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IL LATTE NON E' PER GLI UMANI
Il latte della donna fa bene al neonato, quello della mucca fa bene ai vitelli.
"Fino a due anni i bambini dovrebbero essere alimentati con latte materno.
Dopo i due anni, dimenticate ogni tipo di latte!". Questa vera e propria
bomba è stata fatta esplodere agli inizi degli anni novanta dal celeberrimo
dottor Benjiamin Spock, padre della moderna pediatria. Questa inversione di
tendenza portò il dottor Spock ad abbracciare le tesi che da anni molti
medici ed esperti (nonché vegan, macrobiotici ed igienisti) propugnano:
il latte vaccino fa male, soprattutto in fase di crescita, perché può
provocare molte deficienze immunitarie e disturbi vari, tra cui l'anemia, allergie
e persino un insufficiente sviluppo cerebrale. In America e in Italia in molti
si scagliarono contro Spock, definendo "vecchio arteriosclerotico"
questa vera "leggenda della puericultura" che, a 89 anni suonati,
ebbe il coraggio intellettuale di ammettere i propri errori e di dichiarare
che il latte di vacca è adattissimo ai vitelli, ma non agli uomini.
L'uomo è l'unico animale che continua a nutrirsi di latte anche dopo
lo svezzamento. Che sia il desiderio di non diventare mai adulti? Il latte vaccino
è un cibo per vitelli, non per l'uomo. Serve a far crescere un vitello
e a farlo assomigliare ad una mucca, ma sicuramente non per aiutare un bambino
a diventare un uomo. Per questo la natura ha predisposto il latte materno.
La madre, nella società moderna, ha sempre più spesso rinunciato
ad allattare al seno il proprio neonato (bassissime le percentuali alla fine
degli anni sessanta), un po' per motivi di tempo (essendo inserita nel frenetico
processo produttivo), un po' per mancanza d'informazione sull'insostituibilità
del latte materno nei primi mesi di vita. La donna si è poi fatta condizionare
da false paure sui presunti danni estetici dell'allattamento e da un malinteso
desiderio d'emancipazione. Il peso più decisivo, in questa "scelta",
lo ha avuto la martellante pubblicità delle industrie produttrici di
latte (in polvere e non), aiutate sicuramente dai sacerdoti della salute in
camice bianco che hanno contribuito a creare un vero e proprio "mito"
alimentare, basato su poco o nulla.
Prima di tutto il latte di una madre sana è sempre fresco e batteriologicamente
puro, mentre ogni tipo di latte non umano deve subire un processo di "cottura"
ad alte temperature che ne distrugga gli organismi nocivi (ma la stessa sorte
tocca purtroppo anche alle vitamine). Latte materno e latte vaccino non sono
assolutamente uguali, se non nel colore: si differenziano, infatti, nella composizione
percentuale degli ingredienti (essendo uno destinato a far crescere esseri umani
e l'altro bovini), e nella qualità di tali ingredienti (ad esempio le
catene d'aminoacidi sono completamente diverse).
Inoltre solo nel latte materno sono presenti sostanze che immunizzano il neonato
dalle infezioni (soprattutto quelle respiratorie e intestinali), nonché
la quantità di fosforo esattamente necessaria al suo sviluppo cerebrale.
Il "cucciolo" d'uomo sviluppa dapprima il cervello, mentre l'animale
sviluppa prima la struttura ossea. La quantità di lattosio, essenziale
per lo sviluppo cerebrale del bambino, nel latte umano è quasi il doppio
rispetto a quella che si riscontra nel latte vaccino.
Questo fatto è facilmente spiegabile se si pensa che l'accrescimento
del cervello del bambino è molto più rapido di quello del vitello.
Il latte di mucca contiene molta caseina (quasi tre volte il latte umano), una
proteina che, a contatto con i nostri succhi gastrici, "caglia", formando
un grumo compatto, alquanto indigesto, che provoca inoltre l'aumento dei processi
putrefattivi intestinali. Il latte vaccino, dovendo servire ai vitelli, che
hanno una velocità d'accrescimento fisico notevolmente superiore a quell'umana
(raddoppiano il proprio peso dopo appena 47 giorni dalla nascita, mentre il
neonato umano lo raddoppia in 180 giorni), contiene dal 3,5% al 5% di proteine,
contro l'1,2% del latte umano. Tale notevole quantità di proteine nel
latte di mucca costituisce, quindi, un'autentica overdose proteica per un essere
umano.
Si è così accertato che quando le proteine superano il normale
fabbisogno del mammifero che assume un determinato latte, l'eccesso determina
un sovraccarico per il fegato e le reni, che hanno il compito di eliminare i
prodotti del metabolismo proteico. Il latte umano, al contrario di quello vaccino,
garantisce al neonato la massima prevenzione dalle allergie e dalle infezioni.
I medici hanno riscontrato che oggi il giovane americano, alla visita di leva,
ha già terminato la crescita ossea, cosa che solo venti anni fa succedeva
sei - sette anni più tardi. Questo avviene perché sono alimentati
fin dalla nascita con latte non specifico e con altri cibi iperproteici. Tra
l'altro ogni alimento ha valore nutritivo per la sua capacità di essere
assorbito dal nostro organismo, non solo per la quantità di sali minerali,
vitamine o proteine in esso contenuto. Il calcio tanto reclamizzato nel latte
vaccino è in genere male assorbito dall'uomo, perché è
associato con una percentuale (relativamente) troppo alta di fosforo (fattore
inibente) e alla caseina.
Nonostante ciò, nei paesi occidentali "sviluppati" mangiamo
così tanto da riuscire a fare un'overdose quotidiana di calcio, il quale
va a depositarsi sulle pareti delle arterie - provocando, insieme al colesterolo,
l'indurimento delle stesse - oppure forma calcoli renali, o si accumula nelle
articolazioni, dando vita a manifestazioni artritiche. Il cinese medio assume
appena 15 mg di calcio al giorno, eppure ha meno carie e osteoporosi dell'americano
medio, che ne ingurgita ben 800 mg. Bambini affetti da otiti, tracheiti, catarri
a ripetizione sono rientrati nella norma sopprimendo i latticini ed in particolar
modo lo yogurt. L'insonnia dei neonati è di solito da addebitare alla
somministrazione di latte vaccino.
Latticini e formaggi sono legati alle malattie della civiltà: insorgere
di tumori, cisti, fibromi, cancro all'apparato riproduttivo femminile (seno,
utero, ovaia), infezioni all'apparato uro - genitale (cistiti e candida, molto
diffusa tra le giovani americane), malattie del sistema cardiocircolatorio (arteriosclerosi,
trombi, infarti...) a causa dell'enorme quantità di grassi saturi; connessione
diretta con le più svariate forme d'allergia sia alimentare che della
pelle e dell'apparato respiratorio (asma, raffreddore da fieno), abbassamento
delle difese immunitarie, problemi del sistema digerente (diarrea, stitichezza,
per la mancanza di fibre).
Concludendo, il calcio, indispensabile al nostro organismo, è meglio
ricavarlo da alimenti d'origine vegetale, anziché d'origine animale.
Fonte: www.vegetarian.it