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TERAPIA CHELANTE

 

Da una recente inchiesta dell’American Chemical Registry di Washington risulta che attualmente vengono utilizzate dal mercato oltre 14 milioni di sostanze chimiche diverse e che ogni settimana il loro numero aumenta di diecimila nuove unità. La grande maggioranza di queste sostanze chimiche viene rilasciata nell’ambiente, interferendo quindi necessariamente con il nostro ecosistema. Tra tutte le sostanze inquinanti i metalli pesanti sono i composti più pericolosi e dannosi. In particolare, la ricerca tossicologica ha recentemente dimostrato l' estrema pericolosità della esposizione cronica a bassi dosaggi.Infatti, i metalli pesanti penetrano in maniera insidiosa nel nostro organismo attraverso cibi, bevande, aria atmosferica, abiti e trasporti. La loro azione consiste nel bloccare l'attività di numerosi complessi enzimaticii. E’ convinzione diffusa inoltre, che i metalli pesanti giochino un ruolo causale o concausale in un numero di patologie assai più vasto di quello attualmente accertato. I metalli pesanti più comuni quotidianamente assunti dall’ambiente con aria, acqua e cibo sono il piombo, il mercurio, l’arsenico, il cadmio, l’alluminio, il nickel e lo stagno. L’assorbimento dei metalli pesanti a livello gastrointestinale varia a seconda delle condizioni dell’ospite, della composizione (inorganica od organica) e dello stato di valenza (elementare o ionico) del metallo. Il sangue è il principale mezzo di trasporto dei metalli secondo cinetiche dipendenti da: diffusibilità, forma di legame, velocità di biotrasformazione e disponibilità di ligandi intracellulari. Le principali vie di escrezione dei metalli sono quella renale e quella gastrointestinale. In minima parte l’eliminazione può avvenire per salivazione, traspirazione, esalazione, allattamento, esfoliazione della pelle e perdita di unghie e capelli. Alcuni organi (ossa, fegato e rene) sequestrano determinati metalli in concentrazione relativamente elevate e per anni. Alcuni metalli come il ferro, il rame e il selenio in bassissime concentrazioni (tracce) sono necessari allo svolgersi delle normali funzioni metaboliche, ma risultano essere tossici a dosaggi superiori. Altri metalli, invece, come il piombo, il mercurio e l’alluminio, vengono definiti xenobiotici e in teoria esercitano effetti tossici sull’organismo qualsiasi sia il livello di esposizione. Il livello dei metalli nel sangue e nelle urine riflette la recente esposizione agli stessi e la valutazione risulta generalmente di forte sottostima rispetto alla quantità dei metalli effettivamente accumulata nei tessuti e negli organi. Il contenuto dei metalli nei capelli è in rapporto alla quantità del metallo presente nel sangue al momento in cui il capello veniva formandosi e non riflette l’accumulo a lungo termine che si è verificato a livello degli organi; inoltre solo determinate forme del metallo si accumulano nel capello, come avviene per il mercurio organico (pesce contaminato) , ma non per quello inorganico (vapori dall’amalgama). Il metodo più obiettivo e scientificamente valido per la determinazione della tossicità da metallo pesante è rappresentato dal test di chelazione, che consiste nel confronto tra i valori di metallo tossico presente nelle urine prima e dopo la somministrazione di un agente chelante. La chelazione è un meccanismo chimico utilizzato nel mondo vegetale e animale attraverso il quale una molecola biologica incorpora all’interno della propria struttura un minerale, usualmente uno ione metallico. Una volta chelato, il minerale perde le sue proprietà fisiologiche o tossiche, in quanto viene sequestrato all’interno della struttura dell’agente chelante e con esso viene eliminato.

Gli agenti chelanti attualmente impiegati comprendono:

Acido etilendiaminotetracetico (EDTA)
Dimercaptopropanolo (dimercaprolo)
Penicillamina
Deferoxamina mesilato (deferoxamina)
Acido dimercaptosuccinico (DMSA)
Trientina


ACIDO ETILENDIAMINOTETRACETICO (EDTA) L’EDTA è un aminoacido sintetico che, quando viene introdotto endovena, chela i seguenti ioni con attività decrescente :- Cromo ; ione ferrico ; mercurio ; rame ; piombo ; zinco ; alluminio, ione ferroso ; manganese ; calcio e magnesio.L’azione chelante avviene quando un minerale accetta uno scambio di almeno due elettroni con la molecola dell’EDTA. L’EDTA chela gli ioni calcio presenti nel sangue e li elimina con le urine. La riduzione del valore del calcio ematico induce una attivazione del paratormone con richiamo degli ioni calcio dalle ossa e dai tessuti ectopici per compensare la riduzione del calcio ematico.La chelazione del Ferro e del Rame avviene quando essi non fanno parte di complessi enzimatici o di sistemi di trasporto, ma solo quando si trovano in forma libera. Il meccanismo d’azione è dunque "selettivo e mirato".Il rame viene chelato con avidità dall’EDTA. La sua quantità escreta è bassa perché il rame libero e quindi chelabile è in concentrazioni assai ridotte e perchè la maggior parte di questi pazienti è deficiente di rame .La chelazione del ferro è altissima e continua anche dopo il termine del trattamento chelante.3 gr di EDTA estraggono 1,8 gr di Piombo.L’EDTA non attraversa le membrane cellulari, le pareti endoteliali e la barriera ematoencefalica, per cui, mentre riesce ad estrarre rapidamente il piombo che si trova nel sangue, non è in grado di raggiungere quello depositato all’interno delle cellule.L’azione dell’ EDTA nei confronti del piombo intracellulare è solo indiretta e si riferisce a quella quantità di piombo che lentamente diffonde dalle cellule verso il torrente sanguigno.La quantità di piombo contenuto nel nostro corpo è 500 volte superiore rispetto a quella presente 100 aa fa ! Negli USA vi sono ogni anno 2500 casi di intossicazione acuta e si ritiene che una elevata percentuale di bambini presenti una intossicazione da piombo con problemi di accrescimento e apprendimento.Il piombo interagisce con il glutatione, la glutatione perossidasi e con il selenio bloccando quindi uno dei meccanismi chiave della nostra difesa antiossidante.Il piombo viene ingerito con l’acqua potabile (contaminata dalle condutture in piombo), i cibi in scatola, le tinture, i gas e l' inquinamento atmosferico.I sintomi da intossicazione da piombo comprendono : cefalea, depressione, insonnia, affaticabilità, irritabilità, ansia, debolezza, algie muscolari, mancanza di appettito, calo ponderale, ipertensione, ridotta funzionalità renale e surrenalica, infertilità nell’uomo e aborti spontanei nella donna, gotta saturnina,anemia da deficienza di ferro, pigmentazione blu nerastra alla base delle gengive.Nei bambini la sintomatologia comprende : iperattività, pianto frequente ed immotivato, comportamento pauroso, difficoltà di apprendimento, disturbi della parola, ritardo mentale e convulsioni.Sorgenti di piombo sono : atmosfera, gas di scarico delle auto, fonderie, acqua potabile, verdura coltivata in prossimità di vie trafficate e/o in terreni contaminati, frutta e succhi in barattolo, latte proveniente da animali allevati in pascoli contaminati, carni (soprattutto fegato di animali contaminati), dentifrici, batterie di auto, quotidiani, tabacco e cenere di sigaretta, tinture per capelli.3 gr di EDTA estraggono 1,8 gr di Mercurio.Il mercurio è un veleno mortale per tutti gli esseri viventi.Il pesce lo accumula in grande quantità. L’avvelenamento avviene per assunzione con i cibi o per inalazione dei vapori. Può anche essere assorbito attraverso la pelle.La sintomatologia comprende : insonnia, nervosismo, perdita di memoria, ansia, depressione, perdita di peso e di appetito, tremori, allucinazioni, parestesie alle labbra ed ai piedi, debolezza muscolare, amaurosi, sordità, disturbi della parola e coordinazione, ridotta funzionalità renale.Il mercurio è presente in svariate sostanze quali : pasta per otturazione dei denti, termometri e barometri, cereali trattati con funghicidi al mercurio, pesci e mammiferi marini, cloruro di mercurio usato nei laboratori di istologia, talco, cosmetici, coloranti, diuretici, supposte antiemorroidi, timerosal e mercurocromo, detergenti per pavimenti, filtri dei condizionatori d’aria, conservanti per il legno, funghicidi, lassativi, adesivi, pomate antipsoriasi e tatuaggi.3 gr di EDTA estraggono 0,2 gr di Alluminio.L’alluminio è il minerale più diffuso sulla superfice terrestre, ma non svolge alcuna funzione utile per il corpo umano.E’ stata dimostrata la costante associazione di accumuli di alluminio in patologie caratterizzate da disturbi mentali quali: Alzheimer, Parkinson e Down.L’assunzione giornaliera non dovrebbe superare i 20 mg mentre una compressa di aspirina ne contiene 10 – 52 mg.Le pioggie acide favoriscono l’assunzione di alluminio da parte delle piante e dei vegetali. Negli animali iniettando sperimentalmente microscopiche quantità di alluminio in prossimità dell’ippocampo, dove si fissa nei neuroni piramidali, si ottiene un comportamento simile a quello della demenza umana.L’accumulo nell’uomo avviene con grande lentezza probabilmente in misura di pochi nanogrammi al di, per cui all’età di 60 aa la quantità di alluminio può raggiungere quantità significative.Nell’isola di Guam, il 12% della popolazione presenta la "sindrome di Lou Gehrig" sclerosi laterale amiotrofica , che sembra essere correlata ai livelli eccessivi di alluminio nell’acqua.I disturbi comprendono: pneumoconiosi, sequestro di fosfati dal tratto gastrointestinale con osteoporosi e rachitismo, reazioni cutanee, nefrite, epatopatie, coliti, ipereattività nei bambini, Alzheimer. Prodotti che contengono alluminio sono: vasi per la cottura di alimenti, antiacidi, deodoranti, materiali di costruzione, utensili, cavi e materiali da isolamento, materiale da imballaggio, lattine per bibite, acqua potabile, birra, cibi in scatola, spray nasali, dentifrici, ceramica, amalgame per denti, filtri per sigarette, tabacco, gas auto, pesticidi, addittivi, sale da tavola e condimenti, formaggi, medicamenti contenenti caolino, suture, nicotinato di alluminio (ipocolesterinizzante).3 gr di EDTA estraggono 1 gr di Cadmio.Ogni sigaretta comporta l’assunzione di 1,4 mcg di cadmio ed un pacchetto di sigarette aumenta i depositi del cadmio di 4 mcg, impegnando e sottraendo capacità antiossidante a tutto l’organismo. Il cadmio può aumentare lo spessore della membrana basale dei piccoli vasi e dei capillari riducendo la circolazione. Nelle donne viene interessata anche la circolazione uterina con conseguente possibile prematurità o deformità del feto.La sintomatologia comprende: affaticabilità, ipertensione, anemia ferro-priva, enfisema polmonare, Itai itai (osteoporosi in donne del 3° mondo con gravi deficit alimentari), epatopatie, anosmie, colorazione giallastra dei denti, coliche renali, ipercalciuria, sindrome del lattaio (linee di pseudofrattura alla scapola, femore ed ileo), ipofosfatemia, artrite reumatoide, ridotta produzione di Vit D, insufficenza polmonare, proteinuria, aminoaciduria, cancro prostatico.Il cadmio è presente in: acqua potabile, farina di grano raffinata, cibi processati, ostriche, rene, fegato, riso, fumo di sigaretta, tabacco, fertilizzanti, protesi dentarie, ceramiche, coloranti, materiale elettrico, sostanze antiruggine, polivinile, funghicidi, pesticidi, raffinerie, prodotti di scarto delle gomme, combusti di olio.Meccanismo di azione:L'EDTA chela: i metalli pesanti
ferro e rame
il calcio
Riflessi terapeutici: marcato e persistente effetto antiossidante;
azione calcio - antagonista;
aumenta il potassio intracellulare;
riduce il colesterolo totale ed innalza l’HDL;
riduce l’aritmia;
riduce la richiesta di insulina;
riduce la pressione arteriosa;
Indicazioni: A scopo diagnostico: avvelenamento cronico da metalli pesanti;
Avvelenamento acuto da metalli pesanti;
Avvelenamento cronico da metalli pesanti
Affezioni vascolari e metaboliche: angina, cardiopatie, ipertensione arteriosa, diabete, obesità,affezioni arteriose periferiche, degenerazione maculare senile, infarto miocardico, ictus
Collagenopatie
Tabagismo
Prevenzione dell’invecchiamento
Controindicazioni: Nefropatie;
Epatopatie acute;
Gravidanza: è possibile un effetto teratogeno.
Trattamento:La fleboclisi si protrae per 3 – 4 ore, durante le quali vengono monitorati pressione arteriosa e glicemia.La successione delle flebo prevede un intervallo minimo di 7 giorni.Comunemente vengono proposti cicli di 10 fleboclisi, che nei casi gravi possono raggiungere il numero di 30 - 50. A scopo di mantenimento viene indicata una fleboclisi ogni 2 mesi.Sono richiesti sistematicamente esami di laboratorio in rapporto alle condizioni generali del paziente.

DIMERCAPTOPROPANOLO (DIMERCAPROLO):E’ indicato come agente chelante per l’avvelenamento da arsenico, oro, mercurio e piombo.Nelle intossicazioni da arsenico viene indicato quando l’escrezione di arsenico è superiore a 200ug per litro. E’ efficace nelle manifestazioni da avvelenamento acuto e cronico, sebbene la polineuropatia sia spesso refrattaria al trattamento.Il dimercaprolo trova indicazione nei pazienti affetti da artrite reumatoide e trattati con sali di oro.Nella intossicazione acuta da mercurio il trattamento con dimercaprolo risulta massimamente efficace se iniziato 1-2 ore dopo l’ingestione e non è più efficace dopo circa 6 ore dalla stessa.Nell’ avvelenamento acuto e cronico da piombo il dimercaprolo può essere somministrato in associazione con il calcio EDTA, perché opera una più veloce rimozione del piombo dagli eritrociti, dal sistema nervoso centrale, dal tessuto osseo, potenziando l’escrezione fecale del piombo. Non trova indicazione nell’avvelenamento da ferro, cadmio, selenio, argento e uranio, perché in questi casi forma complessi che sono più tossici dello stesso metallo, specialmente a livello renale. Non è indicato nell’intossicazione di composti alchil-organici del mercurio, perché ne aumenta la distribuzione nel cervello; e’ controindicato inoltre nell’avvelenamento da gas arsenicali (AsH3).L’arsenico, il piombo, l’oro e il mercurio si legano ai gruppi sulfidrilici dei sistemi enzimatici inibendone l’attività. Il dimercaprolo è caratterizzato da una maggior affinità per i metalli rispetto alle proteine e quindi agisce sia prevenendo il legame tra metallo ed enzimi, sia, ma con minor efficacia, nello scalzare il metallo dalle proteine.Il dimercaprolo si distribuisce principalmente nello spazio intracellulare, in tutti i tessuti, anche nel cervello. Le maggiori concentrazioni sono raggiunte nel fegato e nel rene. Circa il 50% viene metabolizzato rapidamente in metaboliti inattivi. Entra in azione 30minuti dopo la somministrazione ed è efficace per circa 4 ore. Il 50% viene escreto complessato con il metallo per via renale e biliare entro 6-24 ore dalla somministrazione.Non sono disponibili studi su eventuali effetti collaterali durante la gravidanza e l’allattamentoDopo la seconda-terza somministrazione può subentrare febbre, che può anche persistere durante tutto il trattamento, più frequentemente nei bambini. Posologia:Viene somministrato per iniezione intramuscolare profonda con frequenza mai inferiore alle 4 ore. Negli adulti il limite prescrivibile è di 5 mg/kg di peso corporeo. I dosaggi vanno progressivamente ridotti e la terapia non deve essere protratta oltre i 10 – 12 giorni.Nei bambini: cinque giorni di terapia vanno intervallati da almeno due giorni di sospensione . Il dosaggio è pari o inferiore a 75 mg per metro quadro di superficie corporea.I sintomi di un sovradosaggio del dimercaprolo consistono in convulsioni, sonnolenza e vomito severi e possono comparire per dosi superiori ai 5 mg/kg di peso corporeo ed entro 30 minuti dalla somministrazione, per poi calare nelle 6 ore seguenti. Durante il trattamento il pH urinario deve essere mantenuto a valori alcalini per diminuire il rischio di nefrotossicità, perché il complesso metallo – dimercaprolo può dissociarsi a pH acido.Effetti collaterali: tachicardia
febbre (specialmente nei bambini)
cefalea
nausea e vomito
ipertensione (sistolica e diastolica)
ascessi per lo più sterili nel sito di iniezione
riduzione del numero dei polimorfonucleati nei bambini
irritazione delle mucose
il dimercaprolo interferenza con il normale accumulo di iodio nella tiroide
temporaneo rialzo di alanina e aspartato-aminotrasferasi
Controindicazioni: avvelenamento da gas arsenicali
alterazione della funzione epatica
avvelenamento da ferro, cadmio, argento, selenio e uranio
avvelenamento da composti organici del mercurio a catena alchilica corta.
ACIDO DIMERCAPTOSUCCINICO (DMSA)Il trattamento con DMSA viene indicato nella intossicazione da piombo. Viene usato in combinazione con calcio disodio EDTA.Il DMSA, somministrato per os, chela il piombo assieme ad altri metalli pesanti, come l’arsenico ed il mercurio.L’eliminazione di DMSA avviene entro 48 ore, prevalentemente per via renale e solo in minima parte attraverso i polmoni e le feci.Tra gli effetti collaterali vengono ricordati: neutropenia
rash cutaneo
disturbi gastrointestinali (perdita di appetito, diarrea, nausea, vomito
odore sgradevole nell’urina, sudore e feci.
aumento delle alanina e aspartato aminotransferasi seriche
Il trattamento consiste nella somministrazione orale di 10mg/kg di peso ogni 8 ore, per 5giorni.Nei bambini alcuni medici raccomandano il ricovero fino a quando i livelli ematici di piombo non scendono al di sotto di 45 ug/dL.

PENICILLAMINA:Trova indicazione nella malattia di Wilson, artrite reumatoide, cistinuria, intossicazione da metalli pesanti: piombo, mercurio. Non è indicata nel trattamento della spondilite anchilosante e dell’artrite psoriasica.La penicillamina chela mercurio, piombo, rame, ferro, per formare complessi stabili e idrosolubili, che vengono escreti per via renale. La penicillamina si combina con la cistina formando un composto caratterizzato da maggiore idrosolubilità rispetto alla cistina e che pertanto viene più facilmente escreto. Viene così prevenuta la formazione di calcoli e, a lungo termine, un trattamento prolungato è in grado di dissolvere i calcoli preesistenti.L’eliminazione avviene per via renale e fecale. Il miglioramento della sintomatologia si manifesta dopo alcune settimane di trattamento. La penicillamina può avere effetto leucopenico e trombocitopenico, in parte responsabili di un aumento dell’incidenza delle infezioni microbiche, e della comparsa di sanguinamento gengivale e ulcerazioni orali. Viene controindicata in gravidanza. Negli anziani aumenta il rischio di tossicità ematologica e di scompenso renale. InterazioniViene controindicata la contemporanea somministrazione di fenilbutazone per aumento del rischio ematico e renale. La contemporanea somministrazione di ferro riduce l’efficacia della penicillamina.Occorre associare sistematicamente piridossina perché la penicillamina ne aumenta l’escrezione. I più frequenti effetti collaterali comprendono: reazioni allergiche; stomatite; diarrea; perdita del gusto; perdita dell’appetito,nausea,vomito, gastralgie, meno frequentemente: agranulocitosi, anemia aplastica; glomerulopatia; anemia emolitica; leucopenia, trombocitopenia.La terapia con penicillamina avviene per via orale con dosaggi giornalieri. La posologia non deve superare i 2 gr/die e viene raccomandata l’assunzione a stomaco vuoto. Nei pazienti affetti da Wilson occorre rispettare una dieta a basso contenuto di rame; in questi casi vanno esclusi: cioccolato, nocciole, molluschi, funghi, fegato, broccoli e cereali arricchiti con rame.TRIENTINEViene indicata nella malattia di Wilson; chela il rame ed il ferro e ne riduce l’assorbimento a livello intestinale.Non trova indicazione nella cistinuria e nella cirrosi biliare primaria. L’eliminazione dei composti è prevalentemente renale.Effetti collaterali: anemia sideroblastica nei bambini, febbre, reazioni allergiche.

DEFEROXAMINA MESILATO Il trattamento è indicato nell’avvelenamento acuto da ferro nel contesto di un approcio aggressivo che comprende: induzione di vomito, lavanda gastrica, irrigazione gastroenterica, trattamento dello shock, correzione della acidosi metabolica.L’avvelenamento acuto da ferro normalmente è caratterizzato da due fasi. La prima si verifica in un intervallo compreso fra mezz’ora e alcune ore ed è caratterizzata da vomito, alcune volte ematico. La seconda fase si può verificare 6-12 ore dopo l’ingestione ed è caratterizzata da crampi addominali, diarrea, a volte melena, letargia , leucocitosi, iperglicemia e febbre. Questa seconda fase e’ presente solo nei casi più gravi ed è spesso associata ad insufficienza epatica, ipoglicemia, acidosi metabolica, ipotensione.L’efficacia del trattamento con defexoramina è legato soprattutto alla tempestività dello stesso. Nelle intossicazioni croniche da ferro che si riscontrano soprattutto negli emotrasfusi l’azione chelante viene potenziata dalla contemporanea somministrazione di acido ascorbico. La deferoxamina è indicata anche nell’intossicazione da alluminio, compresi i pazienti in emodialisi. Non trova indicazione nella emosiderosi primaria e nella siderosi oculare.La deferoxamina presenta una forte affinità per la forma ferrica del ferro (Fe+++), che chela dalle molecole di ferritina, emosiderina e in minor quantità dalla transferrina. La deferoxamina non sembra chelare il ferro delle molecole di emoglobina, mioglobina e citocromi. Il complesso, detto ferrioxamina, è idrosolubile, stabile e viene eliminato per via renale. Teoricamente 100 mg di deferoxamina chelano 8.5 mg di ferro ferrico.La deferoxamina chela l’alluminio presente a livello dei tessuti, formando un complesso stabile e idrosolubile, che entra in circolo e può così essere eliminato. Teoricamente 100 mg di deferoxamina chelano 4.1 mg di alluminioLa deferoxamina presenta una bassa affinità per il ferro ferroso e ancora più bassa per il calcio.Viene somministrata per via parenterale, perché il suo assorbimento a livello gastroenterico è molto basso. Rapidamente metabolizzata viene eliminata per via renale nell’arco di 6 ore: 2/3 per via renale ed 1/3 con la bile.La somministrazione di deferoxamina non è controindicata in gravidanza e nei bambini.Tra gli effetti collaterali vengono menzionati: orticaria, rash cutaneo, ipotensione, sindrome da stress respiratorio, disturbi uditivi. Nell’intossicazione acuta da ferro sono indicate infusioni con dosaggi compresi tra 15mg/kg/ora a un massimo di 90mg/kg/ogni 8 ore. Occorre non superare 6 g al giorno. Vengono anche praticate iniezioni intramuscolari con dosaggi compresi tra 90mg fino a 1g/kg.Dopo un trattamento da intossicazione acuta il paziente deve essere controllato a distanza di 24 ore (controllo dello shock) e dopo 2 settimane (prevenzione di complicanze gastrointestinali) Nell’intossicazione cronica da ferro viene indicata la somministrazione endovenosa ( 15mg/kg/ora per un totale di 2 gr), intramuscolo (500mg-1g/die) e sottocutanea ( 20-40mg/kg rilasciati da una micropompa a infusione per un tempo di 8-24 ore per un totale di 1 - 2 gr/die).Nell’intossicazione da alluminio il dosaggio non deve superare i 6 g al giorno .

Fonte: http://www.mediahealth.com

IL GLUTATIONE (l-glutatione) è il più potente ed importante fra gli antiossidanti prodotti dall’organismo.
Combatte l’invecchiamento attraverso 2 vie principali : l’intestino ed il sistema circolatorio.
Protegge le cellule, i tessuti e gli organi del corpo riuscendo a mantenerlo giovane.
Il tripeptide (combinazione di tre aminoacidi) glutatione è quasi "sconosciuto" alla medicina ufficiale, per lo meno non viene utilizzato per le sue eccezionali proprietà!
Diverse le documentazioni inviate in visione alle commissioni mediche e ministeriali per prendere atto dell'importanza di utilizzare il glutatione nel trattamento di diverse malattie, tra cui i tumori e l'AIDS !
Il glutatione è una combinazione dei tre aminoacidi (tripeptide) cisteina, acido glutammico e glicina.
E' un potente antiossidante, cioè un disattivatore di radicali liberi con una spiccata azione anti-invecchiamento.
Il glutatione insieme con il selenio, forma l'enzima glutatione perossidasi che ha sempre una funzione antiossidante, ma a livello intracellulare.
Il glutatione ha inoltre una grande capacità disintossicante: grazie alla sua facoltà di chelare (chelaggio = capacità di un elemento di legarsi ad un'altro) i metalli pesanti e tossici quali piombo, cadmio, mercurio ed alluminio li trasporta via eliminandoli dal corpo.
In alcuni studi fatti sugli animali è stata dimostrata un'azione antitumorale del l-glutatione.
Il glutatione aiuta il fegato a disintossicarsi ed a prevenire possibili danni causati dall'eccessivo consumo di alcool.
E' più efficace della vitamina C nel migliorare l'utilizzo e la biodisponibilità del ferro, neutralizzando gli effetti tossici di alcuni agenti esogeni come i nitriti, nitrati, clorati, derivati del benzolo, derivati del toluolo, anilina etc.
Questi elementi danneggiano l'organismo con un meccanismo insidioso: producono un'ossidazione del ferro trasformandolo dalla sua naturale forma ferrica (Fe3+) nella forma ferrosa (Fe2+) rendendo così il sangue incapace di trasportare l'ossigeno, causando inoltre un'aumento della metaemoglobina (dal 1/2% fino ad un livello a volte mortale del 20/30%). Il processo di compromissione dell'emoglobina porta ad una sindrome ipossica che causa la morte di tutte le cellule per asfissia, compresi i linfociti T4 (vedi sindromi da immuno deficenza, AIDS, ect.).
Inoltre, il glutatione migliora l'utilizzo degli aminoacidi cisteina e cistina, ed infine inibisce in tutto o in parte i dannosi effetti collaterali dovuti ad un'esposizione ad alte dosi di radiazioni, chemioterapia e raggi X.
Elimina i radicali liberi che si formano dalla perossidazione dei lipidi che, causando la rottura di certe membrane, hanno un impatto negativo su DNA ed RNA e di conseguenza determinano distorsioni cellulari e disfunzioni biochimiche.
Il glutatione impedisce inoltre che i radicali liberi si leghino alle proteine fibrose del corpo, evitando così l'indurimento e il restringimento del collagene (e quindi rughe, mancanza di elasticità nelle arterie etc.).
Per questo motivo il glutatione mantiene sano e "giovane" il sistema circolatorio.
Quanto al sistema immunitario, il glutatione è strettamente legato all'attività fagocitica di specifiche cellule polmonari.
Protegge dagli eventuali effetti dannosi del fumo, insieme ad altri antiossidanti.
Protegge il sistema immunitario : quando passano gli anni il livello del gluatione presente nel nostro organismo diminuisce. Aumentando il livello del glutatione possiamo ringiovanire il sistema immunitario.
Aiuta a bloccare la diffusione del virus dell’Aids : il glutatione ha un potere così forte che secondo diversi studiosi riesce a bloccare la diffusione del virus dell’Aids per circa 90% (American journal of clinical Nutrition).Neutralizza i grassi pericolosi : Il glutatione riesce a purificare gli alimenti che sono ricchi di pericolosi grassi ossidati. (University of Louisiana-U.S.).
Inibisce i dannosi effetti collaterali dovuti ad un’esposizione ad alte dosi di radiazione, chemioterapia e raggi X.
Agisce positivamente sulla diabete.
Previene la degenerazione maculare.
DOSI
25-30 milligrammi al giorno sono sufficienti per disintossicare dai grassi pericolosi presenti negli alimenti.
TOSSICITA’
Anche assumendo migliaia di milligrammi al giorno non si sono mai dimostrati effetti collaterali, o tossici.
ALIMENTI RICCHI DI GLUTATIONE
Avocado, cocomero, asparagi, pompelmo, patate, fragole, pomodori, arance, melone, carote, spinaci, pesche.
Quando cuociamo o riscaldiamo le verdure o la frutta il glutatione presenti in questi alimenti viene completamente distrutto.
La NAC o N-acetilcisteina è un precursore del Glutatione in quanto viene utilizzata dall'organismo per ricavarne Cisteina. La Glicina è un aminoacido presente in vari alimenti: è abbondante nel latte e nelle uova (246 mg glicina in un uovo di circa 60 gr.) L'integrazione di NAC è utile all'organismo per la sintesi del Glutatione.

Acido Lipoico Conosciuto anche con il nome di acido tiotico. Si puù classificare tra le vitamine liposolubili.
La sua forma ridotta è detta acido diidrolipoico (DHLA) ed è più potente.
Viene normalmente prodotto dal nostro corpo, capacit? che diminuisce di molto dopo i 50 anni di età. E' uno degli antiossidanti (anti radicali liberi) più potenti.
E' più potente dell'associazione di vitamina C ed E ed in alcuni casi riesce a sopperire alla loro carenza. Ha azione protettiva su molti organi bersaglio dei radicali liberi, tra cui il cervello.
E' assorbito in elevata quantità per via orale (80%).
Protegge il colesterolo HDL (buono) evitando il deposito di grasso sulle pareti delle arterie, favorisce la sintesi di glutatione (uno degli anti ossidanti naturali più importanti contenuti nel nostro corpo). L'acido lipoico e diidrolipoico sono in grado di esercitare la funzione di scavenger sui radicali idrossilici, l’acido ipocloroso, l’ossigeno singoletto, l’acido ipocloroso e i radicali perossilici, inoltre sono entrambi chelanti il ferro, rame e altri metalli di transizione responsabili dell’ossidazione di molte sostanze.
Rigenera la vitamina E.
E' attivo anche topicamente sulla pelle e penetra bene.
E' quindi ipotizzabile l'uso anche in caso di calvizie androgenetica, infiammazioni, reazioni autoimmuni, psoriasi, acne, invecchiamento cutaneo.
Una concausa della calvizie androgenetica è infatti la reazione locale autoimmune.
Dopo due ore dall’applicazione topica, il 5% circa dell’acido lipoico è presente in forma ridotta e penetra nell’epidermide, derma e tessuto sottocutaneo.
Una emulsione contenente acido lipoico è in grado di inibire il processo eritematogeno in misura molto maggiore (del 45,6%) del gel contenente tocoferolo acetato (vitamina E).
Quindi è ipotizzabile in futuro che questo componente sia presente in prodotti contro la calvizie androgenetica.
E' possibile trovare in farmacia alcuni composti ad uso topico.
Una soluzione di acido lipoico al 5% protegge la pelle dall’ossidazione, e insieme alla sua forma ridotta (acido diidrolipoico) puù prevenire e ridurre gli effetti dell’aging e del photoaging da raggi solari.
Inoltre attiva localmente il metabolismo cellulare agendo direttamente sul ciclo di Krebs favorendo il trofismo del tessuto.
E' solubile sia in acqua sia nei lipidi, come il NAC ad esempio, potendo quindi raggiungere anche i fluidi extracellulari.
Potenzia l'effetto dell'insulina (ha un'azione simile), per questa ragione ? molto attivo nel controllo della glicemia (in alcuni diabetici l'assunzione di 200/600 mg frazionato durante il giorno ha ridotto del 30-40% la normale dose d'insulina).
Inoltre limita il processo di glicazione, attraverso il quale lo zucchero del sangue reagisce come le proteine dei tessuti, danneggiandole e portando ad invecchiamento precoce, danni renali, arteriosclerosi, retinopatie, etc.
Nel 1997 è stato pubblicato uno studio di Henriksen-Jacob secondo che evidenzia come la supplementazione con 600mg, puù migliorare la prestazione sulla resistenza medio-breve, probabilmente per la stabilizzazione dei livelli di glicemia e l'aumentata disponibilità di zuccheri a disposizione de muscolo.
Trova inoltre applicazione nelle diete dimagranti, per l'ottimizzazione dell'utilizzazione dei carboidrati e della stabilizzazione dei livelli glicemici.
Un potente prodotto da tenere quindi in prima considerazione per contrastare l'invecchiamento in generale (interno ed esterno), da parte di chi pratica sport, da chi cura il proprio corpo, contro tutti i danni dei radicali liberi (tra cui il cancro), dai diabetici, da chi pratica una dieta dimagrante.

La dose è fino a 600mg al giorno circa.
Ottimi prodotti a base di acido lipoico sono quelli di Eurosup (tra cui max vit) e quello di Biolife Nk-Life.

 

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