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EPILESSIA
L’epilessia è una malattia che si manifesta con attacchi
nel corso dei quali c’è una perdita momentanea della memoria o
della coscienza.
Considerando le varie statistiche mondiali si può affermare che l’1%
della popolazione soffre di epilessia, malattia che insorge spesso nell’infanzia
o nella pubertà e che interessa ambedue i sessi. Per quanto riguarda
un gran numero di pazienti le cause sono sconosciute; può essere di origine
ereditaria, può essere la conseguenza di un trauma da parto, può
essere causata da un tumore al cervello, da incidenti o da infezioni.
Ma a mio avviso andrebbe vista sotto un altro punto di vista.
Ippocrate sottolineava che l'epilessia sarebbe stata considerata divina solo
fino a quando non fosse stata compresa e io di questo ne sono estremamente convinto.
Vari studi condotti su soggetti malati, descritti da Ramachandran e Blakeslee
nel capitolo “Dio e il sistema limbico” di Fantasmi nel cervello,
la donna che morì dal ridere (Mondadori, 1999), hanno permesso invece
di inaugurare una tradizione elettrica del misticismo.
Si tratta sostanzialmente di stimolare artificialmente i lobi temporali, nei
quali si situano le connessioni fra i centri sensoriali e l'amigdala, che è
parte del cervello preposta a dare significati emozionali agli avvenimenti esterni.
Stimoli inusuali ai lobi temporali possono provocare disfunzioni dell'amigdala,
con conseguente assegnazione di valenze cosmiche a oggetti e fatti anche banali.
La stimolazione dei lobi temporali può avvenire anche spontaneamente,
ad esempio in crisi epilettiche.
E ancora una volta, la connessione tra epilessia e religione è troppo
diffusa per essere casuale.
Lo dimostrano, simmetricamente, sia le intense esperienze spirituali provate
da molti epilettici durante gli attacchi, che l'epilessia di molti profeti e
santi, da Paolo di Tarso a Maometto.
I ricercatori della Società di Neuroscienze di New Orleans qualche anno
fa fecero una singolare scoperta, se così si può dire:
hanno individuato una zona del cervello deputata a "pensare" religioso.
I malati durante l’attacco epilettico cadono preda di visioni mistiche
ed esperienze religiose ed anche durante il periodo tra un attacco e l’altro
dimostrano grande interesse per argomenti spirituali.
Allora è inevitabile porsi una domanda: i santi e i mistici del passato
erano diventati tali perché avevano sviluppato una zona specifica del
cervello?
Io credo proprio di no, questa è la mia convinzione.
L’aspetto mistico della persona esula dalle attività neuronali,
certo non ci sono prove concrete che il mistico abbia un’attività
cerebrale magari più intensa, ma allora anche un musicista, un pittore,
un scrittore, ecc, dovrebbe avere la stessa facoltà.
Sappiamo che l’aspetto creativo della persona porta ad esularne l’aspetto
razionale.
Esiste un lobo cerebrale deputato alla razionalità ed esiste un lobo
per la parte creativa, quindi il discorso menzionato pocanzi del misticismo
e delle sue origini, a mio avviso non regge.
Venerato in alcune culture, ma perseguitato in altre, il concetto dei pazienti
afflitti da epilessia, nel corso della storia, è stato collegato con
il divino, con il demoniaco e con il soprannaturale.
Osservazioni cliniche nel corso degli ultimi 150 anni, associano e sostengono
che i pazienti hanno avuto esperienze religiose durante l’attacco, dopo
l’attacco e fra i due.
In aggiunta, le crisi epilettiche possono aumentare, modificare, o diminuire
l'esperienza religiosa.
Questo si è osservato soprattutto in un piccolo gruppo di pazienti con
epilessia del lobo temporale.
Dalla letteratura scientifica le indagini hanno rivelato che tra, il 3 e 4%
dei pazienti con epilessia parziale hanno avuto esperienze religiose.
Sintomi religiosi premonitori sono stati segnalati nel 3,9% dei pazienti con
epilessia.
Tra i pazienti con attacchi e le seguenti esperienze religiose, vi è
una prevalenza di pazienti con il coinvolgimento del lobo temporale.
Le esperienze religiose post e durante l’attacco, si verificano più
spesso in pazienti con TLE (epilessia del lobo temporale) bilaterali.
Le esperienze religiose post attacco, si verificano nel 1,3% di tutti i pazienti
con epilessia e 2.2% di pazienti con TLE.
Molti pazienti hanno anche dimostrato una conversione religiosa dopo l’attacco.
In molti casi si è potuto osservare come il cambiamento comportamentale
dei pazienti sia proprio dovuto all’intensità della crisi e non
al tipo di crisi.
La perdita di coscienza può essere vissuta dal paziente come il fine
della vita sulla terra.
Molte sono le testimonianze di pazienti che affermano questo concetto, ma ho
potuto constatare come un paziente epilettico passi in un attimo attraverso
le 5 fasi secondo Elisabeth Kluber Ross del malato terminale, ( Negazione, Rabbia,
Patteggiamento, Depressione, Accettazione).
Ma mentre le 5 fasi della Dott.ssa Ross sono relative più ad un paziente
ancora cosciente al quale è stata diagnosticata una malattia grave, come
per esempio il tumore, parlando di un epilettico, tutto avviene durante l’attacco,
quindi durante un’attimo.
Le 5 fasi per un malato terminale di cancro cosciente possono essere dure da
affrontare e hanno mille altre sfaccettature, ma nel caso di un attacco epilettico,
non si ha niente per affrontarlo, com’è il significato del termine
stesso, coglie di sorpresa; la sensazione è che l’inizio e la fine
della vita passi attraverso un’attimo di percezione della nostra breve
esistenza.
La consapevolezza che esista un qualcosa che non si può spiegare con
le parole, con i numeri o con qualsiasi altra legge fisica, spaventa, spaventa
moltissimo, a tal punto da entrare in quella dimensione che io chiamo DIMENSIONE
ASTRALE.
E’ la percezione di avere un’anima e che essa se ne stia andando
senza di noi, cioè senza il nostro corpo fisico e proprio in quell’istante,
pensiamo d’essere la nostra mente e che tutto giri attorno al nostro corpo,
alla nostra fisicità, alle cose che possiamo percepire con i sensi e
nient’altro.
Ma non è così.
Forse nel momento dell’attacco potremmo realmente capire che siamo ben
altro che un semplice corpo e che tutto quello che ci governa noi non lo conosciamo,
ecco il perché della paura, ecco il perché della rabbia della
rassegnazione e dello sconforto, insomma, ecco il perché di tutti i nostri
problemi.
Dobbiamo capire e diventare consapevoli della nostra vera natura e dimensione
ontologica per scoprire realmente la bellezza dell’essere immortali e
felici in armonia con l’universo.
Ecco, dunque, come il nostro attacco epilettico potrebbe essere compreso.
L’epilettico potrebbe avere la chiave di lettura del proprio sé
spirituale, ma il piano fisico glielo impedisce dandogli continue scosse (crisi),
attraverso i 5 sensi, perché lui sente, percepisce che c’è
qualcosa oltre, ma non ha la chiave, e continua a sbattere contro quella porta
chiusa che lo porterebbe dall’altra parte, cioè, dalla parte della
comprensione e della consapevolezza...continua...
a cura di:
Dr. Babbolin Giovanni Ph.D., N.D.