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ENZIMI PROTEOLITICI

 

Gli enzimi proteolitici sono usati da tempo nel trattamento dei tumori. Nel 1906 John Beard, un embriologo scozzese, riportò alcuni casi curati con successo nel suo libro "The Enzyme Treatment of Cancer and its Scientific Basis".

Da allora prodotti a base di proteasi sono stati utilizzati da diversi terapeuti per la cura delle malattie degenerative, prima nell'ambito della medicina non convenzionale e più recentemente anche come supporto ai protocolli terapeutici ufficiali.

L'attuale ricerca clinica ha osservato numerosi benefici nei pazienti affetti da neoplasie con l'uso di enzimi proteolitici. Sono stati riportati miglioramenti sia della condizione generale e della qualità della vita, sia per quanto concerne l'aspettativa di vita.[1]

In particolare uno studio a doppio cieco condotto dal Dr. Nicholas Gonzalez del National Institute of Health's National Center for Complementary and Alternative Medicine, in collaborazione con il National Cancer Institute, ha mostrato, utilizzando un programma dietetico disintossicante ed enzimi pancreatici, un significativo incremento della sopravvivenza in pazienti con tumori non operabili.[2]

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Estratti vegetali con un elevato contenuto di enzimi proteolitici, sono stati utilizzati per un lungo tempo in medicina tradizionale. Oltre enzimi proteolitici da piante, 'moderna' terapia enzimatica include inoltre enzimi pancreatici. L'uso terapeutico di enzimi proteolitici è in parte basata su studi scientifici ed è in parte empiriche. L'obiettivo della revisione in corso è quello di fornire una panoramica degli studi clinici di terapia sistemica enzima in oncologia, e di discutere le prove per la loro possibili meccanismi di azione. Gli studi clinici l'uso di enzimi proteolitici in oncologia sono state effettuate su un enzima preparazione costituito da una combinazione di papaina, tripsina e chymotrypsin. Questa revisione di questi studi hanno dimostrato che la terapia enzimatica in grado di ridurre gli effetti negativi causati dalla radioterapia e chemioterapia. Vi è anche la prova che, in alcuni tipi di tumori, la sopravvivenza può essere prolungata. L'effetto benefico della terapia sistemica enzima sembra essere basata sul suo potenziale anti-infiammatori. Tuttavia, il preciso meccanismo d'azione di terapia sistemica enzima rimane irrisolto. Il rapporto di proteinasi a antiproteinases, che è sempre più usato come un marcatore prognostico in oncologia, sembra essere influenzata dalla somministrazione orale di enzimi proteolitici, probabilmente tramite un induzione della sintesi di antiproteinases. Inoltre, ci sono numerose modifiche di composizione di citochine durante la terapia con somministrazione orale di enzimi, che possa essere un indizio di efficacia della terapia enzimatica. Effetti sulle molecole di adesione e sul metabolismo antiossidante sono anche esaminato.

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Storicamente, le grandi dosi di enzimi proteolitici, con la dieta, supplementi nutrizionali, e di "disintossicazione" le procedure, sono stati utilizzati in terapie alternative per il trattamento di tutte le forme di cancro, senza formale studi clinici a sostegno del loro uso. A 2 anni, unblinded, 1-braccio di trattamento, 10-paziente, potenziali caso di studio pilota è stato utilizzato per valutare la sopravvivenza in pazienti affetti inutilizzabile stadio II-IV adenocarcinoma pancreatico trattati con dosi elevate di enzimi pancreatici ingerito per via orale, supplementi nutrizionali, "disintossicazione "Procedure, e di una dieta biologica. Da gennaio 1993 ad aprile 1996 e gli autori 'privata pratica, 10 pazienti con inutilizzabile, la biopsia-provata adenocarcinoma pancreatico sono state inserite nel processo. Dopo aver ritirato un paziente, un paziente è stato aggiunto 11th allo studio (tuttavia, tutti i 11 sono considerati nei dati tabulazione). Il trattamento dei pazienti seguiti a casa, sotto la supervisione degli autori. Come, del 12 gennaio 1999, di 11 pazienti sono entrati in studio, 9 (81%) è sopravvissuto un anno, 5 (45%) è sopravvissuto a due anni, e in questo momento, 4 sono sopravvissuti tre anni. Due pazienti sono vivi e facendo bene: uno a tre anni, e gli altri a quattro anni. Questi risultati sono molto al di sopra del 25% di sopravvivenza a un anno e il 10% di sopravvivenza a due anni per tutte le fasi di adenocarcinoma pancreatico riportato nel National Cancer Data Base dal 1995. Questo studio pilota suggerisce che una aggressiva terapia nutrizionale con grandi dosi di enzimi pancreatici ha portato ad un aumento significativo di sopravvivenza rispetto a quanto normalmente previsto per i pazienti con adenocarcinoma pancreatico inutilizzabile.

by: A service of the U.S. National Library of Medicine
and the National Institutes of Health

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L'uso di enzimi attraverso alimenti opportunamente fermentati coincide con lgli inizi della storia e della cultura. Già gli antichi Sumeri utilizzavano bevande fermentte a base di orzo, quella che poi sarebbe diventata l'odierna birra. In tutti i popoli di tutti i continenti troviamo poi cibi e bevande ricchi di fermenti ed enzimi.

Nei primi decenni del secolo scorso sono iniziati gli studi moderni di enzimologia e sulle loro basi si formarono in seguito anche specifiche scuole mediche, soprattutto tedesche, che utilizzano gli enzimi alimentari come veri e propri strumenti terapeutici.

L'uso in medicina è cominciato utilizzando enzimi di origine animale, come pepsine, tripsine, pancreatina ecc. La pancreatina ad esempio è una preparazione derivata dal pancreas di maiale. E' utilizzata per facilitare la digestione e come terapia sostitutiva nel trattamento dell'insufficienza pancreatica.

Tra le fonti vegetali più utilizzate abbiamo la bromelina, un enzima proteolitico estratto dal fusto dell'ananas. Ha un'attività fibrinolitica (anticoagulante e antiaggregante delle piastrine) e antinfiammatoria. Agisce infatti sui mediatori dell'infiammazione, inducendo la produzione di citochine , un elemento chiave del sistema immunitario.

La papaina estratta dalla polpa del frutto di papaya è ricca di enzimi proteolitici (20%) simili alla pepsina. In funzione digestiva può alleviare il lavoro del fegato riducendo la produzione di metaboliti, cioè quelle sostanze parzialmente digerite che rallentano il transito intestinale. Ha anche proprietà antinfiammatorie simili alla bromelina dell’ananas.

Gli enzimi fungali hanno degli ulteriori vantaggi, sia rispetto alle fonti animali che a quelle vegetali. Mentre gli altri sono tutti enzimi proteolitici, cioè digeriscono soltanto le proteine, essi hanno uno spettro completo: non solo proteasi, ma anche lipasi (grassi), lattasi (latticini), amilasi e glicoamilasi (carboidrati e zuccheri), e perfino endofitasi, che scompone quell’acido fitico, presente nei cereali integrali, il quale impedisce una buona assimilazione dei minerali da vegetali ed erbe. Vedremo domani ulteriori caratteristiche.

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Nel post di ieri abbiamo parlato sia di enzimi animali, come la pancreatina, sia di enzimi vegetali, come la bromelina e la papaina, e abbiamo visto le loro proprietà sulla digestione e il rinnovamento delle proteine nell'organismo.

Gli enzimi vegetali hanno minori controindicazioni rispetto a quelli animali e costituiscono degli ottimi rimedi preventivi o coadiuvanti naturali alle terapie mediche. Abbiamo anche visto che quelli fungali possiedono uno spettro enzimatico più ampio e completo.

Sono derivati dal fungo aspergillus oryzae attraverso un procedimento naturale messo a punto dal Dr. Edward Howell, pioniere, negli anni '30 del secolo scorso, dell'enzimologia alimentare.

Oltre alla maggiore varietà di enzimi presenti, essi hanno il vantaggio di raggiungere la massima funzionalità tra i 30° e i 40°, la temperatura umana.. Gli enzimi animali si attivano invece alla temperatura di oltre 50°; mentre quelli vegetali tra i 20° e i 30°.

Sopravvivono sia nel tratto acido che in quello alcalino e neutro dell'apparato digerente. Come gli altri enzimi svolgono la maggior parte del lavoro nella parte alta dello stomaco, predigerendo gli alimenti, e questo accade con tutti i tipi di enzimi. Ma una volta che il bolo alimentare passa nella parte acida e poi alcalina dello stomaco, mentre gli altri enzimi muoiono, quelli da fungo aspergillus semplicemente sospendono l’attività, riattivandosi poi al livello del duodeno.

Sono perciò in grado di rigenerare il processo digestivo, con effetti diretti ed indiretti su tutta la salute della persona.[1]

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by: A service of the U.S. National Library of Medicine
and the National Institutes of Health

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