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CHE COS'E' LA PROSTATA
1 Che cosa é la prostata ?
La prostata è una ghiandola sessuale delle dimensioni di una castagna.
Si trova sotto la vescica e circonda l'uretra.
Il ruolo primario della prostata è di produrre una parte del liquido
che viene espulso con l'eiaculazione.
2 Quali sono le malattie della prostata?
La prostata è sede di malattie infiammatorie (prostatiti); ingrossamento
benigno (ipertrofia prostatica benigna, I.P.B. o adenomatosi prostatica); tumori
maligni (adenocarcinoma prostatico.).
3 Quando devo preoccuparmi della mia prostata?
Per la sua sede sotto alla vescica e intorno all'uretra, la prostata influisce
sul modo di urinare. Pertanto ogni volta che insorgono disturbi o alterazioni
nella minzione la prostata può essere chiamata in causa.
4 Quando devo cominciare a occuparmi della mia prostata?
È importante occuparsi della propria prostata prima che essa inizi a
causare disturbi, in tal modo si scopriranno eventuali tumori maligni in fase
guaribile, (vedi le domande sui tumori). Il cancro della prostata colpisce circa
il 10% degli uomini. Dopo i 50 anni è opportuna una visita urologica
a scopo preventivo ogni 12 mesi.
5 Quale medico si occupa della prostata ?
L'urologo é il medico specialista che si occupa della prostata.
6 Chi si occupa della prostata oltre all'urologo.
Lo staff di una unità di diagnosi e cura per le malattie della prostata
é costituito dall'urologo insieme ad altri medici specialisti ( quali
radiologi e anatomopatologi) dai biologi dei laboratori di analisi, dagli infermieri
specializzati, dai tecnici di ecografia ed infine dal personale organizzativo.
7 Quale ruolo ho io in quanto paziente?
Il paziente deve sapere che quando si rivolge ad una unità specializzata
nella diagnostica e nella terapia delle patologie prostatiche si rivolge non
solo all'urologo, ma, indirettamente, a tutti i suoi collaboratori; infatti
lo specialista é abituato a lavorare e a studiare con loro ogni singolo
caso. Il paziente stesso deve sentirsi coinvolto in questo gruppo che si prende
cura del suo problema, non come oggetto passivo che "ingoia" pillole
o a cui viene "asportato" qualche "pezzo", ma come un soggetto
attivo con il suo pieno e particolare ruolo nei ragionamenti e nelle decisioni
diagnostiche e terapeutiche che lo riguardano.
LE PROSTATITI
8 Che cosa é la prostatite ?
La prostatite é una infiammazione della prostata, può essere di
diverso tipo e origine.
9 Quali tipi di prostatite esistono ?
La prostatite può essere:
• - acuta; con febbre elevata, dolore perineale, urinazioni frequenti,
dolorose e difficili.
• - cronica; con sintomi che possono essere scarsi o poco significativi;
i disturbi possono essere persistenti o ricorrenti e di vario tipo: doloretti
diffusi all`uretra, difficoltà urinarie, senso di peso perineale, fastidi
ai testicoli etc.
Esistono anche situazioni intermedie tra quelle acute e quelle croniche.
10 Che cosa causa una prostatite ?
Le cause di prostatite sono molteplici e non sempre agevoli da identificare.
Molto spesso dei germi risaliti lungo il canale urinario, o discesi dalla vescica
possono raggiungere la prostata causando una infiammazione. Poichè i
tubicini della ghiandola prostatica assomigliano a grappoli d'uva che sboccano
nell'uretra, é facile intuire che questi sbocchi delle secrezioni prostatiche
possono diventare la porta d'ingresso dei germi nella prostata. Inoltre, poiché
questi gruppi di ghiandole sono inglobati in un tessuto muscolare e fibroso
duro, in caso di infiammazione, essi tendono a strozzarsi e alterarsi a causa
del "gonfiore " associato alle infiammazioni. Così avviene
che le secrezioni e i batteri ristagnino non trovando modo per uscire, in tal
modo la prostatite da acuta tende a durare nel tempo diventando cronica.
11 Come si diagnostica una prostatite?
L'urologo scopre una prostatite dalla storia del paziente, dagli accertamenti
di laboratorio, dalle immagini dell'ecografia, dagli esiti di una biopsia, dalla
visita rettale. Si tratta di una diagnosi che tavolta è difficile; può
trattarsi addirittura, in alcuni casi, di una sorpresa positiva in quanto certi
quadri di prostatite simulano il cancro della prostata.
12 Come si curano le prostatiti ?
Le prostatiti si curano con farmaci antibiotici, antinfiamatori, norme di vita
e norme dietetiche.
13 Come si prevengono le prostatiti ?
È importante rivolgersi all' urologo non appena si manifestano i primi
disturbi, specie il bruciore urinario, o l'aumentata frequenza delle minzioni.
Curare la prostatite nelle sue prime fasi è più semplice rispetto
a quando sia già cronicizzata .
Può essere pertanto molto importante rivolgersi precocemente al medico
al fine di mettere in atto rapidamente la procedure diagnostiche opportune.
14 Ma "Io" che ormai, ho disturbi da molti mesi, forse anni, non ho
speranze di miglioramento?
È difficile rispondere a tale domanda. L'esperienza insegna che spesso
si possono ottenere dei risultati soddisfacenti anche dopo anni di trascuratezza.
Capita però, altre volte, che già dopo poche settimane di disturbo
non si riesca più ad ottenere una guarigione completa.
15 Quando ho la prostatite posso fare all'amore?
Nella fase acuta sarà difficile avere questo problema, ma nelle fasi
croniche nulla vieta una attività sessuale regolare. Nei rapporti bisogna
tenere conto che spesso possono essere presenti disturbi della eiaculazione
che spesso é più precoce di quanto non sia normale per il paziente.
Talvolta l'eiaculazione può essere dolorosa o fastidiosa.
Queste evenienze non devono di per sè impedire i rapporti. Sono addirittura
da sconsigliare l'astinenza prolungata o atteggiamenti di "genitalizzazzione"
dell'attenzione. (Pensare sempre al fastidio dei testicoli, toccarsi il perineo,
angosciarsi per ogni bruciorino minuscolo, disperarsi per un rapporto sessuale
non "tecnicamente perfetto").
16 La prostatite può ritornare?
Certamente é possibile: la forma "acinosa" della ghiandola
prostatica favorisce sia la cronicizzazione che il riaccendersi dell`infiammazione.
IPERTROFIA PROSTATICA BENIGNA (I.P.B.)
17 Che cosa é l'adenomatosi prostatica?
Quando si parla di "Ingrossamento della prostata dei vecchi", Si usa
quasi sempre una terminologia sbagliata perché:
• -Con l'età non si ingrossa tanto la prostata quanto piuttosto
un piccolo gruppo di ghiandole poste a ridosso di quel canale urinario (URETRA)
che attraversa la prostata. Pertanto "dentro la prostata" cresce una
specie di nuova ghiandola che schiaccia la prostata "vera" verso fuori.
Solitamente questa "palla" che cresce dentro la prostata é
fatta di 2 parti poste a destra e sinistra dell'uretra; altre volte esiste anche
una terza parte in mezzo che cresce verso la vescica ( lobo medio).
• Dopo anni di sviluppo questa adenomatosi benigna I.P.B. (per distinguerla
dall'adenocarcinoma prostatico maligno) può raggiungere anche le dimensioni
di un pompelmo, con la prostata "vera" schiacciata all'esterno come
una buccia.
18 Quando inizia a formarsi la I.P.B.?
La I.P.B. inizia a svilupparsi molto presto, già dopo i 30 anni, ma non
in tutti i soggetti cresce con la medesima velocità.
19 Che cosa causa la I.P.B.?
Non si conosce con esattezza la causa della I.P.B. Alcuni ricercatori ritengono
che sotto lo stimolo delle urinazioni continue, delle eiaculazioni e delle infiammazioni
si verifichino dei microtraumi che liberano dai tessuti prostatici vicino all'uretra
una sostanza capace di causare l'accrescimento delle ghiandole vicine.
20 La I.P.B. può trasformassi in cancro?
Solo 20 cancri prostatici su 100 si originano dalla I.P.B.
Non é stato dimostrato che I.P.B. grandi degenerino in cancro più
facilmente di quelli piccole. Pertanto non si deve scegliere di operare la I.P.B.
per di prevenire il cancro, perché come abbiamo detto, anche dopo aver
tolto l`adenoma, la prostata resta in sede. Infatti chi è stato sottoposto
ad intervento di "prostata" deve seguire i programmi di prevenzione
dal cancro prostatico come chi non é stato operato. Anzi, una ghiandola
"tagliata" per togliere l'adenoma potrebbe anche agevolare la diffusione
di un tumore insorto successivamente nella prostata.
21 Chi cura la I.P.B. ?
L'urologo é lo specialista che si occupa di curare la I.P.B.
22 Quando si cura l'adenoma della prostata?
Bisogna sapere che prostate con piccoli adenomi possono dare molti disturbi
e prostate grandi possono anche essere silenti. In molti centri si usa un questionario
per capire l'entità dei disturbi di un paziente (vedi allegato: 23 Come
si cura la I.P.B.? Esistono cure con medicine o cure con operazioni chirurgiche.
24 Come si scelgono le une o le altre?
Dipende dall'entità dei sintomi, dalle dimensioni dell'adenoma, dall'età
e dalle condizioni generali del paziente e anche dall`esperienza dell`urologo.
25 Compaiono frequentemente notizie di stampa a proposito di medicine che renderebbero
inutile l'intervento chirurgico. Che cosa c'è di vero?
In effetti negli ultimi anni sono stati commercializzati farmaci estremamente
efficaci nel ridurre i disturbi causati dalla prostata. Semplificando al massimo
si tratta di medicine che vanno prese per lunghi periodi e che, con meccanismi
diversi, allargano il canale urinario che attraversa la prostata, permettendo
perciò un deflusso più agevole dell`urina. La loro efficacia è
ampiamente dimostrata. Grazie a tali medicine il numero dei pazienti che devono
essere operati si e fortemente ridotto negli ultimi tempi. Non tutti i casi,
però, ne beneficiano in eguale misura.
Non tutti i pazienti le tollerano altrettanto bene. Non sempre i buoni risultati
ottenuti in un primo tempo sono poi mantenuti. Si capisce quindi perché
la chirurgia mantenga un ruolo importante.
26 Quali sono gli interventi chirurgici ?
Esistono cure chirurgiche di molti tipi:
• a.) L'adenomectomia chirurgica: è l`intervento tradizionale,
che si esegue attraverso l'addome del paziente ed é riservato alle prostate
grosse e a pazienti in condizioni generali almeno discrete.
• b.) La resezione endoscopica transuretrale o T.U.R.P.: anche questa
é un intervento chirurgico tradizionale, ma si esegue senza "taglio",
con uno strumento speciale introdotto nel canale urinario attraverso il pene.
Non é un intervento più leggero del precedente, anzi alcune casistiche
dimostrerebbero il contrario; viene riservato a prostate medio/piccole.
• c.) Distruzione della prostata con laser: numerosi tipi diversi di laser
vengono introdotti attraverso il pene per distruggere il tessuto adenomatoso.
Alcuni urologi considerano le tecniche laser sostitutive dei metodi precedenti
in quasi tutti i casi, altri sono più selettivi. La chirurgia laser presenta
vantaggi rispetto alle tecniche tradizionali: meno pericolosa, permette una
degenza più breve, ma ha anche alcuni svantaggi: spesso più dolori
nel postoperatorio, una convalescenza più lunga.
• d.) Recentemente sono state proposte nuove terapie alternative: le diverse
forme di termoterapia. Sono tutte ambulatoriali e minimamente fastidiose per
il paziente. Non tutte sono efficaci allo stesso modo e vanno considerate sperimentali.
Ciò nonostante, almeno per alcune di esse, l'assenza di complicanze significative
le rendono una strada alternativa interessante (vedi asportazione transuretrale
della prostata con T.U.N.A.)
27 È vero che l'adenoma prostatico può tornare ?
Si, in effetti per ognuna delle tecniche esiste la possibilità che si
renda necessario un altro intervento per rimuovere tessuto adenomatoso residuo
o ricresciuto.
28 Come é il sesso dopo tali interventi?
Non dovrebbe esserci impotenza dopo la chirurgia prostatica. Purtroppo però
capita in alcuni casi che tale evento si verifichi. Non si conoscono esattamente
le cause per tale avvenimento.
29 È vero che alcuni diventano incontinenti ?
E possibile un certo grado di incontinenza urinaria dopo un intervento chirurgico
tradizionale. Solitamente però, il problema si risolve in poche settimane
o mesi.
30 Quale é la cosa più importante da sapere a proposito della
I.P.B. ?
Poiché può coesistere un cancro della prostata, bisogna accertarsi
prima di operare se questo esiste oppure no. Tale eventualità va anche
esclusa prima di iniziare una cura con medicine. Operare o curare senza essere
prima sicuri che non ci sia anche un cancro espone a gravissimi rischi il paziente.
Come diagnosticare in tempo il cancro della prostata sarà descritto nel
prossimi capitoli.
L'ADENOCARCINOMA PROSTATICO
31 Che cosa é il cancro ?
Il cancro é una malattia caratterizzata dalla crescita incontrollata
di cellule anormali dell'organismo. Il corpo umano é fatto di miliardi
di cellule. Le cellule si riproducono dividendosi, in tal modo sono possibili
la crescita o la riparazione di una ferita. Tavolta le cellule si moltiplicano
in modo eccessivo e originano una massa chiamata tumore. Alcuni tumori sono
benigni (non cancerosi), altri maligni (cancerosi).
La crescita dei tumori benigni é limitata e mette raramente in pericolo
la vita, anche se può interferire con le funzioni normali dell'organismo.
I tumori maligni, invece, invadono e distruggono i tessuti normali. Con le metastasi,
cellule tumorali si separano dal tumore originario diffondendosi con la circolazione
sanguigna o linfatica in altre parti del corpo dove si riproducono dando origine
a nuovi tumori.
In alcuni casi i tumori maligni crescono e si diffondono rapidamente, in altri
casi lentamente. Per questa ragione è talvolta maggiormente favorevole
il decorso di un tumore grosso, ma poco aggressivo (si definiscono "ben
differenziati"), rispetto ad uno piccolo, ma a crescita incontrollata ("tumori
scarsamente differenziati").
Una delle sedi in cui si sviluppano più frequentemente tumori nell'uomo
é la ghiandola prostatica o prostata.
L'opinione generalmente diffusa che tumore maligno o cancro sia sinonimo di
morte certa e imminente é assolutamente falsa. In modo particolare, il
cancro della prostata può essere agevolmente diagnosticato in una fase
precoce e pertanto guaribile; inoltre, per le sue caratteristiche di lentissimo
accrescimento permette una lunga sopravvivenza anche nella grande maggioranza
dei casi in cui sia scoperto in uno stadio non più suscettibile di guarigione
completa.
32 Il cancro della prostata é una malattia comune?
La presenza di cellule cancerose nella prostata é rara prima dei 40 anni
( 1 %), ma con il progredire dell'età diviene estremamente frequente
fino ad interessare quasi il 100% degli uomini di oltre 70 anni. Fortunatamente
però, solo in una parte di casi queste cellule si sviluppano dando origine
ad un tumore clinicamente manifesto.
In Italia il cancro della prostata rappresenta la 3a causa di morte tra i tumori,
con una percentuale più elevata del 60% nel Nord del paese. Attualmente,
ogni italiano con più di 65 anni ha circa il 3 % di probabilità
teorica di morire per questa malattia.
Il controllo periodico aiuta il medico a diagnosticare il cancro prostatico
in una fase precoce, quando cioè non é solo curabile, ma anche
guaribile.
I sintomi del cancro della prostata sono assenti o scarsi nelle prime fasi e
spesso associati a quelli di una iperplasia prostatica benigna, (I.P.B.) coesistente.
Entrambe le malattie sono comuni nell'uomo e causano spesso difficoltà
minzionali con getto debole e frequente. La I.P.B. é l'ingrossamento
di quella parte interna della prostata che circonda da vicino l'uretra. Come
abbiamo già detto (cfr. Ipertrofia Prostatica Benigna ), non é
un cancro. Il solo modo accurato per distinguere tra I.P.B. e cancro é
l'ecografia prostatica transrettale associata al dosaggio del P.S.A. e alla
visita del medico specialista (vedi domande successive).
33 Che cosa provoca il cancro della prostata ?
La causa esatta del cancro della prostata é sconosciuta. Non si sa ancora
perché, in alcuni casi, le poche cellule cancerose presenti nella maggioranza
dei soggetti anziani inizino a proliferare dando origine al tumore.
Nelle sue fasi iniziali il tumore può non dare disturbi, poi, con il
passare del tempo, man mano che si accresce, il tumore inizia a premere sulle
parti vicine, ad esempio l'uretra. Questo fenomeno ostruisce il regolare deflusso
dell'urina dalla vescica. In questa fase della malattia gli uomini urinano più
frequentemente del normale (questo é spesso il primo sintomo della malattia)
; tavolta la minzione é molto difficile, addirittura dolorosa.
34 Ci sono altri sintomi ?
Altri sintomi sono la presenza di globuli rossi o bianchi nell'urina o nello
sperma. E' importante ricordare che il cancro della prostata, specialmente negli
stadi iniziali, può non dare sintomi di sorta. Per questo dopo i 40/50
anni si raccomandano controlli specialistici regolari.
Quando il cancro della prostata si diffonde ai linfonodi vicini, alle ossa o
ad altri organi, molti uomini sentono dolori ossei o articolari.
35 Perché il cancro della prostata si diffonde ?
La crescita e il normale funzionamento della prostata dipendono da un ormone
maschile: Il testosterone. Quasi tutto il testosterone é prodotto dai
testicoli, una piccola parte dalle ghiandole surrenali. Il testosterone ha il
medesimo effetto sul cancro della prostata che la benzina sul fuoco. Fino a
quando l'organismo produce testosterone il tumore cresce e si diffonde.
36 Come si fa la diagnosi di cancro della prostata ?
I medici usano molti metodi per diagnosticare il cancro della prostata.
L'esplorazione rettale é il sistema più usato ed antico. Con tale
esame il medico infila un dito guantato e lubrificato nel retto e palpa la superficie
posteriore della prostata attraverso la parete intestinale, in tal modo ne valuta
la forma e la consistenza. Questa procedura è rapida e causa un minimo
fastidio al paziente. Purtroppo quando il medico sente "qualcosa"
e questo si rivela essere un tumore, 1 volta su 2 la malattia è già
avanzata, e non più guaribile. Questo perchè non tutti i tumori
hanno forma e consistenza tali da renderli diversi e perciò riconoscibili
rispetto al tessuto sano e, inoltre, anche perchè molto spesso, sono
situati nella parte di prostata che non può essere toccata dal dito esploratore.
Un'altro test in uso é il dosaggio della fosfatasi acida prostatica (
F.A.P.) nel sangue. La FAP é un enzima prodotto dalla prostata. Quando
é presente un tumore, i livelli ematici di questa sostanza aumentano.
Questo esame é stato il primo ad essere utilizzato negli anni passati,
attualmente viene usato in misura minore poiché si é scoperta
un'altra sostanza prodotta dalla prostata in grado di offrire un maggiore aiuto
nella diagnosi.
L'antigene prostatico specifico (P.S.A.) é una proteina prodotta esclusivamente
dal tessuto ghiandolare prostatico sano e malato. Questa sostanza aumenta nel
sangue quando si sviluppano nella prostata un maggior numero di cellule ghiandolari;
le cellule ghiandolari malate, infiammate o tumorali, producono molto più
PSA dalle cellule normali.
Studi recenti hanno permesso di dimostrare che esiste una relazione tra il volume
della IPB e il livello del PSA. Mediante l'indagine ecografica transrettale
si può perciò ricavare il valore di riferimento individuale per
il singolo paziente (PSAP : PSA predetto ). Quando il PSA dosato nel sangue
supera il PSAP é necessaria molta prudenza perché é altamente
probabile la presenza di cellule carcinomatose.
I valori di riferimento di molti laboratori di analisi sono molto alti, e pertanto
possono generare un falso ottimismo; a volte anche con valori molto inferiori
a quelli ritenuti normali possono essere presenti adenocarcinomi significativi
della prostata.
L'ecografia prostatica transrettale é una indagine che permette di identificare
il valore del PSAP, le aree sospette, la funzionalità della vescica,
la presenza di calcoli prostatici, la struttura della prostata anche nella parte
lontana dal retto dove il dito del medico non arriva con l'esplorazione rettale.
Durante questo esame uno strumento sottile, in grado da generare onde ultrasonore,
viene inserito nel retto. Queste onde sono riflesse dai tessuti a seconda dalla
loro consistenza generando echi diversi. La stessa sorgente di ultrasuoni é
in grado di ricevere gli echi di ritorno, questi echi vengono poi trasformati
in una immagine che il medico può vedere su uno schermo televisivo.
Quando si sospetta la presenza di un cancro della prostata esiste un solo modo
per essere certi dalla diagnosi: la biopsia . Il medico può prelevare
piccoli pezzetti di prostata mediante un ago sottile. Questi pezzetti vengono
esaminati al microscopio in modo da verificare se esistono cellule carcinomatose.
Il modo più sicuro e indolore per prelevare i pezzetti di prostata nelle
zone sospettate é la biopsia prostatica ecoguidata per via transrettale.
Il medico "vede" ecograficamente le zone a rischio e lì esegue
i prelievi (tecnica ecografica mirata).
37 Quali sono gli stadi e le possibili cure del cancro della prostata?
Solo se il medico riesce a determinare lo stadio della malattia potrà
instaurare la cura migliore per i singoli casi. Le cure possono variare a seconda
delle condizioni generali del paziente, dall'età e dello stadio della
malattia.
E' importante che il paziente discuta con il medico le diverse opzioni possibili,
i loro vantaggi e gli svantaggi.
Gli stadi e le terapie possibili per il cancro della prostata sono descritti
nelle pagine seguenti.
STADIO A _ Il tumore é localizzato all'interno della ghiandola ed é
troppo piccolo per essere diagnosticato con l`esplorazione rettale, ma può
essere diagnosticato con le altre procedure. In questo stadio il tumore non
dà sintomi ed é guaribile. Sono possibili diversi tipi di terapia:
la rimozione chirurgica dalla prostata, la radioterapia e la criochirurgia.
Per tumori di stadio A, molto piccoli può essere presa in considerazione
anche la scelta di una vigile attesa.
La rimozione chirurgica della prostata ( PROSTATECTOMIA RADICALE )
Si tratta di un intervento chirurgico denominato prostatectomia radicale. Con
questa operazione si asportano la ghiandola prostatica, le vescicole seminali
e le ghiandole linfatiche vicine.
I vantaggi di questo intervento sono di natura psicologica e reale: il paziente
é naturalmente portato a ritenere che l'asportazione chirurgica dalla
ghiandola coincida con l'asportazione completa della malattia e pertanto con
la guarigione. Ma è ormai universalmente riconosciuto che solo per malattie
che non si sono ancora diffuse fuori dalla prostata ( stadi A e B ) questa aspettativa
è realmente giustificata. Infatti, l`intervento può risultare
un sacrificio inutile quando, nonostante l`impegno messo in atto, la stadiazione
preoperatoria sia stata sottostimata. Purtroppo capita in molti casi che dopo
1/3 anni il paziente scopra di essere portatore di cellule tumorali residue.
Si verifica così che solo a posteriori si possa realmente dire se l`intervento
sia stato utile o inutile.
Gli svantaggi sono legati al tipo di intervento; necessità di affrontare
un rischio chirurgico notevole che pertanto richiede delle condizioni generale
buone, l'ospedalizzazione di 2/3 settimane dopo l'intervento una convalescenza
di alcuni mesi, una alta percentuale di impotenza e la possibilità della
incontinenza. Come per ogni procedura chirurgica sono inoltre possibili altre
complicanze che richiedono ulteriori trattamenti.
Tutte queste considerazioni hanno messo in forte discussione nel mondo medico
questo intervento, tanto che vi é una revisione critica in atto su quali
siano le sue corrette indicazioni e il suo ruolo nella cura di questa malattia.
Radioterapia -
Con questa procedura si impiegano radiazioni ad alta energia per uccidere i
tessuti cancerosi. Questa terapia é valida per chi non vuole affrontare
i rischi dell'intervento chirurgico.
I vantaggi sono la possibilità di eseguire le sedute di radioterapia
senza ricovero, una discreta possibilità di contenere lo sviluppo del
tumore ed in alcuni casi di guarirlo, la possibilità di eseguire il trattamento
anche in età avanzata e in condizioni generali non ottimali.
Gli svantaggi sono il senso di stanchezza, reazioni cutanee nelle aree trattate,
la necessità di urinare spesso e con bruciori, nausea, diarrea, irritazione
del retto, sanguinamenti. La maggior parte di questi effetti cessano con la
fine della terapia. Esiste inoltre la concreta possibilità di non riuscire
a distruggere tutte le cellule tumorali.
Anche per questa terapia espone al rischio di impotenza.
La crioablazione -
La crioterapia era una terapia in uso negli anni 60/70 che é stata abbandonata
per le molte complicanze che si verificavano all'epoca. Recentemente, progressi
tecnologici e la possibilità di evitare i rischi dalla metodica grazie
al controllo ecografico introperatorio hanno riportato l'attenzione dalla comunità
medica su questa tecnica.
Si inseriscono nella prostata, sotto guida ecografica, delle sonde speciali
in cui circola una sostanza a raffreddata a -200 gradi. Il freddo che si genera
distrugge i tessuti tumorali che vengono successivamente riassorbiti. I vantaggi
della metodica sono: breve periodo di ospedalizzazione (da 1 a 3 giorni) ,la
convalescenza breve (solitamente il paziente riprende una vita normale dopo
7 giorni), la possibilità di eseguire la terapia anche in età
avanzata e in condizioni generali scadenti, la scarsità di complicazioni
chirurgiche, la ripetibilitá della procedura ove necessario, la possibilità
di scegliere in un tempo successivo altre forme di terapia, l'elevata percentuale
di guarnigione che nel 85/95 % dei casi richiede un solo trattamento.
Gli svantaggi sono la necessità di dover eseguire in alcuni casi una
seconda crioterapia, il rischio di impotenza, i rischi presenti in ogni procedura
operatoria.
STADIO B _ Il tumore é ancora localizzato dentro la prostata, ma si estende
nella ghiandola e spesso può essere percepito alla esplorazione rettale.
Spesso non ci sono ancora sintomi associati al tumore di questo stadio. Le possibilità
terapeutiche dal cancro della prostata in questo stadio permettono ancora una
cura radicale. Le terapie possibili sono le stesse dello stadio A.
STADIO C _ Il tumore é diffuso fuori dalla ghiandola, invade i tessuti
circostanti. In questo stadio é frequentemente presente una difficoltà
della minzione. Alcuni medici trattano anche questo stadio della malattia con
la prostatectomia radicale, ma attualmente é prevalente la scelta della
radioterapia, della terapia ormonale o la loro associazione. La crioterapia
é ancora in grado di assicurare un trattamento guaritivo in molti casi
di diffusione extraghiandolare limitata.
Nello stadio C si può praticare la terapia ormonale. Con questa terapia
si diminuisce il livello del testosterone e, pertanto , si ottiene una diminuzione
di volume del tumore e il controllo della sua crescita. Con questa cura, man
mano che la prostata si riduce di volume, i sintomi urinari migliorano.
Ci sono molti modi per ridurre il livello del testosterone.
La rimozione chirurgica dei testicoli -
Questa terapia é stata utilizzata tradizionalmente ed é ancora
usata da molti chirurghi. Il suo termine tecnico é orchiectomia. Benché
si tratti di un intervento semplice e non rischioso ha un impatto psicologico
rilevante. Bisogna però tenere presente, a suo vantaggio , che non richiede
di assumere preparati farmacologici, che i suoi effetti curativi sono ottimi
e gli effetti collaterali (impotenza e vampate) sono sovrapponibili alle altre
terapie ormonali.
LH-RH analoghi -
Con questa terapia ormonale si somministrano delle sostanze artificiali che
diminuiscono i livelli di testosterone. In tal modo la prostata e il tumore
diminuiscono in volume, i sintomi urinari migliorano, eventuali dolori cessano
o diminuiscono. Queste sostanze vengono somministrate mensilmente, per la via
intramuscolare o sottocutanea.
Al pari dell'orchiectomia causano impotenza e vampate.
Blocco androgenico totale -
Con questo tipo di terapia ormonale si aggiunge al LH-RH un'altro farmaco per
via orale che elimina anche l`effetto della piccola quota di testosterone prodotta
dalla ghiandole surrenali.
Gli effetti collaterali di questa terapia sono, oltre all'impotenza e alle vampate,
nausea, diarrea e affaticamento.
STADIO D _ In questo stadio della malattia le cellule cancerose si sono già
diffuse in altre parti del corpo (linfonodi, ossa, altri organi). I sintomi
più frequenti in questo stadio sono difficoltà urinarie, dolori
ossei, perdita di peso. Questi sintomi non sono sempre presenti, il paziente
può non avvertire disturbi anche in presenza di una malattia diffusa.
In questo stadio si praticano le terapie descritte per lo stadio C: terapia
ormonale, radioterapia, crioterapia; talvolta può essere praticata anche
la chemioterapia.
Recentemente la scelta più comune é di non eseguire la prostatectomia
radicale in presenza di metastasi dimostrate. Questo atteggiamento contrasta
però con l'opinione di altri ricercatori secondo i quali l'asportazione
del tumore originario é cosa utile, ecco perchè la crioterapia,
distruggendo la massa tumorale con rischi ridotti, rappresenta una scelta possibile
anche nello stadio D.
La chemioterapia
La chemioterapia é una cura con la quale si somministrano per la via
endovenosa sostanze chimiche che uccidono le cellule tumorali. Il problema é
che queste sostanze danneggiano anche un certo numero di cellule normali. Per
questo motivo vengono usate preferibilmente nelle forme molto avanzate. La chemioterapia
causa molti effetti collaterali.
38 Chi cura il cancro della prostata ?
Quando si sospettano problemi prostatici il medico pratico curante può
interpellare uno specialista chiamato urologo. L'urologo é un medico
e chirurgo preparato a diagnosticare e curare le malattie dell'apparato urinario
e genitale. L'urologo capirà se i sintomi di un paziente sono causati
da IPB o cancro. In alcuni casi il paziente può essere anche inviato
da un oncologo (uno specialista nel trattamento medico del cancro)
39 Come fare a decidere quale é la cura migliore nei singoli casi?
Questo scritto non vuole e non può dare risposte complete per ogni singolo
problema. Aspetti troppo tecnici sono stati volutamente esclusi. Ad esempio
non si é parlato del ruolo della linfoadenectomia laparoscopica di staging,
della resezione prostatica distruttiva o radicale.
L'esperienza porta a dire che ogni possibilità di cura dovrebbe essere
quanto più possibile discussa e chiarita tra medico e paziente, senza
voler necessariamente escludere i parenti più prossimi. Solo così
tutti potranno portare il loro contributo alla cura prescelta in modo tale da
trarne i migliori benefici.
40 Chi si occupa del cancro della prostata?
E' normale apprendere con ansia, preoccupazione o angoscia di essere portatori
di cancro della prostata. Gli stessi sentimenti e pensieri vivranno in parenti
e amici.
Dialogare con chi ha già affrontato questi problemi può essere
un modo per ricevere aiuto e incoraggiamento.
Se lo desiderate potreste chiedere al vostro medico di mettervi in contatto
con altri pazienti. I pazienti che afferiscono al nostro gruppo sono incoraggiati
a confrontare con altri le proprie esperienze, in modo da poter prendere le
opportune decisioni terapeutiche in modo più informato e consapevole
possibile.
CRIOCHIRURGIA PROSTATICA: LE DOMANDE PIÚ COMUNI
Vi preghiamo di riservare qualche minuto alla lettura delle informazioni che
riguardano l'ablazione criochirurgica della ghiandola prostatica. Pensiamo che
parecchi dubbi potranno essere fugati; inoltre, abbiamo raccolto qui di seguito
le domande che più spesso ci vengono poste a riguardo della crioterapia.
D. Cosa è la criochirurgia?
R. Vi è stato un primo tentativo si eseguire l'ablazione criochirurgica
(distruzione di tessuti mediante congelamento con azoto liquido) di cancro alla
prostata verso la metà degli anni '60. Così come veniva concepita
all'epoca, la procedura consisteva in una incisione del perineo (la zona tra
lo scroto e il retto), i chirurghi introducevano quindi la sonda congelante
direttamente nella ghiandola prostatica, aiutandosi con ciò che riuscivano
a vedere e toccare, per controllare la procedura, man mano che essa andava avanti.
Le gravi complicanze causate dall'impossibilità di tenere sotto controllo
il processo di congelamento e di sapere quale tessuto veniva precisamente distrutto
portarono ad un abbandono della tecnica.
Nel 1985 il dott. Gary Onik, un radiologo interventista, ricominciò a
sperimentare la tecnica crioterapica in relazione ai vantaggi offerti dall'ecografo:
la visualizzazione in tempo reale dell'interno dei tessuti.
Il dott. Onik scoprì che anche il processo congelante poteva essere visualizzato
in questa maniera e, nel 1987, iniziò ad applicare la crioterapia ecoguidata
a tumore del fegato inoperabile dalla chirurgia tradizionale.
L'interesse del dott. Onik si volse poi all'eventuale utilizzo di questa tecnica
combinata in altri campi, ed egli si imbatté quasi immediatamente in
quello della prostata. Nel 1990 contattò il dott. Jeffrey Cohen, un chirurgo
specializzato in urologia, allo scopo di sviluppare insieme a lui una tecnica
"non aperta" (senza incisioni) grazie all'uso dell'ecografia. La fattibilità
di una tale tecnica e le eventuali complicanze furono, all'inizio, fatte oggetto
di sperimentazione su cani.
I risultati furono eccellenti: i cani sopportavano la tecnica molto bene e gli
effetti collaterali erano trascurabili; inoltre, i chirurghi erano in grado
di osservare il processo di congelamento dall'inizio alla fine. Nel giugno 1990
pertanto i dottori Onik e Cohen si sentirono sufficientemente sicuri da sottoporre
i primi pazienti alla tecnica.
Vi sono state pietre miliari e contrattempi, comunque, lo studio e l'evoluzione
della procedura sono tali che oggi, negli USA, sono state eseguite più
di 10.000 operazioni. Circa 120 centri, molti dei quali presso le più
prestigiose università, sono operativi. I risultati sono stati tanto
incoraggianti da far sì che la crioterapia sia fortemente supportata
dalle associazioni dei pazienti portatori di cancro della prostata.
D. Come viene scelta questa procedura?
R. Lei incontrerà per un consulto il suo urologo di fiducia che la sottoporrà
ad una visita. Egli controllerà la sua cartella clinica e gli altri esami
eseguiti. Il medico le spiegherà che cos'è la crioterapia, le
implicazioni della procedura, i rischi, le complicanze ed i vantaggi.
Durante questo colloquio, il medico le illustrerà le terapie disponibili
contro il cancro alla prostata, ad esempio la privazione ormonale, la radioterapia
sia con irradiazione dall'esterno che con impianti di granuli radioattivi, la
prostatectomia radicale e la crioterapia. Il suo urologo traccerà uno
specifico iter delle cure adatte al suo caso.
Le verranno presentati tutti i fatti noti di ogni terapia e, una volta pienamente
al corrente, lei dovrà prendere la sua decisione. Qualunque sia la terapia
da lei scelta, essa sarà quella giusta per lei.
Se la sua decisione riguarda la crioterapia, le verranno impartite ulteriori
istruzioni e comunicate le possibili date per l'intervento.
D. In quali casi può venire effettuata questa procedura?
R. In quelli dove tramite biopsia è stata provata l'esistenza di un tumore
prostatico.
La criochirurgia è stata applicata a tumori confinanti all'interno della
ghiandola (stadi A e B) e a quelli propagatisi all'esterno (stadi C e D). La
procedura viene anche intrapresa nei casi dove la radioterapia e la prostatectomia
radicale non hanno sortito effetto e dove la biopsia mostra un recidiva del
tumore prostatico. Nel suo caso particolare, l'urologo potrebbe decidere che
bisognerà effettuare biopsie ulteriori per poter circoscrivere con precisione
lo stadio della malattia e così guidare meglio la procedura.
D. Quali sono i rischi, le complicanze e i potenziali vantaggi della crioterapia?
R. I rischi sono i medesimi associati alla chirurgia generale: perdita di sangue,
infezioni, incontinenza e il fallimento nel tentativo di debellare il cancro.
A tutt'oggi non vi sono state segnalazioni di mortalità collegata alla
procedura, né di perdita di sangue significativa (tale da richiedere
trasfusioni), o di qualsiasi infezione pericolosa. Non si sono nemmeno verificati
casi di incontinenza urinaria persistente.
Le complicanze finora collegate alla procedura sono fistole uretrorettali (tratto
apertosi tra l'uretra e il retto con conseguente perdita di urina attraverso
il retto), casi di distacco del tessuto uretrale (il tessuto dell'uretra si
squama e può causare l'ostruzione del flusso urinario) e singoli casi
di stenosi uretrale (il restringimento del canale che convoglia l'urina fuori
dalla vescica).
Tutte queste complicanze sono state risolte positivamente. Inoltre, da circa
due anni, sono in uso presso alcuni centri nuove tecniche di controllo della
crioablazione mediante termometri. Questi strumenti, inseriti strategicamente,
permettono di minimizzare le già rare complicanze e di migliorare percentuale
di guarigione.
I potenziali vantaggi rispetto al tradizionale intervento chirurgico di prostatectomia
radicale includono una incidenza molto minore di complicanze, un periodo di
degenza decisamente ridotto (mediamente in 2 giorni contro 15/20), una più
rapida convalescenza è, non ultimo, la possibilità di ripetere
la stessa terapia ove fosse necessario.
D. Sono preoccupato per la mia potenza sessuale, rischio di perderla con questa
procedura?
R. L'esperienza di Cohen è che 1 uomo su 3 riacquisterà la potenza
entro 12 mesi dall'intervento. In altre parole, il 67% degli uomini è
impotente. Recentemente Lee ha descritto nella sua casistica che il 59 % dei
pazienti ritorna potente a 1 anno dalla crioablazione.
È probabile che alla base di questo ritorno alla potenza ci sia la rigenerazione
dei tessuti nervosi. La percentuale reale deve ancora essere fissata. Tale argomento
va affrontato singolarmente caso per caso.
D. Per quanto tempo devo restare in ospedale?
R. La durata media di degenza è di 2 giorni, salvo complicanze impreviste.
Subito dopo l'intervento lei verrà sistemato nella zona di risveglio
dove la terremo sotto controllo finché non sarà in grado di tornare
nella sua stanza. La stessa sera potrà cenare normalmente. Il giorno
dopo il chirurgo le farà una visita per vedere come si sente. Potrà
alzarsi e deambulare. Sotto l'ombelico noterà un tubicino coperto da
una medicazione. Questo tubicino si chiama soprapubico ed è stato posto
nella vescica con lo scopo di farlo agire come valvola di sfogo quando lei cercherà
di spingere per la prima volta l'urina attraverso il pene. Sarà il personale
a spiegarle come trattarlo con cura. Normalmente, esso resta dentro la vescica
per 7-10 giorni, la sua rimozione é agevole e indolore, nei giorni in
cui resterà in sede non sarà di ostacolo ad una vita normale.
Se starà sufficientemente bene, verrà dimesso il giorno seguente
con una piccola scorta di antibiotici il cui dosaggio le verrà indicato.
La maggioranza dei nostri pazienti torna alle proprie attività quotidiane
entro 1 settimana dall'intervento, con pochissimi limiti ad esse.
D. Come mi devo comportare per i controlli?
R. Prima di lasciare l'ospedale le verrà fornito il calendario delle
visite di controllo. Gli esami del sangue per stabilire il livello del P.S.A.
verranno fatti 12 settimane dopo l'operazione. Di seguito, basterà un
esame del sangue ogni 2/3 mesi. La prima biopsia prostatica transrettale le
verrà effettuata a distanza di 3 mesi dall'intervento dopo il secondo
esame del sangue. Le raccomandiamo, per questa biopsia, di rivolgersi allo stesso
urologo che l'ha operato, in modo che il suo caso venga seguito con la massima
attenzione fino in fondo.
D. In che percentuale la crioterapia è riuscita a debellare il cancro?
R. Al momento di questo scritto possediamo i seguenti dati dagli USA, sovrapponibili
ai nostri: dei pazienti che sono stati operati da oltre 3 mesi, gli esami del
P.S.A. e le biopsie non mostrano più traccia di cancro nel 90 % dei casi,
mentre nel 10% le biopsie postoperatorie sono positive. La percentuale di biopsie
positive cresce a seconda dello gravità della malattia originaria per
il quale il paziente è stato operato.
T.U.N.A. TRANSURETRAL NEEDLE ABLATION
Il sistema T.U.N.A. serve per distruggere l'adenoma prostatico (I.P.B.) con
una tecnica minimamente invasiva, a basso rischio, senza ricovero ospedaliero,
senza dover ricorrere ad anestesia generale.
Si utilizza uno strumento speciale che viene portato a contatto della prostata
attraverso il canale urinario. Dalla punta dello strumento vengono fatti uscire
2 aghi sottili che penetrano nella ghiandola. Un generatore di basse frequenze
radio é connesso ai 2 aghi che fungono così da antenna. Le onde
elettromagnetiche causano un riscaldamento controllato della prostata fino a
90 .Il calore generato distrugge l'adenoma, in un secondo tempo i tessuti si
retraggono e il canale urinario si allarga in modo da migliorare il deflusso
urinario. Il T.U.N.A. é in uso presso numerosi centri in diversi paesi
europei ed extraeuropei.
Sono possibili candidati a questo tipo di terapia della I.P.B. i soggetti con
più di 45 anni, un punteggio di sintomi medio-grave che dura da oltre
3 mesi. Sono esclusi pazienti con adenomatosi a 3 lobi, sospetto adenocarcinoma,
prostatite in atto, insufficienza renale, restringimenti del canale urinario,
contratture del collo vescicale.
Fino ad ora sono stati trattati con questo sistema circa 1000 pazienti con un
miglioramento medio di circa il 66% nella valutazione con punteggio sintomi.
VANTAGGI :
I vantaggi della tecnica consistono nella sua scarsa invasività, nella
possibilità di operare pazienti in cattive condizioni, ad alto rischio
operatorio, senza ricovero, la convalescenza breve, la rapida ripresa di una
minzione normale, l'evitare i rischi connessi alle altre tecniche chirurgiche
tradizionali.
SVANTAGGI :
Lo svantaggio essenziale é che non si conosce ancora il follow-up prolungato
di questa tecnica. E' probabile che alcuni pazienti possano necessitare con
il passare degli anni di una seconda procedura disostruttiva. Ad ogni modo questo
evento si verifica anche con le tecniche tradizionali e pertanto non rappresenta
un punto a sfavore esclusivo di questa metodica, ma di tutte le tecniche chirurgiche.
PRATICAMENTE :
Bisogna sottolineare che soltanto un accurato esame del singolo caso permette
di stabilire se il paziente é eligibile a questo tipo di terapia che,
come ogni altro tipo di cura, non va considerata la soluzione miracolistica
di ogni problema, ma soltanto una nuova arma sofisticata posta vicino alle tecniche
tradizionali.
TERMINI MEDICI
BIOPSIA: La rimozione di un piccolo frammento del corpo a fini diagnostici.
EIACULAZIONE: L'emissione rapida di sperma solitamente associata all'orgasmo.
ESPLORAZIONE RETTALE: una procedura comune per la diagnosi dei tumori della
prostata; si tratta di una visita particolare con la quale il medico inserisce
nel retto del paziente un dito guantato e lubrificato, in modo da percepire
la forma e le dimensioni della prostata attraverso la parete del retto.
FOSFATASI ACIDA PROSTATICA: si tratta di una sostanza dosabile nel sangue e
che aumenta in molti casi quando il tumore si è diffuso fuori dalla ghiandola.
GHIANDOLE SURRENALI: situate sopra i reni, producono un a piccola parte dell'ormone
maschile, il testosterone.
IMPOTENZA: la impossibilita di ottenere la penetrazione nel rapporti sessuale,
solitamente per difficoltà di erezione.
INCONTINENZA: perdita incontrollata di urina.
LH-RH ANALOGHI: sostanze artificiali simili a quelle naturali che provocano
la produzione del testosterone.
LINFOADENECTOMIA: rimozione dei linfonodi vicini alla prostata al fine di esaminare
la eventuale presenza di cellule tumorali.
LINFONODI: piccole strutture a forma di fagiolo che si trovano lungo i vasi
del sistema linfatico. I linfonodi producono globuli bianchi e filtrano i batteri
o le cellule carcinomatose che circolano nel sistema linfatico.
METASTASI: La diffusione di cellule carcinomatose in altre parti dell'organismo.
ONCOLOGO: medico specialista nella cura dei tumori.
ORCHIECTOMIA: Rimozione chirurgica dei testicoli.
PERINEO : regione anatomica posta tra la radice dello scroto e l'ano.
PROSTATECTOMIA RADICALE: rimozione chirurgica della prostata, delle vescicole
seminali e dei linfonodi vicini.
P S A predetto: valore di riferimento teorico del PSA del singolo individuo
che si ottiene durante un esame ecografico transrettale della prostata: aiuta
il medico nella decisione di eseguire o meno la biopsia prostatica.
P S A: sostanza prodotta esclusivamente del tessuto prostatico.
P S A test: esame del sangue con il quale si dosano i livelli del PSA, se tali
livelli sono elevati bisogna sospettare la presenza di un cancro.
RETTO: la parte terminale dell'intestino che sbocca nell'ano.
SPERMA: liquido biancastro e denso contenente oltre agli spermatozoi anche il
secreto della prostata.
STADIAZIONE: insieme degli esami che si eseguono per conoscere lo stadio di
un cancro.
STADIO: termine usato per definire l'estensione del cancro.
TESSUTO: gruppo di cellule organizzate il modo da eseguire uno specifico compito.
TESTOSTERONE: ormone maschile prodotto dal testicoli e in piccola parte dalle
ghiandole surrenali. Il testosterone stimola l'attività sessuale maschile
e la crescita degli organi sessuali, compresa la prostata.
TUMORE: insieme di cellule che crescono in modo abnorme.
TUMORE BENIGNO: un tumore a crescita limitata, non canceroso.
TUMORE MALIGNO: un tumore di tipo canceroso, che tenda a svilupparsi e diffondersi
senza controllo.
URETRA: canale che porta l'urina dalla vescica all'esterno durante la minzione.
UROLOGO: medico specialista nella diagnosi e cura delle malattie dell'apparato
urinario e dell'apparato genitale maschile.
fonte: http://www.interware.it