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VACCINO PER L'EPATITE B E LA RELAZIONE CON LA SCLEROSI MULTIPLA
Nuove ricerche e vecchie polemiche: un autorevole lavoro, pubblicato su Neurology, ha consentito di seguire le persone vaccinate contro l’epatite B per un tempo sufficientemente lungo, e di rilevare un aumento notevole (3 volte) dei casi di malattia demielinizzante (sclerosi multipla) tra i soggetti vaccinati rispetto a quelli che non lo sono. Nuove ricerche e vecchie polemiche: un autorevole lavoro, pubblicato pochi giorni fa su Neurology, ha consentito di seguire le persone vaccinate contro l’epatite B per un tempo sufficientemente lungo, e di rilevare un aumento notevole (3 volte) dei casi di malattia demielinizzante (sclerosi multipla) tra i soggetti vaccinati rispetto a quelli che non lo sono.
La ricerca di cui parliamo è stata pubblicata sul numero di settembre
di Neurology (Naismith RT, Cross AH. Neurology. 2004 Sep 14;63(5):772-3), vale
a dire una delle più autorevoli riviste internazionali di neurologia,
e rende assolutamente necessarie alcune riflessioni su questo dato.
• Se è vero, come sembra dai dati ufficiali (tutti controllati
dallo Stato), che la vaccinazione antiepatite B riduce il rischio di ammalarsi
di questa malattia, tuttavia il fatto che le malattie demielinizzanti possano
avere un incremento numerico deve essere tenuto in seria considerazione.
• A dispetto dei numerosi lavori che affermano costantemente il contrario,
il vaccino non è totalmente innocuo. Questo dato non comporta di per
sé che sia utile o non utile, polemica che in questo momento è
fuori di luogo, ma semplicemente che non può essere passato sotto silenzio
il fatto che possa dare dei danni, e che quindi ogni individuo deve essere chiamato
a una scelta consapevole per decidere se optare per i rischi di una epatite
B oppure per quelli di una forma patologica di demielinizzazione. Questo dovrebbe
valere sia per vaccini facoltativi come quelli antinfluenzali sia, a maggior
ragione, per quelli che in Italia sono invece obbligatori, come l’antiepatite
B (ed è opportuno ricordare qui che l’Italia è uno dei pochissimi
Paesi d’Europa e del mondo ad aver reso obbligatorio questa forma di profilassi).
• Quando nel 1996 in Francia la vaccinazione antiepatite B venne sospesa
per la frequente comparsa di forme di malattia demielinizzante con oltre 200
casi di Sclerosi multipla insorti negli adolescenti e preadolescenti vaccinati
contro l’epatite B, ci fu una levata di scudi contro questa decisione,
che trovò una conferma “scientifica” in due articoli pubblicati
sul New England Journal of Medicine (link su medline) sui quali noi di Eurosalus
riportammo le dovute considerazioni già allora. I lavori, finanziati
e sostenuti dalle ditte farmaceutiche che producono il vaccino, studiarono solo
i due mesi successivi alla vaccinazione, e i risultati vennero pesantemente
discussi in sede scientifica nelle settimane seguenti come non corretti e pretestuosi;
i media per altro segnalarono solo che finalmente si era posta una pietra sulla
problematica del vaccino antiepatite B che era definitivamente innocuo!
• Poiché anche sui foglietti illustrativi del vaccino viene segnalata
la possibile (ma rara) evenienza di una forma demielinizzante, è bene
che la presenza di forme simili in famiglia sia davvero considerata una pesante
controindicazione, e che si cessi il furore da Santa Inquisizione che spesso
viene adottato per vaccinare anche chi, magari, ha parenti stretti che soffrono
di queste forme, quindi accettando che la vaccinazione antiepatite B possa essere
non fatta.
• Le polemiche sulla verità in medicina sono costantemente elevate.
Tuttavia oggi viviamo in tempi che rendono preferibile costruire il proprio
benessere con comportamenti sani e con un’alimentazione corretta piuttosto
che sull’esclusiva dipendenza da farmaci o da procedure che entrano, come
dice il filosofo Gadamer, in un territorio di confine tra scienza ed economia,
nel quale spesso le giuste ragioni delle due parti si confondono.
Per concludere, è utile segnalare che questo lavoro, come altri, potrebbe
essere contrastato e rifiutato in sede scientifica. Ad esempio, lo studio non
è stato in grado di dire se il vaccino acceleri la comparsa della malattia
in soggetti già destinati a svilupparla, o se determini nuovi casi di
malattia in soggetti suscettibili. Tuttavia ci auguriamo che aiuti a far crescere
il diritto ad una informazione più chiara su questi temi, perché
ognuno possa esprimere con pieno diritto (come negli USA) la propria scelta,
soprattutto nei confronti di forme di trattamento che suscitano polemiche in
così vasti strati del mondo scientifico ed accademico, oltre che tra
i cittadini che ne usufruiscono.