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MELATONINA



Utilizzo:
In compresse da 2 mg in dosaggi di 20 mg o più al giorno. Da ingerire preferibilmente prima del pasto, distribuita uniformemente nel corso della giornata con concentrazione nettamente superiore la sera. Esempio: 2 compresse al mattino, 2 a mezzodì e 6 la sera prima di coricarsi.

E’ un neurotrasmettitore prodotto principalmente dal sistema nervoso, ma anche dall’epifisi o ghiandola pineale e da vari distretti come le ghiandole di Harder, le piastrine, i megacariociti ecc. Viene prevalentemente prodotta di notte. Svolge fondamentali e documentati effetti nella prevenzione e terapia delle patologie tumorali e degenerative, oggetto di un numero crescente di studi e di ricerche. Si può considerare e distinguere un’azione antitumorale indiretta della melatonina attraverso l’inibizione dei radicali liberi e l’effetto antiossidante, unitamente alla protezione dall’effetto cancerogeno e degenerativo di campi elettrici e magnetici. Va considerato tra le azioni antitumorali indirette anche l’effetto antinvecchiamento e antidegenerativo del tessuto nervoso e vascolare, la proprietà antiaggregante piastrinica. Rilevante anche l’azione d’attivazione e potenziamento delle difese immunitarie, la modulazione neuroendocrina e circadiana, l’effetto sul midollo osseo con riflessi determinanti sulla crasi ematica, la dinamica midollare, la produzione di piastrine, globuli rossi e globuli bianchi. L’azione antitumorale diretta si attua inibendo la proliferazione e la crescita di cellule tumorali, ostacolando la tendenza di cellule normali a divenire neoplastiche inducendo il ricambio cellulare e la sostituzione di cellule tumorali con cellule sane attraverso il meccanismo definito “apoptosi”. E’ documentata anche un’azione antimetastatica attraverso l’inibizione della diffusione a distanza delle cellule tumorali unitamente alla capacità di migliorare in maniera significativa il profondo stato di decadimento psicofisico degli stadi tumorali avanzati comunemente definiti “cachessia neoplastica”.

Esperimenti recenti suggeriscono che la melatonina, il principale ormone dell’epifisi, possa avere proprietà oncostatiche. Questi esperimenti furono condotti per verificare se la melatonina fosse in grado di modulare la crescita delle cellule androgeno-dipendenti LNCaP del cancro alla prostata e per ottenere informazioni sul suo eventuale meccanismo d’azione. Abbiamo dimostrato che la melatonina, somministrata su scala nanomolare, inibisce in maniera significativa la proliferazione di cellule LNCaP; inoltre l’ormone dell’epifisi influisce sulla distribuzione del ciclo delle cellule causando un accumulo di cellule in GO/G1 e una diminuzione nella fase S. Per investigare il meccanismo d’azione della melatonina, con un’analisi RT-PCR siamo stati in grado di dimostrare l’espressione, nelle cellule del cancro alla prostata, di una codificazione mRNA per il recettore della melatonina della membrana Mella. Ad ogni modo, mediante analisi del radiorecettore, non è stato osservato alcun legame di 2 – [125]iodomelatonina in preparazioni di membrane da queste cellule, il che suggerisce che i livelli di traduzione del mRNA per Mella sono probabilmente tropo bassi per mediare l’azione antiproliferativa dell’ormone. Questa ipotesi è supportata anche dalle seguenti osservazioni: i) analoghi della melatonina, che agiscono in maniera specifica attraverso i ricettori della membrana (i.e., 2-bromomelatonina), erano completamente inefficaci nella modulazione della proliferazione delle cellule del cancro alla prostata.; ii) la melatonina non è riuscita a prevenire l’accumulo di cAMP indotto dal forskolin. Questi risultati indicano che la melatonina, in concentrazioni nanomolari, esercita un’azione antiproliferativa diretta sulle cellule androgeno-dipendenti del cancro alla prostata, influendo sulla loro distribuzione nel ciclo delle cellule. I recettori della membrana non sembrano essere coinvolti nell’azione oncostatica dell’ormone dell’epifisi.

La possibilità di una terapia naturale del cancro è stata di recente suggerita dai progressi nella conoscenza dell’immunobiologia dei tumori. Sia le citochine come il IL-2 o i neurormoni, come la melatonina (MLT), possono attivare immunità contro il cancro. Inoltre sostanze immunomodulanti sono state isolate da piante, in particolare dall’Aloe vera. Studi clinici preliminari hanno già dimostrato che la MLT può indurre benefici in pazienti con tumori solidi metastatici non trattabili, ma per il momento non sono state effettuate sperimentazioni cliniche sui prodotti dell’Aloe vera. Abbiamo condotto uno studio per valutare se la somministrazione concomitante di aloe può aumentare gli effetti terapeutici della MLT in pazienti con tumori solidi avanzati per i quali nessuna terapia standard era disponibile. Lo studio valutò 50 pazienti che soffrivano di cancro ai polmoni, tumori del tratto gastro-intestinale, cancro al seno o glioblastomi del cervello, che furono trattati con la sola MLT (20 mg/giorno oralmente nel periodo buio) o MLT più tintura di A. vera (1 ml 2v. al giorno). Una risposta parziale (PR) fu ottenuta in 2/24 pazienti trattati con MLT più Aloe vera e in nessuno dei pazienti trattati con la sola MLT. Malattia stabile (SD) fu ottenuta in 12/24 e 7/26 pazienti trattati con MLT più Aloe vera o sola MLT, rispettivamente. Perciò la percentuale di pazienti che non progredirono (PR+SD) fu significativamente più alta nel gruppo trattato con MLT più Aloe vera rispetto al gruppo trattato con la sola MLT (14/24 vs. 7/26, p<0.05). La percentuale di sopravvivenza ad un anno fu molto più alta nei pazienti trattati con MLT più Aloe vera (9/24 vs. 4/26, p<0.05). Entrambi i trattamenti furono ben tollerati. Questo studio preliminare suggerirebbe che la terapia naturale del cancro con MLT più estratti di Aloe vera può produrre benefici terapeutici, almeno in termini di stabilizzazione della malattia e sopravvivenza, in pazienti con tumori solidi avanzati, per i quali non sono disponibili altre terapie standard efficaci.

E’ stato dimostrato che la melatonina (MLT) agisce contro la tossicità della chemioterapia, agendo come antiossidante, e promuovendo l’apoptosi delle cellule cancerogene, favorendo così la citotossicità della chemioterapia. Lo scopo di questo studio era quello di valutare gli effetti della somministrazione concomitante di melatonina sulla tossicità ed efficacia di diverse combinazioni chemioterapeutiche in pazienti con cancro avanzato e stato clinico povero. Lo studio fu effettuato su 250 pazienti con tumori solidi metastatici (cancro dei polmoni, 104; cancro al seno, 77; neoplasie del tratto gastrointestinale, 42; cancro del collo e della testa, 27), che vennero scelti a caso per ricevere la MLT (20 mg/al giorno per via orale ogni giorno) più chemioterapia, o sola chemioterapia. La chemioterapia consisteva di cisplatin (CDDP) più etoposide o gemcitabine solo per il cancro ai polmoni, solo doxorubicin, solo mitoxandrone o solo paclitaxel per il cancro al seno, 5-FU più acido folico per i tumori gastrointestinali e 5-FU più CDDP per il cancro alla testa e al collo. Il tasso di sopravvivenza ad 1 anno e il tasso di oggettiva regressione del tumore erano molto più alti nei pazienti trattati anche con MLT rispetto a quelli che avevano ricevuto solo la chemioterapia (CT) (tasso di risposta del tumore: 42/124 CT+MLT contro 19/126 solo CT, P<0.001; sopravvivenza a 1 anno: 63/124 CT+MLT contro 29/126 solo CT, P<0.001). Inoltre la somministrazione concomitante di MLT ridusse in maniera significativa la frequenza di trombocitopenia, neurotossicità, cardiotossicità, stomatiti e astenia. Questo studio indica che la MLT può favorire l’efficacia della chemioterapia e ridurre la sua tossicità, almeno nei pazienti con cancro avanzato in stato clinico povero.

Abbiamo testato gli effetti del trattamento giornaliero con melatonina sulla crescita degli epatomi ascite nei topi, stabilendo il tempo di sopravvivenza, il numero di cellule e le fasi del ciclo delle cellule nei vari stadi di sviluppo del tumore. La melatonina ha inibito la proliferazione cellulare, ha raddoppiato il tempo medio di vita ed aumentato la sopravvivenza. L’incorporazione di timidina nelle cellule dell’epatoma dei topi trattati è diminuita in maniera significativa senza cambiamenti nell’indice “apoptotic”. Le analisi emocitometriche “flow” hanno mostrato che la melatonina rallenta la progressione del ciclo delle cellule aumentando il numero delle cellule in fase G0G1. Perciò, in maniera simile ai modelli in vitro, l’azione oncostatica della melatonina in vivo sembra essere diretta a specifici meccanismi del ciclo delle cellule, che rimangono da spiegare.

E’ stato dimostrato che l’immunoterapia IL-2 è efficace nel trattamento del cancro delle cellule renali (RCC). Comunque le sostanze comunemente usate nella terapia palliativa del cancro possono potenzialmente influenzare l’efficacia della IL-2, poiché l’immunità anticancro sembra dipendere da interazioni complesse tre il sistema immunitario e la psiconeuroimmunomodulazione. In particolare, studi sperimentali e indagini cliniche preliminari hanno dimostrato che le sostanze opioid, cioè la morfina, possono sopprimere l’immunità anticancro e l’efficacia della stessa IL-2. Al contrario, altre sostanze neuroattive, in particolare la melatonina (MLT) possono stimolare la risposta immune, inclusa l’immunità anticancro, ed eliminare l’immunosoppressione indotta dagli opioid. Su questa base fu pianificato uno studio per valutare l’effetto di una somministrazione concomitante di MLT sull’efficacia dell’immunoterapia IL-2 in pazienti con cancro avanzato trattati cronicamente con morfina per il dolore.Lo studio fu condotto su 30 pazienti con RCC metastatico e sotto terapia cronica con morfina in dosi orali da 60 a 120 mg/al giorno. I pazienti scelti a caso ricevettero la morfina da sola o la morfina più la MLT (20 mg/giorno per via orale la sera). Il ciclo immunoterapeutico consisteva di somministrazione sottocute di IL-2 in dosi di 6 milioni IU/giorno per 6 giorni/settimana per 4 settimane consecutive. Nei pazienti senza progressione, un secondo ciclo fu programmato dopo 21 giorni di riposo. La percentuale di risposte parziali ottenute nei pazienti trattati con morfina da sola era molto più bassa rispetto a quella osservata nei pazienti trattati anche con MLT (1/6 vs. 4/14, p<0.05). Inoltre, la percentuale di sopravvivenza a 3 anni era molto più alta nei pazienti trattati anche con la MLT (p<0.01). > Al contrario, non vi fu una diminuzione nell’efficacia analgesica della morfina nei pazienti trattati anche con MLT. Questo studio preliminare sembra suggerire che l’influenza negativa della terapia con morfina sull’immunoterapia del cancro IL-2 possa essere eliminata mediante la somministrazione concomitante della MLT.

Questo breve estratto riassume le prove che mostrano che la melatonina è un significativo ripulitore di radicali liberi e un antiossidante in concentrazioni sia fisiologiche che farmacologiche in vivo. La rimozione chirurgica dell’epifisi, una procedura che abbassa i livelli endogeni di melatonina nel sangue, esagera il danno molecolare dovuto ai radicali liberi durante un’esposizione ossidativa. Allo stesso modo, fornire della melatonina supplementare durante periodi di produzione massiccia di radicali liberi abbassa enormemente il conseguente danno ai tessuti e la disfunzione. In questo studio queste scoperte sono considerate in termini di malattie neurodegenerative, cancro, lesione per ischemia/reperfusion e invecchiamento. Oltre ad essere un efficace e diretto ripulitore dei radicali liberi e un antiossidante indiretto, la melatonina ha diverse caratteristiche che la rendono molto interessante da un punto di vista clinico. La melatonina è rapidamente assorbita quando viene somministrata in qualunque modo, attraversa tutte le barriere morfofisiologiche, per esempio la barriera del sangue del cervello e la placenta, con facilità, sembra entrare in tutte le parti di ogni cellula dove previene il danno ossidativo, conserva la funzione mitocondriaca ed ha una bassa tossicità. Mentre i livelli di melatonina nel sangue sono normalmente bassi, i livelli di tessuto dell’indoleamine può essere considerevolmente più alto e in alcuni punti, per esempio, nelle cellule del midollo osseo e nella bile, le concentrazioni di melatonina eccedono quelle del sangue. Ciò che costituisce il livello fisiologico di melatonina deve essere ridefinito in termini di fluido del corpo, tessuto e compartimenti subcellulari che devono essere esaminati.

Gli effetti di una somministrazione orale di melatonina sulla crescita delle cellule di carcinoma ascite di Ehrlich (EAC), impiantate intraperitonealmente in topi femmina, sono state oggetto di studio. La melatonina a 50 mg/kg di peso corporeo riduceva la vitalità e il volume delle cellule del carcinoma ascite di Ehrlich e aumentava la sopravvivenza dei topi trattati. Non fu osservato alcun cambiamento significativo nel contenuto intracellulare di glutatione ridotto (GSH) nelle cellule EAC che potesse indicare che il GSH non fosse coinvolto nell’effetto inibitorio della melatonina. L’attività del glutatione-S-trasferase nelle cellule EAC era aumentato notevolmente. Gli studi flow citometrici mostravano che la melatonina non solo ritardava la progressione delle cellule dalla fase G(0)/(G(1) alla fase S del ciclo delle cellule ma che riduceva anche la sintesi del DNA durante il ciclo delle cellule. Inoltre lo stato di aneuploidia era diminuito nei topi trattati con melatonina. Basandosi su questi dati e sulla ridotta vitalità sia in vitro che in vivo, si può affermare che la melatonina può indurre apoptosi nelle cellule EAC.

Uno dei principali ruoli fisiologici della melatonina è la sua influenza sulla sincronizzazione della ritmicità circadiana e l’induzione di risposte stagionali ai cambiamenti nella lunghezza dei giorni. Negli animali che si riproducono in determinate stagioni, come i criceti, la melatonina agisce come antigonadotropo sull’asse gonadico. La melatonina è stata usata con successo nel trattamento dei problemi causati dall’intervallo di sfasatura del tempo nei viaggi aerei e di disordini del sonno basati sul circadiano. Ha il ruolo immunomodulatorio che è supportato dall’esistenza di specifici punti di legame nelle cellule linfoidi, nel timo e nella milza. Importante è anche l’effetto antiossidante della melatonina e l’abilità di ripulire alcune forme reattive di ossigeno. La melatonina ha un’importante influenza potenziale sulla crescita neoplastica ed un effetto oncostatico diretto e indiretto in alcune forme di neoplasia. L’influenza benefica della melatonina da sola o combinata con l’immunoterapia, la radioterapia o la chemioterapia è stata dimostrata in molti studi clinici di pazienti con tumori.

Questo articolo analizza il ruolo dell’epifisi e della melatonina nella formazione del cancro alla mammella in vivo e in vitro. L’ipotesi di un possibile ruolo dell’epifisi nello sviluppo del cancro alla mammella era basata sulla prova che l’epifisi, attraverso il suo principale prodotto di secrezione, la melatonina, regola verso il basso alcuni degli ormoni pituitari e gonadici che controllano lo sviluppo della ghiandola mammaria e sono inoltre responsabili della crescita dei tumori della mammella dipendenti dagli ormoni. Inoltre la melatonina potrebbe agire direttamente sulle cellule tumorali influenzando il loro tasso di proliferazione. Altre possibili origini dell’azione antitumorale della melatonina si potrebbero trovare nelle sue proprietà antiossidanti e immunorafforzative. Le ipotesi di lavoro della maggior parte degli esperimenti si basavano sul fatto che l’attivazione dell’epifisi o la somministrazione di melatonina, avrebbero dovuto causare un comportamento antitumorale; al contrario, la soppressione dell’epifisi o la mancanza di melatonina avrebbe dovuto stimolare la formazione di tumori alla mammella. Secondo gli studi in vivo di formazioni tumorali in modelli animali, la conclusione generale è che le manipolazioni sperimentali che attivano l’epifisi, o la somministrazione di melatonina, aumentano la latenza e diminuiscono l’incidenza e il tasso di crescita dei tumori mammari indotti chimicamente, mentre l’asportazione dell’epifisi di solito ha l’effetto opposto. L’azione diretta della melatonina sui tumori mammari è stata suggerita per la sua capacità di inibire, a dosi fisiologiche (1nM), la proliferazione in vitro e l’invasività delle cellule del cancro alla mammella umano MCF-7. Il fatto che la maggior parte degli studi siano stati condotti su due modelli, l’adenocarcinoma mammario indotto chimicamente in topi (studi in vivo) e la linea di cellule tumorali MCF-7 (studi in vitro), rende la generalizzazione dei risultati piuttosto difficile. Comunque, le caratteristiche di queste azioni, inclusi i diversi aspetti della biologia tumorale come l’iniziazione, la proliferazione e le metastasi, così come le dosi (gamma/portata fisiologica) alle quali viene ottenuto l’effetto, danno particolare valore a queste scoperte. Alla luce di questi dati, il numero ridotto di studi clinici basati sul possibile valore terapeutico della melatonina nel cancro al seno è sorprendente.

OBIETTIVO. Determinare la causa di morte e l’incidenza di neoplasia in pazienti trattati con l’ormone ipofisario della crescita

DISEGNO. Un gruppo di studio a lungo termine decise di analizzare i dati dei certificati di morte e delle registrazioni dei tumori dell’ufficio di censimento della popolazione e del registro centrale dell’assistenza sanitaria.

PAZIENTI. Tutti i pazienti (1246 uomini, 662 donne) trattati per bassa statura con l’ormone della crescita.

PRINCIPALI RISULTATI. Morte o sviluppo di neoplasia. 110 pazienti morirono (68 uomini, 42 donne; di eta da 0.9-57 anni) dal 1972 al 1990. Ciunquantatre di neoplasia responsabile della deficienza dell’ormone della crescita (27 craniofaringiomi, 24 altri tumori del cranio, 2 leucemie); due di istiocitosi X; e tredici di insufficienza pituitaria. Sei pazienti morirono di malattia di Creutzfeldt-Jakob, sei di altri disordini neurologici e otto di infezioni acute. Altre morti non furono in apparenza collegate alla deficienza di ormone della crescita o al suo trattamento. Diciassette tumori (in 16 pazienti) furono individuati durante o dopo il trattamento con l’ormone della crescita. Quattro si trovavano in pazienti con precedente neoplasia intracraniale e due dopo irradiazione craniale. Tredici erano intracraniali, gli altri linfoma di Hodgkin’s, osteosarcoma, carcinoma del colon e carcinoma delle cellule basali.

CONCLUSIONI. La ricorrenza o progressione di tumori intracraniali e le conseguenze metaboliche potenzialmente evitabili della riduzione della funzione ipofisaria furono le principali cause di morte. Il trattamento con l’ormone della crescita probabilmente non contribuì all’insorgere di nuovi tumori. La malattia di Creutzfeldt-Jakob dopo il trattamento con l’ormone della crescita ricorre ancora in Gran Bretagna. Questo studio deve rimanere sotto osservazione a lungo termine.

Il mantenimento della salute dipende dall’abilità di rispondere in maniera appropriata ai fenomeni ambientali negativi attraverso una reciproca interazione tra il corpo e il cervello. In questo contesto, è ormai riconosciuto che la melatonina (MLT) ha un ruolo importante. Le cellule T-aiutanti hanno i recettori della membrana della cellule della melatonina accoppiata alla proteina G e, forse, i recettori nucleari della MLT. L’attivazione dei recettori della MLT favorisce il rilascio delle cytokines delle cellule T-aiutanti, come il gamma-interferone e l’interleukin (IL-2), così come l’attivazione di nuove cytokines opioid che agiscono immunologicamente in maniera incrociata sia con l’interleukin-4 sia con il dynorphin B. E’ stato riportato che la MLT favorisce anche la produzione di interleukin-1, interleukin-6 e interleukin-12 nei monociti umani. Questi mediatori possono reagire a immunodeficienze secondarie, proteggere i topi contro malattie batteriche e virali letali, unirsi in maniera sinergica al IL-2 contro il cancro e influenzare l’emopoiesi. L’emopoiesi è influenzata dagli opioids indotti dalla MLT (MIO) che agiscono sui recettori degli opioids kappa-1 presenti nei macrofagi del midollo osseo. Clinicamente, la MLT può amplificare l’attività antitumorale di una bassa dose di IL-2, indurre un’oggettiva regressione del tumore e prolungare il periodo senza progressione e la sopravvivenza complessiva. La MLT sembra essere necessaria per l’efficacia di una bassa dose di IL-2 in quelle neoplasie che sono generalmente resistenti al solo IL-2. Scoperte simili furono ottenute in uno studio nel quale la MLT era combinata con il gamma-interferone in un carcinoma delle cellule renali. Inoltre, la MLT in combinazione con una bassa dose di IL-2 era in grado di neutralizzare la linfocitopenia indotta da intervento chirurgico nei pazienti con cancro. Il trattamento con IL-2 nei pazienti porta ad un’attivazione del sistema immunitario e crea la base biologica più adatta per la MLT. La scoperta che la melatonina stimola la produzione di IL-2 da parte dei monociti umani solo se incubati in presenza di IL-2 ribadisce ulteriormente questo concetto. D’altra parte, alte concentrazioni di melatonina sono state riscontrate nel tessuto umano cancerogeno del seno. La concentrazione di MLT, che era tre ordini di magnitudine più alta che quella presente nel plasma, è correlata a buoni marcatori prognostici come lo stato del recettore dell’estrogeno e il grado nucleare. Bisogna ancora stabilire se ciò è in qualche modo legato all’azione immunoneuroendocrina della MLT. Sono necessari studi clinici sugli effetti della MLT in combinazione con IL-2 o altre cytokines nei pazienti con cancro e malattie virali inclusi pazienti infettati dall’HIV.

E’ stato riportato un significativo effetto mieloprotettivo della melatonina in topi trattati con etoposide, ciclofosfamide o carboplatin. Lo scopo del presente studio era quello di valutare se lo stesso effetto poteva essere osservato in pazienti che ricevevano chemioterapia. Venti pazienti, precedentemente non trattati, con cancro ai polmoni non operabile ricevettero due cicli di carboplatin (somministrato in un area sotto la curva 5 mediante la formula di Calvert) il 1° giorno e etoposide (150 mg m(-2) i.v. il 1° e il 3° giorno ogni 4 settimane. La melatonina 40 mg o placebo (doppio cieco) furono somministrati oralmente la sera per 21 giorni consecutivi, iniziando 2 giorni prima della chemioterapia. I pazienti furono scelti a caso per la somministrazione di melatonina sia per il primo sia per il secondo ciclo. Il conteggio completo delle cellule del sangue con differenziale fu effettuato tre volte alla settimana per 3 settimane. L’età media era 60 anni (intervallo 42-69), 16 pazienti avevano il cancro ai polmoni non delle piccole cellule e 4 cancro ai polmoni delle piccole cellule, 12 con malattia di stadio III e 8 di stadio IV. In un’analisi che teneva conto di una molteplicità di variabili: età, sesso, diagnosi, stadio, stato di esecuzione, dosi e trattamento concomitante con melatonina o placebo, i parametri ematologici-- profondità e durata della tossicità per l’emoglobina, le piastrine e i neutrofili (ANC)—non erano molto diversi nei due cicli con o senza melatonina. L’ANC nadir medio e il numero medio di giorni con ANC < 0.05 x 10(9) 1(-1) erano 0.5 x 10(9) 1(-1) e 2.5 giorni, rispettivamente, con /senza melatonina. Noi concludemmo che, in pazienti con cancro ai polmoni, la melatonina somministrata oralmente la sera ad una dose di 40 mg al giorno per 21 giorni, non protegge contro l’effetto mielotossico del carboplatin e del etoposide.

L’interleukin-2 (IL-2), è stato provato, è in grado di generare un’efficace immunità anticancro contro le malignità sia solide che ematologiche. Inoltre, recenti progressi nella conoscenza della psiconeuroimmunologia hanno dimostrato che l’immunità contro il cancro è sotto controllo neuroendocrino e che l’ormone dell’epifisi, la melatonina (MLT), può stimolare la reazione anticancro dipendente dall’IL-2. Infine, studi clinici preliminari hanno già dimostrato che la somministrazione concomitante di MLT può amplificare l’efficacia dell’ IL-2 nel trattamento di neoplasmi solidi avanzati, mentre non vi sono dati riguardo all’influenza della MLT sull’attività dell’ IL-2 nelle malignità ematologiche. Lo scopo di questo studio era quello di valutare l’efficacia e la tollerabilità di una combinazione neuroimmunoterapeutica di una bassa dose di IL-2 più MLT in malignità ematologiche avanzate che non rispondevano a terapie standard precedenti. Lo studio includeva 12 pazienti valutabili. Gli istiotipi dei tumori erano: linfoma non-Hodgkin (NHL) 6; malattia di Hodgkin (HD) 2; mieloma multiplo, 2; leucemia mielogina acuta (ALM), 1 e leucemia mielomonocitica cronica (CMML), 1. L’IL-2 fu iniettato sottocute in una dose di 3 milioni IU/al giorno per 6 giorni alla settimana per 4 settimane, che corrispondeva ad un ciclo. La MLT fu somministrata dopo un periodo di riposo di tre settimane. Una risposta parziale fu raggiunta in un paziente con mieloma multiplo. La malattia rimase stabile in 7 altri pazienti (NLH,3; HD, 1; AML, 1; CLLM, 1; mieloma multiplo,1), mentre negli altri 4 pazienti la malattia progredì. Perciò, una mancanza di progressione fu ottenuta in 8 su 12 (67%) pazienti, con una durata media di 21+ mesi (14-30+mesi). Il trattamento fu ben tollerato in tutti i pazienti. Questi risultati preliminari suggerirebbero che la somministrazione concomitante di una bassa dose di IL-2 più MLT può prolungare il tempo di sopravvivenza nelle malignita ematologiche avanzate non trattabili, con risultati comparabili a quelli riportati in precedenza usando un’immunoterapia più tossica, che consisteva di una forte dose di solo IL-2.

La trobocitopenia è una frequente complicazione del cancro e costituisce una controindicazione assoluta per la chemioterapia. Studi recenti hanno dimostrato che la generazione di piastrine può essere influenzata sia dai cytokines sia dai neuroormoni. In particolare la melatonina aumenta il numero delle piastrine nei pazienti con trobocitopenia dovuta a diverse ragioni. Su queste basi abbiamo valutato gli effetti di una concomitante somministrazione di melatonina nei pazienti con cancro e trombocitopenia sottoposti a chemioterapia. Lo studio fu condotto in 14 donne con cancro metastatico al seno trattate settimanalmente con epirubicin. Ciascun ciclo consisteva di epirubicin a 25 mg/m2 i.v. ad intervalli settimanali. La melatonina veniva somministrata per via orale a 20 mg/giorno la sera ogni giorno, iniziando 7 giorni prima della chemioterapia. I pazienti furono considerati valutabili quando ricevettero almeno 4 cicli di chemioterapia. I pazienti valutabili furono 12/14. La fase d’induzione con la melatonina portò ad una normalizzazione del numero delle piastrine in 9/12 pazienti, e non vi fu un’ulteriore diminuzione delle piastrine durante la chemioterapia. Un’oggettiva regressione del tumore fu ottenuta in 5/12 (41%) pazienti. Questo studio preliminare suggerirebbe che la melatonina può essere efficace nel trattamento della trombocitopenia dovuta al cancro e nel prevenire la diminuzione di piastrine dovuta alla chemioterapia. Fino ad oggi la terapia del cancro con melatonina è stata generalmente considerata come un trattamento alternativo alla chemioterapia. Al contrario, questo studio suggerirebbe che la melatonina può contribuire alla realizzazione di chemioterapia in pazienti con cancro metastatico che non sono in grado di tollerare l’approccio chemioterapico a causa di trombocitopania persistente.

In questo articolo riportiamo i risultati di una sperimentazione terapeutica sull’uso della melatonina in pazienti con sclerosi tuberosa che presentavano anche gravi disordini del sonno. La sperimentazione era a doppio cieco e placebo controllata. Furono selezionati sette pazienti con diagnosi confermata di sclerosi tuberosa e significativi problemi del sonno. Abbiamo utilizzato tre misurazioni di riferimento: la quantità di sonno totale, il numero di insorgenze di sonno e il numero dei risvegli. I pazienti trattati con melatonina ebbero un miglioramento lieve ma clinicamente significativo della quantità di sonno totale (miglioramento medio 0.55 ore, P<0.05). Tendevano anche ad un miglioramento del numero di insorgenze di sonno che però non raggiunse un valore statisticamente significativo. La melatonina, in questa sperimentazione, non ebbe alcun effetto discernibile sulla frammentazione del sonno. Possiamo concludere che la melatonina ha un effetto benefico sul prolungamento del sonno totale nei pazienti con sclerosi tuberale e disordini del sonno e che sono necessarie ulteriori sperimentazioni per indagare le questioni di dosaggio ottimale, tolleranza e possibili interazioni con altre sostanze.

trattato da:

www.metododibella.org

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