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LAPACHO
Il Lapacho è un albero sempreverde originario
delle foreste pluviali, ma predilige regioni più fresche, come le montagne
del Paraguay, Argentina, Brasile e le zone montagnose della Bolivia e del Perù.
Il Lapacho appartiene alla famiglia delle Bignoniacee come un altro centinaio
di specie imparentate tra loro, che vengono raggruppate in un piccolo numero
di varietà. Si tratta di alberi lignei di medie e grandi dimensioni,
con tronchi molto robusti. I fiori sono gialli con varietà rosa, rossi
e purpurei; il frutto è una lunga capsula legnosa con all’interno
dei semi alati; nei vasi e contenuta una polvere gialla (lapacholo), per aspetto
simile allo zolfo, che in soluzioni alcaline diventa rosso scuro. Il Lapacho
è anche noto col nome portoghese di pau d’arcu, che significa “bastone
per archi”: il legno, infatti, veniva usato per la costruzione di archi,
e anche con nomi comuni (popolari) quali taheebo, ipe roxo, quechua, tabebuia
e tecoma.
Alcuni testi distinguono tra il Lapacho rosso (ipe roxo), a fiori scarlatti
e il Lapacho rosa porpora, che cresce in climi più freddi come quello
delle alture delle Ande e del Paraguay; “roxo” in brasiliano significa
appunto “viola”, ma il termine viene usato spesso indistintamente
per i fiori rosa, rossi, purpurei e viola.
A causa dei diversi nomi e della forte rassomiglianza tra le specie è
difficile identificare quale sia la specie più adatta per gli scopi terapeutici.
Testimonianze recenti suggeriscono che queste due varietà di Lapacho
possiedono proprietà medicinali superiori e che la varietà a fiori
rosa-porpora proveniente dal sud America è più efficace(oggi correttamente
indicata col nome di TABEBUIA IMPETIGINOSA, con riferimento all’uso della
pianta per la cura della impetigine, infezione cutanea da Stafilococco o Streptococco;
mentre il termine avellanendae non ha significato dal punto di vista medico,
ma si riferisce alla località dove la pianta fu scoperta in Argentina).
Screenings di routine hanno rivelato molte proprietà minori del Lapacho
che pero possono essere necessarie per alcuni individui: diuretiche, sedative,
decongestionanti, ipotensive, cardiotoniche e vulnerarie, per citarne alcune.
E stato utilizzato anche per il trattamento di polipi intestinali e vescicali
e ulcere intestinali.
Il Lapacho stimola la produzione delle cellule della serie rossa. Per la sua
azione depurativa e utile anche nelle affezioni cutanee dovute a una diminuita
eliminazione dei prodotti di scarto metabolico.
Il Lapacho viene usato per il trattamento delle cosi dette “sindromi allergiche”;
spesso per persone che manifestano reazioni allergiche a lieviti e funghi, in
particolare alla Candida albicans: fungo saprofita degli uomini e animali che
però spesso sta all’origine di certe allergie alimentari, di fenomeni
di elevata sensibilizzazione agli agenti chimici ambientali e anche di disfunzioni
del sistema immunitario.
Nella cosi detta “candidosi” si riscontra un’ampia gamma di
sintomi che si presentano in maniera più o meno accentuata quali artrite,
asma, cistite, emicrania, cefalee, blocco delle giunture, meteorismo, gonfiore,
colite spastica, afte, lesioni e eruzioni della pelle, stipsi cronica o diarrea,
letargia, irregolarità ormonali, dolori muscolari cronici. A questi si
aggiungono poi stati mentali ed emotivi quali ansia, depressione (molto diffusa),
calo della memoria, irritabilità fino ad arrivare a casi estremi di schizofrenia.
Il Lapacho rientra in molti schemi di fitoterapia per il trattamento dell’affaticamento
cronico o delle allergie, in quanto questa cura per le affezioni micotiche da
un rapido miglioramento. Purtroppo non è facile fare diagnosi di candidosi;
l’esame più accurate che da un 92% di riuscita è oggi il
CEIA (CandidSphere Enzyme Immunoassay). Studi accurati hanno dimostrato che
spesso la “sindrome da allergia totale” può avere origine
da questo fungo.
Questa patologia si sta diffondendo largamente sotto il nome di “malattia
del XXI SECOLO”, “sensibilità multipla agli agenti chimici”
e “malattia ambientale”, e ne sono colpite soprattutto le donne
(il 70-80% dei pazienti) e può presentare questa sintomatologia, più
o meno evidente: affaticamento, intontimento, asma, ipersensibilità alle
infezioni fungine, cefalea, mal d’orecchi, congestione mentale, mal di
schiena, depressione, perdita della memoria a breve, difficoltà di apprendimento,
raffreddori frequenti, disfunzioni del sistema immunitario, respiro corto, dolore
alle giunture e ai muscoli, scoordinamento dei movimenti, emicrania, sonnolenza,
eruzioni cutanee, spasmi, gonfiori dell’apparato digerente, stipsi/diarrea,
indigestione, tachicardia, intolleranza al freddo, vertigini, capogiri, intolleranza
all’alcool, visione sfocata. Si è dimostrato che le tossine della
Candida producono all’interno dell’organismo molti sintomi che normalmente
sono associati alla sindrome da allergia totale, per es., paralisi alle estremità,
lesioni agli organi, edema, trasformazione a livello celebrate. Gli allergologi
stanno registrando un aumento di individui che non possono piu indossare indumenti
con fibre sintetiche, mangiare prodotti industriali, bere acqua dal rubinetto,
tenere in mano un giornale, usare detersivi o detergenti fino ai casi più
gravi di non poter respirare senza l’ausilio della maschera; e si ipotizza
che alla base di tutto ciò ci sia l’incapacità dell’organismo
di difendersi dagli attacchi della Candida.
L’uso del Lapacho nella terapia per sindrome allergica e micotica risale
al 1983; si trattava di un paziente che manifestava una ipersensibilità
ai prodotti chimici e a varie specie fungine con conseguenze a livello celebrale
da essere costretto a rimanere in casa. L’uso del Lapacho permise una
notevole riduzione delle sue manifestazioni allergiche.
E’ però importante tenere presente che le dosi e la somministrazione
del Lapacho vanno personalizzate in quanto alcuni potrebbero presentare reazioni
allergiche al Lapacho stesso, mentre altri devono raggiungere il dosaggio pieno
in modo graduale nell’arco di qualche settimana o addirittura di alcuni
mesi.
Nei soggetti con manifestazioni micotiche accade spesso che nella prima fase
di terapia si abbia una riacutizzazione dei sintomi che poi scompaiono dopo
un certo periodo di tempo. Questo problema è dovuto alla presenza di
cellule morte che si riversano nella circolazione sanguigna dando manifestazioni
di tipo allergico. Dai vari studi si e potuto dedurre che i soggetti che si
sottoponevano a terapia col Lapacho via via diventavano più resistenti
agli agenti chimici, alle allergie alimentari e agli attacchi fungini;si assisteva
anche a una diminuzione delle eruzioni cutanee e delle micosi a livello delle
unghie. E’ comunque importante tener presente che il processo di guarigione
è graduale e richiede molti mesi. II problema delle micosi oltre ad essere
collegato a persone con sindromi allergiche, riguarda anche quelle persone affette
da immunodeficienze, diabete mellito, linfomi e leucemie, oppure persone che
hanno subito trattamenti con farmaci immonoso-pressori (antibiotici e glucosteroidi)
e anche donne che fanno uso della pillola anticoncezionale. E’ noto che
l’uso dei cateteri intravenosi, gli antibiotici, la chemioterapia e livelli
elevati di zucchero nel sangue offrono le condizioni favorevoli per la contrazione
e diffusione della infezione da Candida. La Candida è appunto un fungo
patogeno in quei soggetti che presentano carenze di neutrofili (che sono i globuli
bianchi reputati a fagocitare appunto gli agenti patogeni); oppure in quei soggetti
affetti da cancro o carenza di linfociti T; spesso si hanno Candidosi disseminate
o localizzate in quei soggetti che pur avendo un numero di Linfociti T nella
norma presentano un mal funzionamento nella loro reattivita. Il Lapacho rientra
nella terapia micotica proprio per la sua capacita di stimolare e reintegrare
il sistema immunitario. Nel 1985 si inizio a parlare di “malfunzionamento
del sistema immunitario” (ISD: Immune System Dysregulation) racchiudendo
cosi le disfunzioni immunologiche, sia rapide che graduali, dovute all’azione
delle tossine della Candida. Questo malfunzionamento riguarda soprattutto i
linfociti T che possono essere ridotti come numero oppure mal funzionanti e
come conseguenza anche i linfociti B (quelli che secernono an-ticorpi) hanno
maggiori difficoltà a individuare le sostanze tossiche per l’organismo.
Pazienti con candidosi vaginali presentano un sopressore linfocitario, la cui
produzione sarebbe indotta dal fungo stesso, il quale veniva a ostacolare i
linfociti T nella reazione contro il fungo. Anche nei pazienti con sindrome
da affaticamento cronico si sono riscontrate ri-duzioni nel numero di linfociti
T CD4+ (o linfociti T helper) i quali erano stati indotti a lasciare il flusso
sanguigno e a incorporarsi nei tessuti forse in seguito a fattori neuroormonali
o neuropsichiatrici o per esposizione a qualche agente infettivo. Il trasferimento
di questi linfociti T dal flusso sanguigno ai tessuti potrebbe anche essere
responsabile di alcuni sintomi della sindrome da affaticamento cronico, quali
i dolori articolari e muscolari e la dolenzia dei linfonodi proprio perche questi
linfociti T helper all’interno dei tessuti rilasciano messaggeri chimici
in grado di causare dolore e lievi infiammazioni. Poichè la maggior parte
dei pazienti affetti da malattia ambientale, sindrome micotica e sindrome da
affaticamento cronico manifestano gli stessi sintomi come affaticamento, diarrea
o stipsi, si può ipotizzare che alla base di queste patologie vi sia
lo stes¬so problema che riguarda i linfociti T, per cui un’attivazione
del sistema immunitario potrebbe essere risolutiva. E’ bene notare che
colture di Candida albicans si sono rivelate resistenti al Lapacho; però
è da tener presente che questi studi sono stati fatti in contenitori
sterili di laboratorio che sono cosa ben diversa da un corpo vivente; può
infatti essere necessario che il Lapacho debba essere immesso in un organismo
vivente per essere efficace oppure che agisca contro il fungo con una reazione
mediata dall’ospite. Sappiamo che questo e un meccanismo tipico di molti
fitoterapici che stimolano cellule del sistema immunitario che a loro volta
si attivano contro cellule tumorali, virus, batteri e funghi patogeni. Il Lapacho,
infatti, stimola cellule del sistema immunitario note come macrofagi che svolgono
un ruolo primario nella resistenza contro la Candida a fianco dei linfociti
T e B. Resta però il fatto che il meccanismo d’azione del Lapacho
e ancora materia di studio.
Il meccanismo d’azione del Lapacho
Le varie teorie sul meccanismo d’azione di questa pianta sono dovute all’elevato
numero di composti attivi con azione antitumorale trovati nel Lapacho e l’ampio
spettro terapeutico di queste sostanze. La parte più studiata della pianta
è un estratto della parte interna della corteccia (la corteccia e il
legno) cosi come i costituenti Lapacholo e B-lapachone. Si è trovato
che il lapacholo è prontamente assorbito e ampiamente distribuito nel
corpo, con l’eccezione del cervello e delle cellule del sangue. II lapacholo
sembra avere un’altissima affinità per le cellule tumorali; infatti,
se nell’organismo vi sono cellule tumorali, il lapacholo viene ritrovato
circa sei ore dopo l’assunzione in concentrazione più elevata all’interno
di queste cellule. Una caratteristica generale dei naftachinoni del Lapacho
e quella di interferire con il metabolismo dell’ossigeno delle cellule
tumorali impedendo così la respirazione cellulare. Dall’alterazione
di questa respirazione cellulare, si ha la formazione di radicali liberi. Ogni
cellula del corpo richiede ossigeno e glucosio per ottenere energia per sostenere
le funzioni vitali. L’ossigeno e il glucosio sono soggetti a un processo
metabolico complesso in piccole strutture che producono energia chiamate cellule
mitocondriali. Questo processo richiede numerosi enzimi e coenzimi. L’ossigeno
e il glucosio vengono trasformati in CO2^ e H ^2 O che ritornano poi nel sangue.
La CO2^ è esalata attraverso i polmoni (infatti questo processo metabolico
è spesso chiamato respirazione); l’eccesso di H2^ O è eventualmente
eliminata attraverso il sudore (traspirazione) o i reni. Durante questa trasformazione,
parecchi elettroni sono liberi, e vengono subito utilizzati in un’altra
via per produrre ATP (adenosintrifosfato), l’energia della cellula. L’ATP
è la molecola richiesta da ogni cellula per utilizzare, spendere o ottenere
energia. Le due vie una per distruggere il glucosio e l’altra per sintetizzare
ATP sono estremamente legate insieme. Se queste si slegano, la cellula può
non ricevere l’energia necessaria e morire. Infatti, è stato trovato
che il Lapacho lavora come gli altri benzochinoni; l’interruzione della
fosforilazione ossidativa mitocondriale avviene nelle cellule tumorali ma non
in quelle sane. Questa uccisione selettiva (citotossicità) delle cellule
tumorali fa del Lapacho un agente potenzialmente valutabile per il trattamento
del cancro. Si sta cercando di scoprire in che punto la respirazione cellulare
viene interrotta dagli agenti chimici. I componenti del Lapacho sembrano interrompere
il processo in più punti, normalmente attraverso I’inibizione di
un enzima o coenzima che è necessario per il passaggio successive nella
catena. Per es., il Lapacho inibisce il giusto funzionamento dell’ATP-asi,
l’enzima che catalizza il passaggio finale della formazione dell’ATP.
Si è anche dimostrato che il Lapacholo inibisce molte altre sostanze
richieste per la riproduzione cellulare: l’uridinotrifosfato. Questa molecola
è la più importante sorgente delle sostanze (chiamate nucleotidi
pirimidinici) che sono richieste dalla cellula per la fabbricazione di DNA,
RNA e molte altre molecole del corpo. Il Lapacho può bloccare la sintesi
delle pirimidine nella cellula cancro (attraverso la inibizione dell’enzima
dihydroorotate deidrogenasi). Il risultato potrebbe essere certamente la morte
cellulare. Ci sono anche evidenze che il Lapacho interagisce direttamente con
gli acidi nucleici dell’elica del DNA nelle cellule tumorali rendendo
la replicazione del DNA impossibile. Il risultato sarà anche l’eventuale
morte della cellula. Infine, il componente del Lapacho Beta-lapachone indebolisce
le cellule maligne, fino alla morte cellulare attraverso un processo noto come
perossidasi lipidica, che produce molecole tossiche. Si e visto che il beta-lapachone
inibisce le Topoisomerasi I del DNA interrompendo così la replicazione
del DNA stesso: La Topo I è un enzima che svolge l’elica del DNA
e compone i cromosomi in un determinate ordine affinchè le cellule possano
utilizzare le informazioni genetiche per la sintesi proteica. Con questa inibizione
la cellula non può più sintetizzare proteine e quindi smette di
crescere. Poiché le cellule del cancro si sviluppano e riproducono ad
un tasso molto più veloce rispetto alle cellule normali, sono più
vulnerabili alla inibizione della Topo I rispetto alle cellule normali.
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