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ALLARME MENINGITE: VACCINO O NO VACCINO?
Ancora una volta anzichè di una malattia si parla
del suo effetto mediatico. Probabilmente per pura combinazione, e senza premeditazione,
sono stati messi in risalto soprattutto i casi di meningite manifestatisi
in Veneto e Piemonte, le due regioni cioè che recentemente hanno sancito
per i loro abitanti il diritto a scegliere autonomamente se effettuare o meno
le vaccinazioni obbligatorie. Ma è importante sapere che il numero
di casi evidenziatisi è assolutamente in linea con quelli degli anni
passati.
La meningite è una patologia che giustamente allarma molti genitori
e molti adolescenti sia per la possibile mortalità sia per i danni
permanenti che può lasciare, soprattutto nei bambini, quando non viene
diagnosticata e curata in tempo. Ma come per molte altre patologie, le manifestazioni
e le conseguenze sono tanto più pericolose quanto più è
debole il sistema immunitario della persona che si ammala. Come abbiamo già
avuto modo di sostenere in più casi (vedi per esempio l’articolo
’Vaccinazioni e benessere’) aumentare indiscriminatamente la somministrazione
di vaccini tende a ridurre, invece che a sostenere, il nostro prezioso potenziale
di difesa. E’ bene inoltre sapere che la gran parte della popolazione
è portatrice sana di Neisseria Meningitidis o Meningococco, che è
il microrganismo più frequentemente responsabile della meningite.
Le vaccinazioni contro la meningite
Un dato fondamentale da conoscere è che la meningite può essere
causata da un’ampia varietà di agenti infettivi ed essere anche
una manifestazione di malattie non infettive, mentre le varie vaccinazioni
oggi disponibili proteggono normalmente da un agente ciascuna. Per questo,
nonostante quanto affermano i siti del Movimento Italiano Genitori - MOIGE
(clicca qui o qui), ‘sparando’ su un singolo microrganismo non
otterremo mai la protezione reale che vorremmo rispetto a questa malattia.
Più sensato appare il vaccino oggi più in uso, il tetravalente
(A+C+Y+W135) che, pur avendo un'alta efficacia protettiva negli adulti (circa
il 90%), ha due grandissimi limiti: in primo luogo non offre la necessaria
copertura ai bambini (soprattutto se di età inferiore ai 2 anni) e
in secondo luogo, soprattutto, non è assolutamente efficace contro
il sierotipo B, che è - per inciso - il tipo di meningococco di gran
lunga predominante in Europa, Italia compresa. Altrettanto inefficace contro
il sierotipo B, per quanto diffuso, è il vaccino contro il sierotipo
C (obbligatorio in Gran Bretagna, dove però si tratta del meningococco
dominante nella popolazione).
In definitiva, vaccinandoci ‘contro la meningite’
oggi, risulteremo coperti solo rispetto a quella causata da uno o alcuni microrganismi
specifici che possono causarla, ma non contro la meningite in quanto tale.
Quello che resta è una maggiore esposizione ai rischi consistenti derivanti
dall’eccesso di vaccinazioni, o semplicemente la possibilità
di sviluppare reazioni specifiche alla vaccinazione come purtroppo sta emergendo
per la vaccinazione antiepatite.
Ci sentiamo quindi di suggerire di non impostare la propria strategia preventiva
nei confronti della meningite sulla vaccinazione. La scelta di vaccinare o
no i propri figli va sempre valutata consapevolmente con l’aiuto del
proprio medico, all’interno di un bilancio costi-benefici che consideri
il rischio reale di contagio, e l’efficienza delle difese immunitarie
del soggetto a rischio.
Aumento dei casi di meningite da altri batteri, rischi vaccinali
L'analisi dei registri dei casi di meningite, ha potuto evidenziare un fenomeno
estremamente interessante: il numero di casi di meningite e la loro mortalità
tende a restare stabile, solo che non appena interviene una vaccinazione specifica,
come ad esempio quella contro l'Haemofilus, mentre si riducono i casi di meningite
da Haemofilus, crescono in modo esattamente proporzionale quelli da Pneumococco.
Così è stato anche per la vaccinazione contro la Neisseria meningitidis
tipo C. Sta crescendo in Italia la meningite indotta da batteri di tipo B.
Questo processo evidenzia una sorta di equilibrio biologico in cui soggetti
deboli, anche se vaccinati contro un tipo di meningite, possono ammalarsi
di un altro tipo di meningite, parimenti problematica. Questi dati sono stati
confermati anche da lavori recenti, come quello greco pubblicato nell'agosto
del 2007 (Theodoridou MN et al, BMC Infect Dis 2007 Aug 30;7:101)
Come difendersi
Come già delineato parlando di influenza, la prima strategia di difesa
consiste nel ridurre al minimo le occasioni di contagio, anche evitando i
luoghi chiusi e affollati. La seconda consiste nel migliorare la qualità
delle risposte del nostro organismo come esposto nell’articolo ‘Trucchi
base per una salute di ferro’. La terza consiste nell’aumentare
il livello di guardia. Uno stato di allarme diffuso (anche tra gli operatori
sanitari) come sta accadendo in questi giorni, è forse la maggiore
garanzia di non incorrere in diagnosi tardive o addirittura errate, che sono
poi la causa delle sequele più gravi e irrimediabili della malattia
(quali ipoacusia, ritardo mentale, convulsioni, problemi comportamentali,
difficoltà di linguaggio, ridotta mobilità degli arti). Una
terapia tempestiva (ed adeguata) significa, pressocché sempre, guarigione
certa.
Cosa deve insospettirci
Allora vale la pena di ricordare come si manifesta in genere la meningite,
anche se i sintomi non sono sempre così chiari e qualunque sintomo
sospetto va sottoposto all’attenzione del medico. L’esordio della
malattia, almeno nelle forme purulente, è improvviso, con brividi,
febbre elevata, malessere ingravescente, cefalea ed eventualmente vomito.
I sensi risultano spesso compromessi e si possono manifestare precocemente
segni di torpore.
I segni più evidenti nei bambini, che devono indurre i genitori a consultare
subito il medico sono i seguenti: difficoltà ad alzarsi dal letto,
rigidità della nuca (la flessione della testa in avanti può
essere difficile e dolorosa), strano accavallamento delle gambe (il bambino
cerca istintivamente una posizione antalgica, che dia sollievo alla rigidità
nucale). Inoltre il paziente ha un continuo lamento, presenta febbre alta
che può superare anche i 40° e risponde poco agli stimoli esterni.
In presenza di questi sintomi, se il medico non è disponibile, i genitori
devono trasferire immediatamente il piccolo in ospedale. In caso di sintomi
sospetti, la diagnosi verrà confermata o esclusa con un esame del sangue
o meglio ancora con una puntura lombare: attraverso l’esame del liquor
(che si altera molto presto in presenza della malattia) è possibile
effettuare la diagnosi ed attuare la terapia mirata.
Terapia
In caso di meningite, la terapia è antibiotica mirata: nell'attesa
dei risultati dell'esame del liquor, normalmente viene avviata una terapia
antibiotica empirica basata sull'età del paziente e sul genere di microrganismo
più frequente a quell'età. Dopo il riconoscimento dell'agente
eziologico, l'antibiotico o gli antibiotici in corso vengono eventualmente
sostituiti o affiancati da altri secondo i protocolli internazionali (che
individuano un certo numero di varianti, in considerazione del grande numero
e della diversità dei microrganismi che possono essere coinvolti e
della comparsa di ceppi resistenti) ed eventualmente associati a farmaci di
altro tipo. La terapia viene condotta in condizioni di rigoroso isolamento,
mentre in genere vengono sottoposte a profilassi antibiotica le persone venute
a contatto con il malato. Ma è bene ricordare che tale profilassi deve
essere instaurata solo ed esclusivamente dal medico, che valuterà caso
per caso l’opportunità di trattare le persone venute a contatto
con il soggetto malato. Attualmente si tende a limitare il più possibile
la profilassi nei contatti onde evitare i sempre più frequenti casi
di antibiotico resistenza.
Le colture di routine dei tamponi naso-faringei non trovano alcuna indicazione:
lo stato di portatore sano è frequente e qualunque tentativo di eliminare
il batterio si dimostra del tutto inefficace oltre che inutile ai fini del
contenimento della diffusione della malattia. L’OMS specifica chiaramente
che la vaccinazione (qualunque essa sia), nei contatti familiari, non trova
alcuna indicazione in caso di epidemia né, tanto meno, in presenza
di casi sporadici.
Attenzione sì, allarmismo no
Di fronte alle paure generate dal diffondersi di una malattia grave, talvolta
mortale o capace di lasciare danni neurologici, ci preme sottolineare ancora
una volta che la risposta alla patologia e l’entità delle sue
conseguenze permanenti dipende sempre dall’equilibrio individuale. La
presenza o la carenza di alcuni minerali, per esempio, può fare la
differenza tra una forma di tipo meningeo senza alcuna evoluzione e l’instaurarsi
di un danno permanente. Inoltre, come già segnalato parlando dei rischi
di una guerra batteriologica, la diffusione di un’epidemia non dipende
solo dall’incontro con gli agenti patogeni, ma è intimamente
legata alle condizioni di nutrizione e alla capacità difensiva della
popolazione aggredita. E' dimostrato in modo rigoroso che virus e batteri
si diffondono e si amplificano dove possono farlo. Altrimenti si fermano.
Detto questo, ci pare opportuno segnalare che l’allarme
suscitato dai casi rilevati negli ultimi giorni è relativo al nuovo
andamento della malattia osservato a partire dal 2000. Non si tratta di epidemia
ma solo di un cambiamento nel trend, che ha registrato sì un aumento,
ma solo di casi sporadici.
L’analisi dei dati statistici ci dice che in Italia si è verificato
negli ultimi anni un aumento dei casi dovuti a meningococco di sierotipo C
(passati dal 10 al 25-30%), ma che il sierotopo B rimane di gran lunga il
più diffuso. In calo (nonostante l'aumento delle altre) sono le meningiti
da Haemophilus Influenzae, verso il quale d’altra parte sono coperti
moltissimi bambini in virtù della politica vaccinale seguita dalle
strutture sanitarie. Un altro agente potenzialmente responsabile, lo pneumococco
(oggi rilevante anche in età pediatrica) non porta normalmente allo
sviluppo di meningite in prima battuta e, nonostante la vaccinazione sia piuttosto
diffusa, di regola questa infezione viene rilevata e trattata per tempo sulla
base di sintomi di carattere respiratorio e sistemico.
Non c’è motivo quindi che l’attuale allarmismo si traduca
nell’indicazione a vaccinarsi, misura che tutto sommato ai nostri bambini
offrirebbe solo un 20% di protezione. Perfino l’idea di vaccinare interi
comuni appare oggi giustificata più dalla volontà delle strutture
sanitarie di dare un segnale di impegno che non come una reale e concreta
misura di prevenzione.
Mantenere elevato il livello d’attenzione e intervenire tempestivamente
con una terapia adeguata sono i veri punti chiave della difesa dalla meningite.
Vaccinarsi non è più sicuro, anche se appare tranquillizzante.
Un rischio in sé, nel momento in cui il vero pericolo è quello
di abbassare la guardia.
fonte: www.eurosalus.com