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MEDICINE COMPLEMENTARI...PERCHE' NEGARE L'EVIDENZA?
Medicine complementari. Perché negare l’evidenza?*
di Francesco Bottaccioli**
C’è una crescente attenzione della scienza internazionale al fenomeno
delle cosiddette medicine non
convenzionali. È in uscita, in questi giorni, l’ Oxford Handbook
of Complementary Medicine
(Manuale Oxford di Medicina Complementare), edito dalla Oxford University Press,
a cura di
Edzard Ernst, professore della Peninsula Medical School, Università di
Exeter e Plymouth, in
Inghilterra. Ernst ha pubblicato più di mille lavori scientifici, in
buona parte dedicati all’esame
rigoroso delle terapie complementari, valutate nella loro efficacia e sicurezza.
In questo e negli altri Manuali, scritti dall’epidemiologo britannico,
ci sono tutte le luci e le ombre
delle terapie complementari: c’è un esame puntiglioso di cosa funziona,
su quale patologia, con
quali conseguenze, cosa ancora deve essere maggiormente studiato e cosa al momento
non
funziona. Riferirsi a una sola meta-analisi, come spesso si fa citando quella
di Lancet del 2005
sull’omeopatia, per chiudere la questione della verifica dell’efficacia,
è quindi davvero
un’operazione semplicistica. Occorre invece mettere in campo tutti gli
studi disponibili e trarre le
somme, che Ernst organizza in tre categorie: evidenze positive, evidenze promettenti,
evidenze al
momento negative.
Per l’agopuntura gli studi certamente positivi riguardano: dolore lombare
cronico, dolore dentale,
nausea e vomito post-operatorio, cefalea idiopatica, osteoartrite del ginocchio,
fibromialgia,
dismenorrea, controllo del dolore nella endoscopia gastrointestinale, controllo
del dolore in
procedure di procreazione assistita. Quelli promettenti ma non conclusivi riguardano:
acufeni, asma,
depressione , disfunzione temporomandibolare, dipendenza da droga, dolore chirurgico,
dolore
cronico, dolore del collo, dolore oncologico, ictus, induzione del travaglio
e controllo del dolore del
parto, insonnia, gomito del tennista, malattie infiammatorie reumatiche, paralisi
facciale (del Bell).
Gli studi che al momento hanno dato esito negativo riguardano: artrite reumatoide,
disassuefazione
dal fumo, riduzione del peso.
Per l’omeopatia gli studi certamente positivi riguardano: influenza e
malattie reumatiche. Gli studi
promettenti ma non conclusivi riguardano: fibromialgia, dolore lombare, sindrome
da fatica cronica,
trauma cerebrale lieve, diarrea infantile, otite sierosa. Quelli al momento
negativi riguardano: artrite
reumatoide, spondilite anchilosante, otite media, ansia generalizzata, asma.
Infine, le piante che hanno studi positivi sono: Agnus castus per dolore al
seno da ciclo mestruale
Artiglio del diavolo per dolore derivante da artrite; Biancospino come trattamento
aggiuntivo
all’insufficienza cardiaca cronica di grado moderato; Ginkgo biloba per
disordini vascolari
periferici e per deficit cognitivi e demenza soprattutto di origine vascolare;
Ginseng asiatico per la
disfunzione erettile e per la performance fisica; Iperico per la depressione;
Ippocastano per
l’insufficienza venosa periferica cronica; Kava kava per l’ansia;
Melaleuca alternifolia (Tea Tree
Oil) per le infezioni da funghi; Menta piperita per il mal di stomaco (dispepsia
funzionale);
Propoli per il mal di gola, infezioni del tratto respiratorio, herpes genitalis;
Serenoa repens per
l’ipertrofia prostatica benigna; Soia (Fitoestrogeni) per l’osteoporosi
post-menopausa;Tè verde
come antinfiammatorio, preventivo cancro e cardiopatie.
Dopo aver elencato questi dati scientifici, è possibile rispondere alle
due obiezioni fondamentali che
spesso vengono avanzate. La prima obiezione recita: l’agopuntura e l’omeopatia
sono puro placebo.
Se fosse davvero così, perché l’agopuntura funzionerebbe
per l’osteoartrite del ginocchio e non per
l’artrite reumatoide? Oppure perché l’omeopatia sarebbe efficace
nel ridurre le giornate di
influenza, ma non invece nell’asma? L’obiezione cioè non
ha alcun fondamento logico in quanto
non tiene in conto che gli studi citati vengono realizzati con le regole della
scienza ed è per questo
che hanno risultati variabili, positivi e negativi, come del resto, ogni terapia
medica.
Seconda obiezione: non conosciamo come funzionano gli aghi e le pillole omeopatiche.
Sugli aghi,
l’uso di immagini cerebrali ha ormai chiarito che hanno un effetto di
influenzamento del sistema
nervoso periferico e centrale e, per suo tramite, di regolazione immuno-endocrina.
Certo, c’è ancora
molta da capire nello specifico, ma i dati disponibili mostrano che il meccanismo
d’azione
dell’agopuntura è scientificamente plausibile. È vero che
il meccanismo d’azione delle alte
diluizioni dei prodotti omeopatici non è attualmente comprensibile, ma
si dimentica: 1) che si fa
sempre più ricorso a rimedi a basse e medie diluizioni o, addirittura,
a prodotti che contengono
anche dosi ponderali di piante assieme a sostanze diluite; 2) che non è
obbligatorio conoscere il
meccanismo d’azione di una sostanza per decidere di usarla: quello che
conta è che funzioni e che
sia sicura; è noto, infatti, che si è usata l’aspirina per
decenni prima di conoscere il suo meccanismo
d’azione.
Le medicine complementari non sono l’alternativa alla medicina scientifica
e la panacea per tutti i
mali, non sono però semplice placebo; sono terapie, con i loro punti
di forza e i loro limiti, che
vanno sempre più scoperti e chiariti. Con il metodo scientifico. Ponendo
fine a una insensata guerra
di religione: dalla medicina integrata possono venire solo vantaggi alla scienza
e alla salute dei
cittadini.
** Società Italiana di Psiconeuroendocrinoimmunologia
Medicine complementari: i dati di fatto
Milioni di italiani si curano con le medicine non convenzionali e lo fanno non
rifiutando
l’insulina o altri farmaci essenziali, ma integrando terapie convenzionali
e non.
È la parte del paese socialmente, economicamente e culturalmente più
avanzata che vi ricorre.
Migliaia di medici le praticano. Anche chi non le pratica, in maggioranza almeno
una volta,
ha inviato un suo paziente dal collega non convenzionale.
Una percentuale non piccola di medici (dal 20 al 30%) vi ricorre per curarsi,
spinta dalle
stesse motivazioni che sollecitano i cittadini e cioè scarsa efficacia
delle cure convenzionali,
eccesso di effetti collaterali.
La medicina alternativa non esiste più se non come residuo marginale,
talvolta tragico come il
caso della ragazza diabetica, ma pur sempre trascurabile; la spinta mondiale
in atto, che
interessa i grandi paesi dell’Oriente e dell’Occidente, è
infatti alla medicina integrata.
Le evidenze scientifiche disponibili, sia pur di grado variabile, dimostrano
che su alcune
discipline già da ora si possono trarre conclusioni in termini di efficacia
e di sicurezza. (f.b.)
La tendenza mondiale alla medicina integrata
L’integrazione tra diversi sistemi medici è in atto da decenni
in Cina e in India.
In India, presso il “Ministero della salute e del welfare familiare”
è collocato uno speciale
dipartimento denominato Ayush, acronimo che riassume le discipline mediche complementari
che,
assieme alla medicina scientifica, fanno parte del servizio sanitario nazionale:
Ayurveda (medicina
tradizionale indiana), Yoga, Naturopatia, Unani (antico sistema medico di derivazione
greca),
Siddha (una delle più antiche terapie del sud dell’India), Omeopatia.
Ayush ha un budget di 260
milioni di dollari in 5 anni.
Per stare all’omeopatia, sono 250.000 i medici omeopati indiani registrati,
mentre sono 11.000 i letti
negli ospedali pubblici riservati alle cure omeopatiche.
L’omeopatia è insegnata nelle facoltà di medicina, dove
i primi tre anni di studio sono identici sia
per chi diventerà un omeopata sia per chi sarà un medico occidentale.
La Cina, dagli anni ’80 del secolo scorso, è promotrice della diffusione
mondiale della Medicina
Tradizionale Cinese. All’interno del paese, la medicina cinese e quella
occidentale sono oggetto di
attive politiche di integrazione nel servizio sanitario nazionale, nella ricerca
scientifica e
nell’insegnamento universitario.
La politica cinese degli accordi internazionali, per lo studio e l’insegnamento
della medicina
tradizionale cinese in Occidente, ha raggiunto importanti traguardi con l’istituzione
di corsi
professionalizzanti in medicina tradizionale cinese gestiti dalle Università
americane ed europee, tra
cui la Sapienza di Roma e la Statale di Milano, in collaborazione con le Istituzioni
formative cinesi.
Negli Stati Uniti una quota crescente di ospedali offre terapie complementari,
mentre sono sempre
più numerosi i medici che le usano nella loro pratica. Le più
importanti Università del paese, da
Harvard a Stanford alla Hopkins, si sono unite in un “Consorzio dei centri
accademici per la
medicina integrata”, che raggruppa 25 Facoltà mediche il cui elenco
è scaricabile da
www.imconsortium.org
Dal 1992 è attivo, presso i National Institutes of Health, un “Centro
nazionale per la medicina
complementare e alternativa” (NCCAM) che è passato da un budget
annuale iniziale di 2 milioni di
dollari a oltre 100 milioni di dollari per l’anno 2007. Ma, se si calcola
l’insieme degli investimenti
degli altri National Institutes nel campo delle medicine complementari, si va
oltre i 300 milioni di
dollari per il 2007. Di questa cifra, oltre un terzo è destinata alle
medicine complementari nel campo
della oncologia. Centri oncologici d’eccellenza, tra i più famosi
del mondo, come lo Sloan
Kettering Cancer Center di New York e il Dana Faber Cancer Institute della Harvard
University a
Cambridge, hanno attivato, dalla fine degli anni ’90, servizi di medicina
integrata rivolti ai pazienti
ricoverati o in trattamento esterno.
In questi centri terapeutici lavorano insieme molti “stregoni”:
medici esperti in medicine
complementari (agopuntura, fitoterapia, omeopatia), psicologi psicoterapeuti,
dietisti,
musicoterapeuti, esperti in massaggio orientale (tuina e shiatsu), maestri di
tecniche meditative e di
ginnastiche energetiche orientali (Qi Gong, Tai Ji Quan).
In Italia sono circa 200 i centri pubblici che offrono prestazioni di medicina
complementare, di cui
una settantina solo in Toscana, che, tra le regioni, è quella che si
è spinta più avanti nella
integrazione delle medicine complementari nel servizio sanitario regionale.
Con il Piano sanitario regionale 2005-2007 la Regione Toscana ha infatti deciso
di integrare nel
servizio sanitario Agopuntura, Omeopatia e Fitoterapia. I toscani, a partire
dal 2006, possono
accedere in modo diretto (senza prescrizione del medico di base) ai servizi
di medicina
complementare, che vengono erogati al pari di altre prestazioni mediche. (francesco
bottaccioli)
* pubblicato su Repubblica-Salute il 19.06.2008 con la seguente titolazione:
Nonostante le critiche, importanti studi confermano la validità delle
cure non convenzionali.
La strada dell’integrazione. Complementari, funzionano?
fonte:www.simaiss.it