E infatti questa garanzia non c'è
proprio, come confermano anche i rapporti del nostro Istituto Nazionale di Ricerca
sugli Alimenti e sulla Nutrizione. Viceversa, l'uso di prodotti biologici potrebbe
avere serie conseguenze sanitarie.
Alcuni anni fa, negli Stati Uniti, alcune cooperative riuscirono a produrre una patata biologica, con gran gioia dei fornitori delle mense scolastiche (che fecero affari d'oro). La patata risultò tossica: per non farsi mangiare dai parassiti (che, in assenza di antiparassitari proliferavano), la patata, preoccupata più per la propria salute che per quella dei pargoli di umani, si mise a produrre da sola e in gran quantità il suo antiparassitario "naturale", la solanina, un alcaloide che inibisce l'enzima colinesterasi, necessario per la trasmissione degli impulsi nervosi. E risultò fatale per i parassiti e tossica per i bambini.
Un'altra volta, un sedano biologico causava, a chi lo toccava, un'eruzione cutanea, accentuata da esposizione al sole: si scoprì che quel sedano conteneva una quantità di psolareni 10 volte maggiore che nel sedano tradizionale.
Gli psolareni sono sostanze mutagene e cancerogene attivate dalla luce del sole. Bisogna essere consapevoli che la polpa di un frutto biologico potrebbe contenere antiparassitari "naturali" (che lo stesso frutto produce per difendersi dai parassiti), in quantità molto maggiori di quelle contenute nella polpa dei frutti tradizionali. L'antiparassitario usato dall'uomo si ferma generalmente alla buccia e, inoltre, è una sostanza nota e di cui si conosce l'eventuale rischio. Spesso, invece, l'agente di difesa "naturale" non è stato studiato, soprattutto rispetto al suo potere cancerogeno: un prodotto biologico potrebbe scoprirsi, negli anni, cancerogeno!
2. Nessuno che abbia una mentalità scientificamente predisposta nega
a priori che potrebbe accadere che un qualche prodotto biologico possa essere,
per qualche ragione, migliore di un prodotto tradizionale. Purtroppo ciò
semplicemente non accade. Allo stesso modo non c'è ragione a priori per
cui un cibo derivato da Ogm non possa essere migliore dell'analogo tradizionale.
Se siete allergici al riso, potreste usare la varietà geneticamente modificata
che non esprime la proteina che vi procura il fastidio. Quindi, anche la scelta
di bandire a priori l'uso di prodotti con Ogm non solo ha un sapore fortemente
ideologico, ma contrasta con ogni razionalità.
3. L'uso di predatori "naturali" non garantisce il rispetto dell'ambiente.
Anzi, quest'uso può arrecare gravi danni all'ambiente, in quanto può
introdurre specie che sono più dannose di quelle che si desiderano combattere,
con la possibilità di causare una successione di indesiderati eventi
nella catena alimentare. Ad esempio, la "Harmonia axyridis", uno scarafaggio
introdotto dalla Cina quale "predatore biologico", è diventato
così comune nel Nord-ovest americano e in parte del Canadà che
è ora un serio problema ambientale per la popolazione, e si sta studiando
un agente chimico per combattere la bestiola "biologica".
4. Sui rimedi omeopatici mi limito a dire che anni fa essi rivendicarono una
giustificazione chimico-fisica sulla base di un articolo scientifico, pubblicato
sulla prestigiosa rivista "Nature" e noto agli addetti come "l'articolo
sulla memoria dell'acqua", che, ad una successiva e approfondita analisi,
si rivelò essere una frode. Se si "crede" di essere malati,
si possono anche assumere prodotti omeopatici: essi sono innocui. Ma se si "è"
veramente malati, forse si farebbe bene a usare la terapia suggerita dalla medicina
"ufficiale", l'unica accreditata e, per definizione, con prospettive
di successo.
5. La questione dell'etichettatura è un vero e proprio business: io ti
pago, tu mi concedi l'etichetta e poi, con denaro pubblico, compri i miei prodotti
da distribuire nelle scuole, negli ospedali, nelle mense pubbliche. Ecco come
è nata questa schizofrenia "biologica", anch'essa tutta italiana:
la legge n. 28/97, voluta nella passata legislatura, prevede un piano per lo
sviluppo del settore agrobiologico che vorrebbe, tra l'altro, un'educazione
alimentare con azioni mirate alla ristorazione collettiva (soprattutto bambini
e anziani). La schizofrenia biologica è nata dalla logica del profitto
di una classe politica che per sperperare il denaro delle nostre tasse non sembra
avere alcun freno. Neanche quello del timore di arrecare danno ai nostri bambini».
Franco Battaglia - Docente di chimica fisica all'Università di Roma-tre