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H1N1 SEMPRE PIU' FROTTOLE
Australia e H1N1: epidemia finita e pandemia
smentita
di Attilio Speciani
Australia e Brasile, come tutti gli altri stati dell'emisfero australe, a sud dell'Equatore, stanno uscendo ora dall'inverno e iniziano la loro primavera. Il brutto della stagione fredda è passato e si possono fare i conti con i danni della pandemia H1N1. A dispetto di tutte le previsioni fatte, il numero di decessi legati alla influenza suina è risultato enormemente minore di quello che ogni anno è legato alle comuni forme influenzali. Nonostante questo la maggior parte dei mezzi di comunicazione continua a esasperare il numero di perdite di vite umane anziché valorizzare l'enorme numero di persone che guarisce spontaneamente senza alcun esito o complicazione: meglio che con l'influenza classica.
In questo anno di crisi economica la gente ha dovuto fare sempre i conti con tutto. Evidentemente i mezzi di comunicazione e molti governi hanno deciso di smettere di contare, proprio quando sarebbe necessario dare il giusto valore ai numeri che escono dalle agenzie per rassicurare la popolazione ed evitare situazioni al di fuori di qualsiasi controllo razionale.
Per fare un esempio, chiunque voglia cercare su internet i dati di mortalità dovuti alle comuni influenze negli anni passati, viene subissato dai dati attuali, riferiti solo alla pandemia H1N1. Recuperare i dati originali non dovrebbe però essere difficile per gli esperti dei vari ministeri della salute. Peccato che questa semplice valutazione viene accuratamente evitata.
Analizziamo i numeri in modo molto semplice. Tutti i bollettini riferiscono che in questo momento il virus H1N1 è dominante rispetto ad altri ceppi virali, quindi, parlando di epidemia influenzale si fa riferimento quasi solo alle infezioni da virus H1N1.
Il virus H1N1 è un virus scarsamente aggressivo, e quando si dice che una persona è deceduta in concomitanza con l'infezione del virus H1N1, si segnala che la persona è mancata CON il virus e non PER il virus. Si tratta di una differenza fondamentale, ma viene scarsamente rimarcata.
Comunque sia, se vogliamo prendere come esempio l'Australia, nel 2007 ci sono stati, durante la stagione invernale (che per loro ricordiamo va da maggio a settembre) 2623 decessi correlabili all'influenza o alla polmonite correlata con l'influenza. Il numero è identico a quello degli anni precedenti. Per questo facciamo riferimento ai dati del ministero della salute australiano, anche se la stessa incidenza di mortalità è simile in tutti i paesi del mondo.
L'analisi attuale dei decessi dovuti ad H1N1 nella stagione 2009 che si sta concludendo dovrebbe aprire gli occhi a tutti. Quest'anno infatti, con l'H1N1 al massimo della sua esplosività, l'Australia ha dovuto contare 161 decessi per influenza. Cioè circa un ventesimo di quelli dovuti alle comuni influenze. E non per effetto del vaccino, che come sappiamo non è ancora a punto e non è stato ancora sperimentato.
Quindi quest'anno l'Australia ha contato 161 morti (probabilmente cresceranno ancora di qualche unità nelle due settimane che ci separano dall'inizio effettivo della primavera australe) contro i 2500 attesi normalmente.
Il Brasile è in una situazione analoga: sta contando circa 600 decessi (con circa 180 milioni di abitanti) a fronte di un numero atteso di decessi da influenza di circa 15.000 nel corso della stagione. Eppure, nonostante questo ridimensionamento potente delle stime precedenti e del rischio connesso alla gravità della infezione H1N1, i giornali segnalano il Brasile come il luogo con il massimo numero di decessi da H1N1 al mondo...
Evidentemente questa pandemia risponde alle esigenze di alcuni gruppi economici o di potere che traggono vantaggi indiretti o diretti dal mantenere uno stato di panico ingiustificato e deleterio. Si resta comunque perplessi di fronte al fatto che considerazioni semplici come queste non siano fatte e diffuse dagli organi che più di tutti dovrebbero occuparsi della salute e della vita dei cittadini.
fonte: www.eurosalus.com
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