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LA GENESI TRA GNOSTICISMO E PLATONISMO Dott. Valerio Sanfo

 

La Rivelazione

Le religioni si basano su una conoscenza assiomatica, grazie alla quale la perfezione e l'infallibilità dell'ente supremo dettano i paradigmi dogmatici e comportamentali: la rivelazione.
Le rivelazioni sono messaggi conoscitivi indiscutibili (perché perfetti) che assicurano alle divinità le forme di culto con le quali gli uomini devono onorarle.
La rivelazione è una conoscenza divina, atta ad indicare, all'uomo, la strada della salvezza. Essa assume il valore di un insegnamento diretto (Dio-umanità), non contaminato dagli errori e dalla falsa conoscenza, essendo frutto di un ente supremo, infallibile.
La rivelazione non può essere cambiata nel tempo (altrimenti non sarebbe perfetta), anche perché la divinità è atemporale e aspaziale. Questa caratteristica la rende ga-rante di un’imperturbabile stabilità: gli uomini cambiano e si succedono, ma i dogmi rivelati restano inalterati.
Così anche la religione assume indirettamente tale valore, ovvero di verità assiomatica fuori da ogni discussione e ragionamento umano: le rivelazioni restano tali e quali come quando sono state generate, e non si cambiano più.
La rivelazione, inoltre, ha sempre origini antichissime, tanto lontane nel tempo da essere collocate all'inizio dell'esistenza umana di un popolo o una città. Quindi si deduce che una rivelazione per essere considerata tale non può essere giovane e databile, anzi più il ricordo si perde nel tempo, più questa acquista valore di credito.
L'optimus si realizza, quando l'antichità delle conoscenze rivelate sono talmente arcane da assumere un valore miti-co.
Considerare la mitologia come un insieme di fantasie e allucinazioni generate dalla mente dell'uomo, è cosa sciocca, e indica la grande ignoranza agnostica dell'individuo. La religione deve per forza di cose, basarsi su una conoscenza diretta, e rivelata.
Per rivelazione si intende, così, il ricoprire, l’avvolgere la verità che essendo completamente trascendente, non potrebbe altrimenti apparire in alcun modo, paradossalmente bisogna coprire, celare per fare conoscere.
Se un'entità trascendente, immateriale, vuole essere percepita dall'uomo, deve ricoprirsi di un sottile velo che rappresenta il limite infinitesimale della materia. Il velo avvolge l'ente, puro spirito, e ne evidenzia, sommariamente, le forme e le qualità. La religione rivelando, nasconde, e per un certo aspetto, confonde. Guai all'uomo che si ferma al concetto esteriore, "al velo"; ecco perché la rivelazione va compresa, interpretata proprio nella sua indole trascendente e assiomatica.
Il positivismo, ricco di determinismo, la fede comtiana (positivismo estremo) e il panlogismo (riconoscere solo ciò che è reale e razionale) sono completamente indirizza-ti sulla strada opposta: portano l'attenzione non solo sul velo celatore, ma sul soggetto osservatore, quindi sul mondo fuori dalla causalità emanatrice.
Con il passare del tempo, si sono successe religioni diverse, alcune sono morte, altre si sono trasformate ed altre ancora sono nate. Ebbene, anche le rivelazioni sono apparse diversamente, e strettamente legate al proprio credo religioso.
L'uomo si è evoluto, trasformato nel corso dei millenni e gli sono state offerte, per ogni periodo, le giuste rivelazioni, proporzionate alle sue capacità intellettive.
Nella dottrina delle idee di Platone, troviamo il significato della conoscenza raggiunta per gradi o per livelli.
Il vero Dio, quello inconoscibile, innominabile, perfetto, incommensurabile, rappresenta la prima vera "IDEA", unica nel suo genere e completa, ma talmente intelleggibile per l'uomo, da appartenere al mondo del tutto-niente.
Quattro sono i gradi della conoscenza (secondo Platone): il primo utilizza l'immaginazione, il secondo la credenza, il terzo il pensiero dianoetico (cioè fatto di discorsi) e 1'ultimo l'intellezione. L'immaginazione dell'uomo, con il suo bisogno di protezione, ha dato vita alle immagini di entità antropomorfe fantasmagoriche, nate dalla mente dell'uomo stesso.
Queste idee immaginarie, sul piano dell'immaginazione (piano esistenziale per la mente) esistevano veramente e vivevano una loro vita, con caratteristiche umane positive e negative. Non bisogna sorridere di quel periodo e considerarlo senza alcun senso. L'uomo di oggi è passato at-traverso quella fase ontogenetica, anche perché a quel tempo non poteva avvenire diversamente. L'umanità si trovava in una fase di costruzione animica nella quale nient'altro era possibile conoscere. Quindi gli dei erano sì immagini dell'uomo, ma immagini fissate nell'immateriale e alimentate dalla collettività.
Quando noi, oggi, ci riferiamo a ragionamenti puramente fantasiosi, affermiamo che si tratta di un mondo immagi-nario. Ebbene, se una moltitudine di uomini immagina la medesima cosa, questa esiste (immaginariamente).
Il secondo grado della conoscenza è di tipo "credente"; ovvero l'atto di prestar fede, e quindi di affidarsi con fi-ducia verso la fonte annunciatrice della conoscenza. Il credente diventa così "il fedele", il devoto, il servitore.
Le credenze popolari si originano dalle antiche conoscenze dell'uomo, ma pur essendo valide e per alcuni versi confutabili, non è possibile risalire all’idea che le ha generate. Si sa che funzionano, ma non perché funzionano.
Ecco perché richiedono un atto di affidamento, potremmo dire che si tratta di una conoscenza amputata della sua originalità ma, comunque, più valida e ampia di quella immaginativa. Dall'immaginazione prendono forma le divinità umane, dalla credenza emerge l'eroe mitico, il pa-racleto consolatore, il super-uomo che genera la super-divinità.
Le divinità monoteiste si rivelano all'uomo chiedendo di essere credute, perché ciò che rivelano è talmente grande da non essere compreso a fondo dagli uomini.
Per trasmettere una simile conoscenza, bisogna avvalersi di comunicazioni dotte, e solo la teologia può svolgere questo compito.
La conoscenza del "pensiero dianoetico", svolge questo compito grazie al legame tra discorso e principio emanatore.
La filosofia prima, la teologia dopo, e oggi 1'exoterismo, perseguono questo scopo conoscitivo. Non si osanna, incensa, prega un ente supremo solo perché la credenza e il passato lo hanno tramandato, ma si indaga sulla validità odierna e sulla motivazione per la quale l'entità esiste.
Quando tramite una giusta ricerca, l'uomo giunge ad una presa di coscienza, talmente ampia da permettergli un alto grado di conoscenza, raggiunge l'intellezione che gli dà modo di cogliere la vera essenza delle cose.
L'intelligibile non usa i sensi ma li trascende, e l'idea originaria viene vista nella sua vera appartenenza. Si tratta di comprendere la "rivelazione" nella sua immensa semplicità.
Aurelio Agostino di Ippona, conosciuto più semplicemente come S. Agostino, nella sua opera "De vera Religione", giunge all'idea prima della grande Rivelazione. Per Agostino la Rivelazione divina, frutto di conoscenze storiche tramandate è vera, ma rappresenta solo un suo aspetto (una parte della verità).
Nei Sacri Testi le informazioni rivelate sono il frutto della linea filogenetica con il Dio e rappresentano le sorgenti originarie. Accanto alla Rivelazione storica, opera un'altra Rivelazione, inserita direttamente nell'animo dell'uomo: una Rivelazione interiore. Ponendo ascolto alla voce interiore, si possono unificare le due Rivelazioni, così la storica e 1'interiore diventano un'unica cosa.
Il veggente sa interpretare le sacre scritture, perché prima di tutto vede chiaramente dentro di sé, e poi comparando il proprio mondo con gli altri, capisce il significato di essi.
Nella prima (la storica) devo avere fede, alla seconda devo giungere con un ragionamento interiore. Ma siccome le due pur parlando un diverso linguaggio dicono la medesima cosa, bisogna avere fede nella ragione, consapevoli che il grande autore è dentro ogni uomo che vuole il bene.
San Paolo a tal proposito si esprimeva: "Non sapete voi che siete il tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi?".
Il compito della Rivelazione agostiniana, non è tra le più semplici, perché comporta il raggiungimento di una verità presente, ma occultata nel profondo dell'animo.
La ricerca interiore deve portare al discernimento di ciò che è giusto da ciò che è falso.
Il punto forte della sua convinzione sta nel1'affermare che se la verità fosse estranea all'uomo, il concepimento dualistico del vero e del falso sarebbe precluso.
La scoperta del mondo allucinatorio, delle illusioni im-presse nella mente, dell'errore di valutazione della realtà, sono il compito assegnato a colui che vuole prendere coscienza e incamminarsi sulla strada della ricerca. Una ri-cerca ragionata, arguta, che porta dopo travagli, all'accesso del grande libro della verità: "La Rivelazione divina".


Tratto da

La Genesi tra gnosticismo e platonismo
Dall’atto creativo alla realtà umana

Autore Valerio Sanfo

Università Popolare A.E.ME.TRA.

 

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