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LEGUMI BUONI MA POVERI
tratto da www.paginemediche.it
I legumi nella storia - Cosa sono - Croce o delizia? - I ceci - I fagioli - Le fave - Le lenticchie - I piselli - La cicerchia - La soia - Per concludere...
I legumi nella storia
L’Europa dei “secoli bui” medievali dovette essere davvero terribile se, a causa delle reiterate epidemie si sfiorò parecchie volte lo spopolamento di intere comunità di persone, poco preparate peraltro a resistere alle malattie, essendo il loro fisico costituzionalmente debole per carenza di alimentazione. La carne, infatti, introvabile ed irraggiungibile per la gente poverella, cioè per la massima parte degli abitanti, costituiva per contro il cibo quotidiano per l’entourage delle corti feudali e per pochissimi altri ricchi, che alla fine finivano col contrarre malanni determinati da troppa carne presente nel quotidiano della loro dieta. Un maiale, per chi si poteva permettere di allevarlo e ingrassarlo, era la fonte di carne prioritaria: di questo animale non si buttava niente! I pochi giorni canonici in cui il signore apriva i suoi boschi alla pubblica venazione erano occasioni d’oro da non perdere in assoluto per poter far incetta di un po’ di carne: un cinghiale o un cervo costituivano l’approvvigionamento di carne per più settimane, se non per mesi!
Lenticchie, fave, piselli e fagioli sono alimenti consumati dall’uomo
già nella notte dei tempi, ma erano stati sempre considerati poco pregiati
e quindi discriminati nella gerarchia alimentare. Nell’Egitto dei Faraoni
erano apprezzati ceci, lenticchie e piselli, i fagioli al contrario erano ritenuti
al rango di alimento per poveri e, pur presenti nelle ricette del “De
Re Coquinaria” di Apicio, nel medesimo modo venivano altresì considerati
in epoca romana dal naturalista Plinio e da Columella.
In Europa solo verso il X secolo, cioè all’inizio del Basso Medio
Evo, con la ripresa dei traffici e dei commerci, si incrementa la coltura dei
legumi e si arricchisce pertanto di elementi la dieta alimentare comune, che
viene ulteriormente migliorata nel XVI secolo con le varietà esotiche
di fagioli americani portati fra altri prodotti dagli Spagnoli. È di
questo periodo il significativo dipinto di Annibale Caracci “Il mangiafagioli”,
nel quale l’artista rappresenta l’uomo nell’atto di portare
alla bocca con appetito una cucchiaiata di fagioli mentre sul tavolo, fra poche
suppellettili spicca sovrana una ciotola bella e piena: l’uomo e il suo
cibo. Si tratta tuttavia di cibo per poveri e per contadini, essendo i legumi
molto poco frequenti alla tavola dei ricchi, che, giova ripetere, erano estimatori
e consumatori di carne di ogni genere. È solo con la Rivoluzione Francese
(1789) che i legumi salirono di rango e dignità nella gastronomia, essendosi
sovvertita la graduatoria della cucina aristocratica. In un interessante articolo
sul Corriere della Sera redatto da Umberto Eco, “per il loro alto valore
nutritivo e l’elevato contenuto in proteine”, egli considera i fagioli
“l’invenzione più importante del 2° millennio”:
“Se siamo ancora qui…questo è dovuto ai fagioli… Senza
fagioli la popolazione europea non sarebbe raddoppiata in pochi secoli”.
Esaurito questo breve e doveroso inquadramento storico, servito peraltro ad
illustrare l’importanza di questi alimenti nel passato, veniamo ora ad
analizzare nel dettaglio l’oggetto del nostro discorso.
Cosa sono
I legumi sono i semi commestibili, singoli o multipli, della piante appartenenti
alla Famiglia delle Leguminose, sottofamiglia delle Papilionee. Due valve, costituenti
il baccello, si aprono a maturità lasciando liberi per l’appunto
tali semi, i quali, tra tutti gli alimenti vegetali, sono i più ricchi
di sostanze proteiche della migliore qualità di proteine, in quantità
doppia rispetto a quella dei cereali, pari o anche superiore a quelle della
carne, rispetto alle quali sono tuttavia qualitativamente inferiori. Pur di
origine vegetale, tali proteine apportano infatti degli aminoacidi essenziali,
come la lisina, la treonina, la valina, il triptofano in quantità discreta,
senz’altro superiore a quella esistente nelle proteine del frumento, del
mais e del riso. Queste ultime per contro contengono aminoacidi solforati, a
loro volta molto carenti nei legumi. Per tal motivo l’associazione di
cereali con legumi rende disponibile per l’organismo una miscela proteica
di valore biologico paragonabile a quello delle proteine animali. Pasta e fagioli,
pasta e piselli, riso e bisi, pasta e ceci, riso e ceci rappresentano pertanto
alimenti nutrizionalmente equilibrati, da portare in tavola come piatto unico,
completo e senza colesterolo, caratterizzato dalla doppia funzione, energetica
e plastica, producono cioè energia e costruiscono i tessuti organici:
ecco la funzione fondamentale dell’alimentazione!
Al contrario i legumi associati a proteine di origine animale, rappresentano
un vero e proprio inquinamento per l’organismo, un superlavoro per reni
e intestino, provocando sensazioni di gonfiore addominale e gastrico.
Dei legumi i fagioli, i piselli, le fave possono essere consumati anche freschi,
ceci e lenticchie dopo la raccolta necessitano di un periodo di esposizione
all’aria aperta per essere asciugati, per cui sul mercato si possono reperire
solo secchi: è evidente che, a parità di peso, il prodotto fresco,
avendo un contenuto di acqua molto superiore ( dal 60 al 90 % a fronte del 10
– 13 % ), ha un contenuto proteico e glucidico inferiore e valore calorico
più basso. Principalmente allo stato secco i legumi contengono una bella
quantità di fosforo, di calcio, anche se parzialmente legata e quindi
non completamente disponibile, e soprattutto di ferro, uno dei principi nutritivi
più difficilmente reperibili negli alimenti; i glucidi sono presenti
sotto forma di amido e di oligosaccaridi, responsabili peraltro della flatulenza;
i lipidi di solito sono scarsi, tranne che nelle arachidi; si notano ancora
grassi essenziali e, nei ceci, un quantitativo non trascurabile di EFA; discrete
sono le quantità di Sali minerali e particolarmente di potassio; il patrimonio
vitaminico ( B1, B2 e niacina ) viene quasi tutto distrutto dalla cottura, allo
stato fresco è presente anche la Vitamina C. Notevole è infine
il contenuto in fibra alimentare, sia di quella “insolubile” localizzata
nella buccia esterna, capace di regolare le funzioni intestinali, sia di quella
“solubile” o “formante gel”, in grado di collaborare
al controllo dei livelli di glucosio e di colesterolo nel sangue. A voler essere
più precisi, indipendentemente dall’azione delle fibre solubili,
non è dato di sapere con certezza assoluta da quale componente scaturisca
esattamente l’azione “ipocolesterolemizzante” comune a tutti
i legumi: forse dalle proteine stesse, forse dai fosfolipidi, forse da quel
toccasana che sono le saponine.
Croce o delizia?
Fra tanti vantaggi arrecati però, c’è anche qualche neo
da segnalare:
• I fattori di una certa flatulenza, fastidiosa ma non patologica, dovuta
alla presenza di oligosaccaridi (raffinosio, stachiosio, verbascosio) che, non
annullati dalla cottura e non attaccati da enzimi digestivi specifici inesistenti
nel nostro intestino, sono fermentati dalla flora batterica intestinale producendo
idrogeno, metano ed anidride carbonica: non si conoscono rimedi efficaci, atti
ad eliminare questo effetto sgradevole. Le fave e la soia ne sono esenti.
• Molto in generale nel campo dei legumi, ma specialmente per le fave
ed in particolare per le fave fresche, gli allergeni, cioè glicoproteine
a basso peso molecolare che vengono assorbite senza essere digerite, possono
provocare una azione immunitaria a carico della pelle o del sistema respiratorio:
l’intensità della reazione è in rapporto alla sensibilità
individuale.
• Alcune sostanze, tossiche e farmacologiche come glucosidi cianogeni,
fitati, aflatossine, lectine, sono definite antinutrizionali perché in
grado di legarsi chimicamente a diversi minerali come calcio, ferro, zinco,
riducendone l’utilizzazione da parte dell’organismo.
Per fortuna il calore della cottura distrugge i fattori antidigestivi (fattori
antitriptici) rendendo assimilabili e digeribili i legumi che per tal motivo
vanno cotti bene, con tempi di cottura una volta molto lunghi, oggi notevolmente
accorciati dall’uso della pentola a pressione: possibilmente in poca acqua
per non disperdere le sostanze, avendo cura di aggiungere sale o sostanze acide,
come aceto o limone, a cottura quasi completa per non impedire l’intenerimento
delle bucce, sede peraltro di molte delle sostanze dei legumi stessi. Per facilitare
la cottura comunque si usa tenere a bagno per una notte i legumi secchi; alcuni
sostengono che uno scarso cucchiaino di bicarbonato aggiunto all’acqua
accorci i tempi di cottura: a scapito però di un po’ del sapore;
le lenticchie non hanno bisogno di essere tenute a bagno.
I legumi di maggiore uso alimentare e più diffusi nella nostra società,
come si evince da quanto si è venuto anticipando, sono i fagioli, i piselli,
le fave, le lenticchie, i ceci, ai quali si aggiunge oggi la soia; altri semi
di leguminose meno diffuse ma non per questo meno importanti o meno buone sono
le cicerchie. Ai suddetti legumi si limiterà dunque il nostro discorso
impostato in un’ottica di fitness e salute, tralasciando pertanto i lupini,
le arachidi, le carrube e qualche altro ancora, ancorché pur’essi
importanti.
Un ultimo cenno è doveroso: i legumi, nell’ambito della Dieta
Mediterranea, sono la principale fonte di proteine; essi tuttavia non “fanno
bene” solo agli uomini ma anche alla natura. Da sempre infatti ed in particolare
da quando in agricoltura fu introdotta la tecnica della rotazione agraria la
coltivazione delle leguminose segue quella dei cereali, migliorando così
il terreno impoverito dal frumento o dall’orzo: quanto esposto è
stato un indubbio vantaggio per i campi e per la società umana che ha
potuto basarsi su un congruo ventaglio di prodotti alimentari disponibili.
Successivamente l’introduzione dei concimi chimici e l’orientamento
dell’uomo verso le proteine animali hanno un po’ causato la crisi
dalla quale oggi i legumi emergono a pieno titolo sia per la giusta rivalutazione
della Dieta Mediterranea e del posto che ad essi compete nella medesima, sia
per il successo dell’agricoltura biologica, grazie alla quale molteplici
aziende li hanno reintrodotti nella rotazione agraria per la loro azione miglioratrice
dei terreni.
I ceci
I CECI (Cicer arietinum), originari dell’Oriente, furono uno dei primi
alimenti dell’uomo; essi oggi sono molto diffusi in Medio Oriente e in
India, nelle cui diete costituiscono un alimento basilare. In Italia vengono
coltivati soprattutto nella fascia centrale, fra la Toscana , l’Umbria
e il Lazio. Si prestano alla preparazione di gustose minestre, utilizzati anche
in abbinamento con la pasta, come contorni o in passati: sotto questa forma
sono consigliabili a persone che abbiano un apparato digerente delicato. Hanno
un contenuto proteico di poco inferiore a quello delle lenticchie e dei fagioli
secchi ma sono più ricchi di grassi. Si usa cucinarli assieme all’aglio,
al lauro e al pomodoro, aggiungendo a cottura quasi completata, olio extravergine
di oliva ed un po’ di sale. Alcuni autori riferiscono che un loro uso
moderato sia un buon rimedio per le vie urinarie perché aiuta ad espellere
renella e calcoletti. Diuretica è infatti la principale proprietà
dei ceci, tale da eliminare l’acido urico ed alcuni cloruri.
Contengono protidi, Vitamine C e B, lipidi, e Sali minerali ( fosforo, potassio,
magnesio, calcio, silice).
Un antico piatto della tradizionale cucina contadina? Lagane e ceci: ottimo
e saporito!
Ceci: valori nutrizionali per 100 gr. :
| Calorie
Kcal |
364 |
| Calorie
Kj |
1522.976 |
| Acqua |
|
| Proteine |
|
| Lipidi
(grassi) |
|
| Ceneri |
|
| Carboidrati
per diff. |
|
| Fibre |
|
| |
Fonte: Valori-alimenti.com/nutrizionali/tabella16056.php
I fagioli
I FAGIOLI (Phaseolus vulgaris): La carne dei poveri, per il prezzo e le proprietà
nutrizionali!
Già conosciuto fin dal tempo degli Egizi, seppur relegato ad alimento
di infimo rango, questo legume si arricchì di nuove varietà importate
nel XVI sec. a seguito della scoperta dell’America. I fagioli comunque
sono stati tradizionalmente uno dei piatti fondamentali della cucina dei poveri,
tanto da meritare l’appellativo di “carne dei poveri”. Oggi
ne esistono più di 300 varietà, di cui solo una sessantina commestibili;
possono essere bianchi, rossi, neri, variegati, piccoli, grandi, tondi, schiacciati:
dal nostrano cannellino bianco e lungo, al variegato borlotto, dal messicano,
piccolo, nero e tondeggiante, al fagiolo di Spagna grande, bianco e schiacciato.
Si possono consumare sia come fagiolini freschi allo stadio di teneri baccelli
ancora di color verde, reperibili peraltro di ottima qualità anche nella
surgelazione, sia come semi maturi a baccello ingiallito: sia freschi che secchi.
È necessario solo fare attenzione a non consumare un prodotto vecchio:
alcuni studiosi affermano infatti che questo legume sviluppa nel tempo tossine
e sostanze difficilmente assimilabili, per cui si consiglia vivamente di consumare
i fagioli al massimo ad un anno dal raccolto. A parte questa piccola precauzione
tuttavia, i fagioli, per il loro alto contenuto di ferro e fosforo, essendo
nutritivi, energetici, ricostituenti, sono indicati agli anemici ed agli astenici.
Il loro contenuto proteico medio varia infatti dal 2 % dei fagiolini al 6.5
% dei fagioli freschi al 23.5% di quelli secchi; discreto è il contenuto
in Vitamine B1, B2 ed in niacina, delle quali la B 1 viene purtroppo quasi completamente
annullata dalla prolungata cottura, necessaria per ammorbidire i tegumenti esterni
del legume; notevole è inoltre il contenuto di calcio e potassio.
I fagioli possono causare meteorismo intestinale: è necessario che abbiano
ben presente questo particolare quanti soffrono di dispepsie intestinali fermentative.
La digeribilità migliora se li si priva della buccia o se vengono consumati come passati oppure dopo una bella cottura particolarmente prolungata. Una volta, nell’Italia contadina di tanti anni addietro, li si metteva a bollire per l’intera mattinata in un coccio di terracotta al lato della brace del caminetto, aggiungendo a cottura quasi ultimata qualche foglia di sedano, per servirli poi nel piatto sul pane biscottato o raffermo, conditi da nient’altro che da un filo d’olio extravergine di oliva.
Nel Meridione sono molto rinomati i fagioli di Controne nonché quelli
di Sarconi.
E siamo sempre nell’orbita della Dieta Mediterranea, secondo le linee
tracciate dal dott. Keys
Fagioli freschi
| |
Fagioli
freschi |
Fagioli
secchi |
| Calorie
Kcal |
149 |
343 |
| Calorie
kj |
623.416 |
1435.112 |
| Acqua |
|
|
| Proteine |
|
|
| Lipidi
(Grassi) |
|
|
| Ceneri |
|
|
| Carboidrati
per diff. |
|
|
| Fibre |
|
|
| Zuccheri |
|
|
Fonte: Valori-alimenti.com/nutrizionali/tabelle16040.php; Valori-alimenti.com/nutrizionali/tabelle16041.php
Le fave
LE FAVE (Vicia faba) vengono da una pianta antichissima, originaria della Persia
o dell’Africa Settentrionale e se ne trovano le prime tracce risalenti
all’età del bronzo e del ferro. In tale ottica costituiscono pertanto
i primi semi di legumi consumati dall’uomo, non necessitano infatti di
cottura per essere mangiate, al contrario di quanto avviene per i fagioli e
i piselli che, per essere commestibili, devono essere cotti.
Sono reperibili sul mercato diverse varietà caratterizzate da semi di
differente grandezza e colore. Il consumo, notevole nell’Italia contadina
del primo 900, oggi va calando. In molte zone del Meridione e Sicilia, allo
stato fresco esse sono consumate anche come frutta, accompagnate da pane di
grano casereccio e ottima pancetta tesa di maiale oppure fatte cuocere appena
colte con l’intero baccello, sole o insieme ad altre verdure ed aromatizzate;
allo stato secco sono ottime nelle minestre con pasta o verdure, nelle quali
non guasta qualche dadino di pancetta curata. Il prodotto è reperibile
inoltre per tutto l’anno ed in ottima qualità sui banchi della
surgelazione.
A tutt’oggi in molte nazioni di tutto il bacino del Mediterraneo si stanno
attuando vari programmi intesi a migliorare la qualità del prodotto nelle
sue caratteristiche agronomiche e nutrizionali.
Il valore nutritivo è di per sé notevole: 27 gr. di proteine
per 100 gr. di prodotto secco; rilevante è altresì la presenza
di materiali plastici, di una vasta gamma di Vitamine ( A, B, C,E, K, PP ),
niacina, di Sali minerali in abbondanza.
Anche le fave hanno proprietà drenanti per l’apparato urinario.
Per i soggetti sensibili però nel consumare fave ed in particolar modo
quelle fresche, occorre fare attenzione al favismo in agguato, a cui si accennava
nelle premesse: trattasi di una malattia ereditaria provocata dalla mancanza
di un enzima specifico in grado di neutralizzare gli effetti nocivi di talune
sostanze tossiche coma la vicina e la convicina, presenti nelle fave, il cui
consumo provoca nelle persone affette da favismo crisi emolitiche ( rottura
dei globuli rossi del sangue ). Tale malattia è diffusa in particolari
aree del nostro Paese e soprattutto in Sardegna.
Fave: valori nutrizionali principali per 100 gr. di prodotto:
| Calorie
Kcal |
71 |
| Calorie
kj |
297.064 |
| Acqua |
|
| Proteine |
|
| Lipidi
(Grassi) |
|
| Ceneri |
|
| Carboidrati
per diff. |
|
| Fibre |
|
Fonte: Valori-alimenti.com/nutrizionali/tabella 16054.php
Le lenticchie
Le Lenticchie (lens esculenta): il pane dei poveri, furono fra i primi coltivati
e consumati dall’uomo; da scavi effettuati in Turchia se ne sono tracce
risalenti al 5500 a .C. ed altri reperti sono stati rinvenuti nelle tombe egizie
del 2500 a .C. nell’antichità erano tenute in grandissima considerazione
se si pensa che, da attestazione biblica, Esaù cedette al fratello Giacobbe
il diritto di primogenitura per un piatto di lenticchie.
Tale legume ebbe la sua diffusione in Asia Minore prima che in Europa.
Ne esistono varietà a semi più grandi (6–9mm) gialli o verdi,
coltivate negli Stati Uniti ed in America Meridionale, varietà a semi
più piccoli (2–6 mm) di colore arancione o rosso o marrone, coltivate
nel bacino del Mediterraneo, in Medio Oriente ed in India.
Sono le più digeribili fra tutte le leguminose per cui una certa difficoltà
di digestione che possa essere riscontrata, è imputabile semmai alle
cotiche, allo zampone, al cotechino a cui si accompagna e con i quali la fa
da padrona sulle tavole durante le festività di fine d’anno. Il
tempo di cottura, se messe a bagno dodici ore prima e senza bicarbonato, è
di un’ora soltanto, che si riduce a quindici minuti usando una pentola
a pressione; prima di toglierle dal fuoco è opportuno continuare la cottura
insieme a un soffritto di prezzemolo, cipolla, alloro e pomodoro, per poi condirle
alla fine con olio extravergine di oliva e poco sale,essendo i legumi di per
sé salati. Chi ha una digestione delicata può consumarle sotto
forma di passato, in modo da frantumare e ridurre le bucce. Sono meno flatulenti
dei ceci e fagioli. Contengono proteine (25%), carboidrati (59%), lipidi (1%),
Vitamine A, B1, B2, C, E, K, PP ed inoltre ferro, calcio, fosforo, potassio.
Come si vede da quanto esposto, sono di alto valore nutritivo ed inoltre sono
ritenute galattogene, cioè favoriscono la lattazione delle puerpere.
Da noi sono molto apprezzate le Lenticchie di Ventotene nonché quelle
di Castelluccio da Norcia, conosciute, queste ultime, fin dall’inizio
della civiltà agricola umbra: questo legume non ha bisogno di essere
messo a bagno, non scuoce, non perde la buccia ed ha un tempo di bollitura di
soli 20 minuti.
Lenticchie: valori nutrizionali principali per 100 gr. di prodotto:
| Calorie
Kcal |
353 |
Zuccheri |
|
| Calori
kj |
1476.952 |
Saccarosio |
|
| Acqua |
|
Glucosio
(detrosio) |
|
| Proteine |
|
Fruttosio |
|
| Lipidi
(Grassi) |
|
Lattosio |
|
| Ceneri |
|
Maltosio |
|
| Carboidrati
per diff. |
|
Galattosio |
|
| Fibre |
|
|
|
Fonte: Valori-alimenti.com/nutrizionali/tabella 16069.php
I piselli
I Piselli (pisum sativum): gli spazzini dell’intestino. Insieme con le
lenticchie sono i legumi che vantano l’origine più antica. La loro
comparsa in Asia si perde nella notte dei tempi, risalendo forse all’ultimo
periodo dell’età della pietra. Semi di piselli risalenti al 5.550
a .C. sono stati ritrovati in Turchia negli scavi di Halicat, ne stati ritrovati
altresì nelle tombe dei Faraoni d’Egitto e nelle omeriche rovine
di Troia; nell’antica Roma erano considerati alimento quotidiano.
Oggi sono coltivati in Europa Centrale e Meridionale, in Italia sono molto diffusi
nelle varietà lisce e rugose, gialle e verdi, reperibili in commercio
interi o sgusciati e spezzati. Vengono consumati sia freschi che secchi, sia
conservati in scatola o in vetro che surgelati: le odierne tecnologie di conservazione
permettono di disporre di prodotto fresco in tutti i mesi dell’anno. La
selezione, seguendo le esigenze di mercato, avviene sulla base della grandezza,
si va dai medi ai finissimi e la morbidezza è inversamente proporzionata
alla dimensione dei semi.
È bene tenere presente tuttavia che questi legumi sono un alimento da
consumare con moderazione contenendo i legumi secchi principi nutritivi concentrati,
ed inoltre li dovrebbero escludere dalla loro abitudini alimentari quanti soffrono
di enterite; per coloro invece che non hanno problemi digestivi i piselli sono
una vera e propria ramazza che libera da scorie e residui ingeriti.
I piselli freschi contengono circa il 7% di proteine, fornendo 75 calorie per
100 gr di peso netto; quelli secchi hanno un valore nutritivo notevolmente più
alto dal momento che la perdita di acqua comporta una concentrazione degli elementi
nutritivi: sempre per 100 gr di prodotto le proteine salgono infatti al 21%
e le calorie a 300. Sono ricchissimi di ferro, la base dell’emoglobina,
di fosforo, che alimenta le cellule nervose e fissa il calcio, di potassio,
che trasforma i grassi, di Vitamina B1 e di niacina (l’acido nicotinico).
È preferibile che le persone sofferenti di stomaco o con un apparato
digerente particolarmente sensibile, consumino i piselli, come gli altri legumi,
passati o trasformati in purea; precisando peraltro che, setacciati o sotto
forma di purea, i piselli si prestano benissimo a preparare saporitissimi passati
di verdure.
Piselli: Valori Nutrizionali Principali per 100 gr. di prodotto:
| |
Piselli |
Piselli,
surgelati |
Piselli,
lessi |
| Calorie
kcal |
81 |
42 |
42 |
| Calorie
kj |
338.904 |
175.728 |
174.728 |
| Acqua |
|
|
|
| Proteine |
|
|
|
| Lipidi
(Grassi) |
|
|
|
| Ceneri |
|
|
|
| Carboidrati
per differenza |
|
|
|
| Fibre |
|
|
|
| Zuccheri |
|
|
|
| Saccarosio |
|
|
|
| Glucosio
(detrosio) |
|
|
|
| Fruttosio |
|
|
|
| Lattosio |
|
|
|
| Maltosio |
|
|
|
| Galattosio |
|
|
|
Fonte: Valori-alimenti.com/nutrizionali/tabelle11304.php; Valori-alimenti.com/nutrizionali/tabelle11302.php;
Valori-alimenti.com/nutrizionali/tabelle11301.php
La cicerchia
E fra tanta grazia possiamo mai omettere di accennare almeno al legume diffuso
fra i nostri nonni ed ora riscoperto e rivalutato?!
La Cicerchia (Lathyrus sativus), la latina Cicercula, a noi giunta col nome
dialettale di Cicerchie o Cecere: beato chi ancora ne mangia! Anticamente non
mancava mai nei campi o negli orti, essendo la riserva di proteine per l’inverno.
Oggi è un alimento quasi dimenticato, coltivato nell’Italia Centrale
fra le Marche e l’Umbria, come in Campania.
È una pianta annuale, assomiglia alla veccia e nei suoi baccelli contiene semi più grandi dei piselli ma più schiacciati; si contenta di poco e non ha bisogno di cure particolari, cresce anche in condizioni per altre piante difficili, anzi la mancanza d’acqua conferisce ai semi un sapore farinoso e gradevole. Si semina in primavera tra il granoturco assieme ai fagioli e ai ceci e le piantine si raccolgono ad agosto a fasci con tutte le radici, si tengono sull’aia ad asciugare per essere poi battute col classico “vivillo” che separa i semi dai baccelli. Il materiale di risulta, costituito da baccelli medesimi e piantine secche, secondo la buona regola contadina in base alla quale non si butta niente ma tutto si utilizza, va a formare il covone, da utilizzarsi come foraggio per gli animali nei periodi freddi e piovosi dell’inverno.
Le cicerchie si vendono solo allo stato secco. Prima di essere cucinate vanno
tenute in ammollo a lungo, per una notte intera, e l’acqua deve necessariamente
essere buttata, contenendo una sostanza che potrebbe causare problemi al sistema
nervoso.
Noi campani ricordiamo le Cicerchie anche in una antica canzone napoletana intitolata
appunto “Madama Cicerchia“ e per noi sono prelibate le Cicerchie
dei Campi Flegrei peraltro proposte nel menù di vari ristoranti anche
con la presenza dei produttori in occasione di Malazè 2007, il cratere
del gusto; di pari altissimo livello qualitativo sono altresì le Cicerchie
di Serra dei Conti (AN), prodotte da un gruppo di giovani agricoltori: la cicerchia
è confezionata in secco con foglie di alloro e grani di pepe che ne garantiscono
la naturale conservazione, oppure in vaso di vetro come base per le zuppe.
I valori medi energetici e nutrizionali, per 100 gr. di cicerchie, sono davvero notevoli:
| Calorie
Kcal |
314 |
| Calorie
kj |
1336 |
| Grassi |
|
| Carboidrati |
|
| Proteine |
29.3 |
La soia
La Soia (Glucine max) è coltivata da millenni in Estremo Oriente (Cina,
Giappone, Indonesia), dove, insieme al riso, costituisce la base dell’alimentazione.
Oggi i maggiori produttori mondiali sono gli Stati Uniti e il Brasile; in Europa
essa è coltivata in Francia, in Russia, in Romania e in Italia. Botanicamente
appartiene alla famiglia delle leguminose, anche se la composizione dei suoi
semi differisce da quella degli altri legumi: molto alti sono infatti il contenuto
proteico nonché quello lipidico: sono questi due elementi a farne uno
dei prodotti più importanti nell’alimentazione di molti popoli.
Caratteristica è altresì la composizione in aminoacidi delle proteine,
vicina a quella delle proteine animali, per quanto attinente al corredo in aminoacidi
essenziali: il contenuto proteico infatti si aggira sul 40%, a fronte del 15
– 20 % della carne; per inciso poi, a giudizio di parecchi studiosi ,
le proteine di soia hanno anche delle proprietà ipocolesterolemizzanti.
È del 15 – 20 % il contenuto lipidico costituito per lo più
di acidi grassi polinsaturi e per il 10-15% da zuccheri; ed inoltre la soia
fornisce le Vitamine A, B1, B2, D, E, Sali minerali, lecitina, cellulosa. Per
la ricchezza delle sue proteine, la soia è dunque un alimento energetico
e costruttore, particolarmente indicato per bambini e anziani grazie alla sua
alta digeribilità. Essa e altresì indicata nell’alimentazione
dei diabetici, per la sua relativa scarsità di zuccheri, e nei casi di
ipercolesterolomia e arteriosclerosi, per la ricchezza di acidi grassi polinsaturi:
i suoi lipidi infatti sono costituiti per il 40-50% da acido linoleico, per
il 2-10% da acido linoleico e da tracce di acido arachidonico, presente in quantità
ancora minore in altri oli vegetali.
La soia, che in verità nella nostra alimentazione è ancora poco
diffusa, altrove si presta a molte preparazioni, tanto da approntare un intero
pasto, comprensivo anche del secondo piatto, del dolce e del caffè: dai
chicchi di soia infatti, per così dire a livello familiare, si possono
ottenere latte germogli, granuli, a livello industriale, olio, farina e derivati
vari.
Il latte di soia, particolarmente indicato nell’alimentazione dei neonati
in tutti i casi di intolleranza al latte materno, si prepara tenendo 150 gr
di chicchi in un litro di acqua per 36 ore.
I granuli di soia vengono reidratati tenendoli a bagno in acqua fredda per circa
venti minuti: essi quadruplicano il loro peso, assumendo un aspetto simile a
quello della carne tritata, che sostituiscono in ogni preparazione; i germogli
di soia si ottengono facendo germinare i chicchi in ambiente umido e tiepido:
essi vengono consumati, crudi o cotti, come contorno.
L’olio di soia, ottenuto dalla spremitura del chicco in ragione del 5-25%,
è usato come grasso da frittura e da condimento; per la sua ricchezza
di grassi polinsaturi (59%) è indicato nella prevenzione e nel trattamento
dell’ ipercolesterolomia e dell’arteriosclerosi. Il residuo dell’estrazione
dell’olio, molto ricco di proteine (circa il 50%) è usato per l’alimentazione
in zootecnia o per produrre farine, concentrati proteici (con il 70% di proteine)
o isolati proteici (con il 90 % ed oltre di proteine).
Farine e concentrati proteici, grazie alle moderne tecnologie di cottura e di
estrusione e alla aggiunta di sostanze coloranti e aromatizzanti, possono essere
impiegati per preparare dei prodotti “strutturati” simili alla carne:
spezzatino, bistecca di soia, salsicce, salami ed quanto altro. L’isolato
proteico può servire anche alla preparazione del “latte di soia”.
I semi di soia maturi hanno un sapore molto forte e contengono composti dall’effetto nutrizionalmente dannoso: è necessario pertanto che essi siano sottoposti a diversi trattamenti, noti dai tempi più remoti, per mezzo dei quali si ottiene la salsa di soia o il misu. Il tofu, molto diffuso da sempre nella cucina cinese e giapponese ed ora anche negli Stati Uniti, è costituito da un coagulo, simile alla cagliata di formaggio, ottenuto a partire dai semi di soia.
Soia: Valori Nutrizionali Principali per 100 gr. di prodotto:
| Calorie
kcal |
122 |
| Calorie
kj |
510.448 |
| Acqua |
|
| Proteine |
|
| Lipidi
(Grassi) |
|
| Ceneri |
|
| Carboidrati
per differenza |
|
| Fibre |
1.1 |
Fonte: Valori-alimenti.com/nutrizionali/tabella 11452.php
Per concludere...
Da quanto siamo venuti fin qui esponendo, appare chiaro che i legumi, già
considerati cibo per poveri, già reputati alimento per classi non abbienti,
sono in realtà ricchi di sostanze che, senza false modestie, ieri hanno
permesso all’umanità di sopravvivere, oggi offrono notevoli quantità
di proteine e di altri nutrienti, senza appesantire l’organismo di colesterolo
o altre similari delizie.
In premessa si accennava all’associazione dei legumi e cereali: ottima!
e per dirla in linguaggio da etichetta cereali + legumi = carne: si rende disponibile
per l’organismo una miscela proteica di valore biologico paragonabile
a quello delle proteine animali. Buon appetito!