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TRATTAMENTO DELL'IPERGLICEMIA
L'indice glicemico
Importanza dell'indice e del carico glicemico in una alimentazione equilibrata.
________________________________________
L'indice glicemico (IG) rappresenta la velocità con cui aumenta la glicemia
in seguito all'assunzione di 50 grammi di carboidrati. La velocità si
esprime in percentuali prendendo il glucosio come punto di riferimento (100%).
Un indice glicemico pari a 50 indica che l'alimento preso in esame innalza la
glicemia con una velocità che è la metà di quella del glucosio.
Questo dato è influenzato in primo luogo dalla qualità dei carboidrati,
tanto più sono semplici e tanto più l'indice glicemico aumenta.
Il valore ottenuto non dipende solo dalla complessità dei carboidrati,
per esempio l'amido del riso e delle patate ha un indice glicemico superiore
a quello di mele e pesche. La frutta e gli ortaggi, infatti, hanno in generale
indici glicemici bassi a causa del loro elevato contenuto in fibre.
ALTO INDICE: glucosio, miele, pane bianco, patate cereali, cracker, cereali
per la prima colazione. uva banane, CAROTE, riso.
MODERATO INDICE: pane integrale, pasta*, mais, arance, cereali integrali per
prima colazione, riso brillato.
BASSO INDICE: fruttosio, yogurt, piselli, mele, pesche, fagioli, noci, riso
parboiled, latte.
*tra i vari tipi di pasta, gli spaghetti sono quelli con l'indice glicemico più basso.
L'indice glicemico dipende da diversi fattori: dalla prevalenza di amilosio
o amilopectina, da eventuali manipolazioni tecnologiche nei cibi, dalla cottura,
dalla presenza di fibre e dalla quantità di zucchero presente (un frutto
maturo ha un IG maggiore di un frutto acerbo).
Inoltre l'indice glicemico è influenzato dalle interazioni con grassi
e proteine poiché la presenza di questi due macronutrienti rallenta la
velocità di assorbimento intestinale.
Ecco perché è più salutare associare ad un pasto ricco
di carboidrati come la pasta alimenti proteici come la carne o il pesce e/o
alimenti ricchi di fibre come la verdura. Paradossalmente se l'obiettivo è
quello di dimagrire è meglio mangiare un piatto di pasta con una scatoletta
di tonno e pomodoro o con del macinato magro piuttosto che mangiare lo stesso
quantitativo di pasta senza condimenti. E i grassi? Aggiungere un cucchiaio
di olio d'oliva, oltre a rallentare la successiva comparsa della fame, diminuisce
anche l'indice glicemico del pasto.
Anche il rapporto fruttosio-glucosio è importante: un maggior contenuto
in fruttosio riduce la velocità di assorbimento dei carboidrati.
Per approfondire l'argomento: Gli alimenti piu' sazianti; LA PASTA IN BIANCO
FA INGRASSARE?
FIBRE GRASSI PROTEINE
Le fibre idrosolubili rallentano l'assorbimento di glucosio a livello intestinale.
Esse sono pertanto in grado di mantenere la glicemia costante per lunghi periodi.
La digestione di un alimento contenente grassi è rallentata; di conseguenza
i carboidrati che contiene vengono assorbiti più lentamente.
A prova di ciò basta confrontare l'indice glicemico del latte scremato
(IG=32) e di quello intero (IG=27). L'indice glicemico diminuisce se si aggiungono
proteine ad un alimento. Le proteine hanno infatti effetti molto simili a quelli
di grassi e fibre
I numerosi fattori che influenzano l'indice glicemico rendono difficile determinare
questo dato con precisione.
E' pertanto bene diffidare delle tabelle che propongono un indice glicemico
fisso per un alimento. E' più corretto affermare, per esempio, che l'indice
glicemico del pane varia da 50 per quello integrale a 100 o più per quello
realizzato con farine molto raffinate. E ancor più nello specifico, per
il pane integrale l'indice glicemico può variare da 45 a 55 a seconda
del contenuto in fibre della farina.
VALORI DELL’INDICE GLICEMICO
Valore Indice glicemico
ALTO 70 o più
MEDIO 56 - 69
BASSO 55 o meno
ALIMENTO Indice glicemico ALIMENTO Indice glicemico
Albicocca 38 ± 2 Mango 51±5
All-Bran 42 ± 5 Mela da 28 a 44
Ananas
59 ± 8 Melone (detto anche Popone) 75
Arancia 42 ± 3 Miele da 32 a 95
Banana 52 ± 4 Muesli da 39 a 75
Biscotti (Oro Saiwa, Italia) 64±3 Pane bianco da 30 a 110
Carota 47 ± 16 Pane di Segale da 50 a 64
Cialda di cono gelato
79.6 Pane di frum. senza glutine 76±5
Ciliegie 22 Patate al forno 89±12
Coca Cola 58±5 Patate comuni bollite da 56 a 101
Cocomero 72 ± 13 Patate dolci 61 ± 7
Cornetti (croissant) 67 Patate fritte 75
Cornflakes (Kellog's) 91 Pere 38±2
Crackers da 52 a 98 Pere in Scatola 46.0
Croissant 67 Pesca fresca da 28 a 56
Datteri (secchi) 103±21 Pesche in Scatola da 30 a 71
Fagioli bolliti 29 ± 9 Piselli bolliti 32.9
Fagioli di Soia bolliti 18 ± 3 Pizza al formaggio (Italia) 80
Fanta 68 ± 6 Popcorn 72±17
Fruttosio puro 19 ± 2 Prugna 39±15
Gatorade 78±13 Riso arborio 69 ± 7
Gelato da 57 a 80 Saccarosio e zucchero di canna
68 ± 5
Glucosio 100.0 Spaghetti Barilla cotti 10 minuti 57
Kellogg's Special K da 54 a 84 Succo d'Ananas 50 ± 4
Kiwi 53±6 Succo di Mela 40 ± 1
Latte intero 27 ± 4 Succo di Pompelmo 48
Latte magro 32 ± 5 Uva 48.2
Latte di soia
32±2 Yogurt magro alla frutta
45
Lenticchie da 22 a 34 Yogurt magro bianco 14
Maccheroni 47±2 Yogurt 36 ± 4
Maltodestrine
100.0 Zucca 75 ± 9
Maltosio 109
L'indice glicemico non è l'unico parametro che occorre considerare per calcolare la risposta glicemica. Esiste infatti un criterio ben più importante: il carico glicemico.
IL CARICO GLICEMICO
Il carico glicemico ( GL ) è un indice che oltre a rappresentare la qualità
dei carboidrati (IG) considera anche la loro quantità. Quindi un etto
di pasta che contiene circa 74 grammi di carboidrati a medio indice glicemico
aumenterà di più la glicemia rispetto ad una banana che ha un
indice glicemico più elevato ma che contiene meno carboidrati.
E ancora, il fruttosio ha un indice glicemico molto basso (IG=20) ma 50 g di
fruttosio provocano un aumento glicemico maggiore rispetto a 10 g di zucchero
(IG=66).
Un esempio banale che rende l'idea della differenza tra indice e carico glicemico
è quello del piombo e del mattone.
A parità di peso, il piombo è molto più pesante del mattone
(peso specifico maggiore), tuttavia, se per disgrazia dovesse cadervi in testa
un piombino o un mattone quale dei due sarebbe meno doloroso?
Come si calcola il carico glicemico?
Il carico glicemico si ottiene moltiplicando la quantità di carboidrati
espressa in grammi per l'indice glicemico.
Ecco perché 50 grammi di fruttosio aumentano di più la glicemia
rispetto a 10 grammi di zucchero:
CARICO GLICEMICO FRUTTOSIO GL=20*50g= 1000
CARICO GLICEMICO ZUCCHERO GL=66*10g= 660
dove 20 e 66 indicano, rispettivamente, l'indice glicemico del fruttosio e dello
zucchero.
Perché è così importante assumere alimenti a basso indice
e carico glicemico?
Consumare molti alimenti ad alto carico glicemico aumenta il rischio di sviluppare
il diabete di tipo 2 e molti altri fenomeni patologici.
Al contrario, I CIBI A BASSO CARICO GLICEMICO POSSONO PREVENIRE L’OBESITA’,
IL DIABETE, LA RESISTENZA ALL'INSULINA, E LA COMPARSA DI IPOGLICEMIA .
L'assunzione di alimenti ad elevato indice e carico glicemico causa un brusco
aumento della concentrazione di glucosio nel sangue. Poiché la glicemia
deve rimanere entro un range di valori costante (fra 70 e 120 mg/dl), al picco
glicemico segue un rapido rilascio di insulina. Quest'ormone prodotto dal pancreas
facilita il passaggio del glucosio dal circolo sanguigno alle cellule dei tessuti,
influenzandone il metabolismo. Tuttavia, le cellule non sono in grado di metabolizzare
grossi quantitativi di glucosio in tempi rapidi; per questo motivo gli zuccheri
in eccesso vengono depositati sottoforma di riserve glucidiche (glicogeno) o
lipidiche (aumento del tessuto adiposo).
Gli effetti dannosi di un'alimentazione ricca di carboidrati ad elevato indice
glicemico non finiscono qui. Un eccesso di insulina causa infatti un brusco
calo della glicemia. Siccome tale parametro DEVE rimanere costante per soddisfare
i fabbisogni energetici dei vari organi (in particolare del cervello), questa
repentina diminuzione viene interpretata come un segnale di stress. I centri
ipotalamici captano la necessita di zucchero ed elaborano una serie di segnali
che stimolano il senso della fame.
Se l'individuo, preso dall'appetito, assume nuovamente alimenti ad alto indice
e carico glicemico il processo riprende dall'inizio, entrando in un circolo
vizioso molto dannoso per salute e silhouette.
Prima di definire il concetto di indice glicemico è necessario dare uno
sguardo alla composizione chimica dei carboidrati e al modo in cui sono scomposti
dal nostro organismo.
I tipi di carboidrati
Esistono tre tipi di carboidrati: i monosaccaridi e i disaccaridi (zuccheri
semplici) e i polisaccaridi (carboidrati complessi). Si differenziano dal numero
di molecole che sono legate assieme. I monosaccaridi, come il glucosio ed il
fruttosio, contengono una sola molecola di zucchero. I disaccaridi, come il
saccarosio, il lattosio ed il maltosio, sono costituiti da due molecole di zucchero
legate assieme. I polisaccaridi, come l' amido, il glicogeno e la cellulosa,
sono formati dal legame di diversi monosaccaridi, creando lunghe molecole.
La trasformazione dei carboidrati in glucosio
Il nostro intestino trasforma e scinde tutti i carboidrati che riceve dal cibo
in monosaccaridi. In questo modo potranno passare attraverso la parete intestinale,
e circolare nel flusso ematico. Quindi sono trasportati verso il fegato, che
li trasforma in glucosio. Il fegato lo può far tornare nel flusso ematico
a scopo energetico, ma se nell'organismo vi è una quantità di
glucosio superiore a quella di cui si ha bisogno, lo può trasformare
in glicogeno per essere immagazzinato. Il rimanente glucosio nel sangue è
convertito in grasso.
Per mantenere il glucosio del sangue entro valori tollerabili interviene il
pancreas, secernendo gli ormoni insulina e glucagone. Quindi, un'assunzione
eccessiva di carboidrati produce un aumento della glicemia e innesca il rilascio
dell'insulina che riequilibra la situazione. Il picco insulinico è tanto
maggiore quanto più alto è l'indice glicemico dei carboidrati
assunti.
Cos'è l'indice glicemico?
L'aggettivo "glicemico" deriva dalla parola "glicemia" che
sta ad indicare la presenza di glucosio nel sangue. La risposta glicemica ad
un tipo di carboidrati esprime l'arricchimento di zuccheri nel sangue, dopo
aver consumato un certo tipo di carboidrati. I carboidrati situati in cima della
gamma delle possibili risposte glicemiche sono definiti carboidrati ad elevata
risposta glicemica.
Il raffronto tra la risposta glicemica indotta da carboidrati di un dato tipo
e quella di un carboidrato "standard", solitamente glucosio o pane
bianco, dà, come risultato, un confronto rappresentato dall'indice glicemico
che può, quindi, essere usato per valutare l'impatto che i carboidrati
ingeriti hanno sugli zuccheri presenti nel sangue.
L'indice glicemico è, quindi, la velocità con cui aumenta la glicemia
in seguito all'assunzione di 50 g del carboidrato sotto esame. L'indice è
espresso in termini percentuali, rapportandolo alla velocità d'aumento
con la stessa quantità del carboidrato di riferimento (indice pari a
100): un indice glicemico di 50 significa che l'alimento innalza la glicemia
con una velocità che è la metà di quella del glucosio.
L'indice glicemico nella tabella è stato riferito al glucosio. In altre
tabelle che si trovano nella letteratura scientifica l'alimento di riferimento
è un altro spesso il pane bianco, un cibo tipico più vicino alla
realtà quotidiana rispetto al classico glucosio, che viene usato solo
in studi scientifici. Per calcolare l'indice glicemico rispetto al pane bianco
basta moltiplicare per 1,37.
Indice o carico glicemico?
La definizione di indice glicemico ha portato alla ridicola demonizzazione di
alcuni cibi (come per esempio banane, carote, patate) prima che si capisse che
ciò che conta è sempre l'aspetto quantitativo del problema definito
dal carico glicemico. In altri termini, come per ingrassare conta la quantità
di alimento che si mangia, così per l'attivazione del meccanismo dell'insulina
conta la quantità di cibo glicidico che si assume: il fruttosio ha un
indice glicemico che è un terzo di quello dello zucchero comune, ma 30
g di fruttosio provocano un rilascio insulinico maggiore di 8 g di zucchero.
Pertanto è fondamentale capire la definizione di carico glicemico, ottenuto
moltiplicando la quantità del carboidrato considerato per il suo indice
glicemico. 30 g di fruttosio danno un carico di 30x23=690 mentre 8 g di zucchero
danno 8x67= 536.
Con un'analogia, l'indice glicemico sta al carico glicemico come il peso specifico
sta al peso di un materiale. Il peso specifico del ferro è maggiore di
quello dei mattoni, ma è meno doloroso se ci cade sul piede una moneta
di ferro che un mattone!
La resistenza all'insulina
I fattori principali che contribuiscono alla variazione della risposta individuale
ai carboidrati sono la resistenza all'insulina e il tipo dei carboidrati assunti.
L' espressione "resistenza" all'insulina indica una situazione nella
quale il trasporto di glucosio nei tessuti sensibili all'insulina è inibito.
A seconda del grado di resistenza all'insulina, il glucosio e l'insulina possono
aumentare dando via ad una maggiore conversione di glucosio in grasso e ad un
minore immagazzinamento sotto forma di glicogeno. La scarsa tolleranza ai carboidrati
si traduce nella difficoltà a recuperare energia, una volta portato a
termine l'allenamento e a ricreare la riserva di glicogeno nei tessuti muscolari.
Di conseguenza l'atleta intollerante al glucosio si ritrova con una quantità
limitata di glicogeno muscolare, presentando ovvie difficoltà a proseguire
l'allenamento. Con le riserve di glicogeno scarse, l'organismo dovrà
affidarsi agli ormoni dello stress, primo fra tutti il cortisone endogeno (cortisolo).
L'aumento di questo ormone genera resistenza all'insulina, e la sua presenza
può influire sulla tolleranza ai carboidrati.
Le combinazioni alimentari
La risposta glicemica indotta da un pasto misto, a contenuto di proteine, carboidrati
e grassi, è diversa da quella che si può avere mangiando solo
carboidrati. Infatti, un pasto misto è digerito più lentamente:
la maggior permanenza di questo pasto nello stomaco deriva dal fatto che i suoi
carboidrati sono rilasciati nell'intestino tenue in modo più lento e,
quindi, penetreranno nel sangue più lentamente.
Alcuni alimenti particolari
Pizza
Molte persone hanno notato che la pizza sembra mantenere la loro glicemia alta
più a lungo che un altro cibo. Mentre la ragione per la quale succede
questo rimane un mistero, questa credenza popolare ha ora una conferma scientifica.
Ahern et al. hanno confrontato su pazienti insulino dipendenti l'effetto di
un pasto a base di pizza con quello prodotto da un pasto che contiene cibi ad
alto indice glicemico. Hanno scoperto che sebbene inizialmente l'incremento
della glicemia era simile per i due pasti, l'IG ha continuato a salire ed è
aumentato significativamente dalle 4 alle 9 ore successive dopo la pizza, diversamente
che per il pasto di controllo. Un effetto simile lo dà anche la focaccia
salata.
Riso
Riso e patate sono alcuni dei cibi più testati per gli indici glicemici.
Sono importanti sia perché se ne mangia una discreta quantità,
sia perché possono avere un IG alto. La Prof. Brand Miller riporta il
risultato di 49 studi sul riso. Gli indici trovati variano da 54 a 132.
Quale può essere la causa di una tale variabilità? Secondo la
prof. Brand Miller, per il riso una delle considerazioni più importanti
riguarda il rapporto che esiste tra "amilosio e amilopectina". Lei
dice che l'unico alimento integrale a grani che ha un IG alto è il riso
a basso contenuto di "amilosio". Esistono comunque alcune varietà
di riso (come il Basmati, un riso a grani lunghi, o il Doongara, una nuova varietà
australiana) che hanno valori intermedi di IG poiché hanno un contenuto
di "amilosio" maggiore che il riso normale.
Si può dire che esistono quattro tipi di riso: a grani lunghi, a grani
medi, a grani piccoli e quello che si chiama riso "dolce". Quest'ultimo
è quello usato normalmente nella cucina asiatica e non contiene "amilosio",
e quindi è quello dal più alto indice glicemico. Tra gli altri
tre tipi, il riso a grani lunghi è quello il cui contenuto di amilosio
è più alto, mentre quello a grani corti ha il contenuto di amilosio
più basso. Inoltre il riso, meno è raffinato, minore è
il suo IG.
Patate
La Prof. Brand Miller riporta il risultato di 24 studi sulle patate. Gli indici
trovati per le patate variano da 67 a 158.
Secondo Brand Miller la varietà Pontiac è un caso a parte: queste
patate hanno una buccia rosa ed hanno un IG pari a 80, minore di quello di altre
varietà. A dire il vero, altri test dell'IG di patate novelle e patate
bianche danno risultati addirittura più bassi. La spiegazione sta quasi
certamente nel fatto che le Pontiac contengono poco amido. Sembra cioè
che ci sia una correlazione positiva tra contenuto di amido e IG delle patate.
Latte
Il latte di mucca ha un IG da 39 (intero) a 46 scremato. Può essere interessante
paragonarlo al latte di soia che ha IG 43 e un contenuto di carboidrati pari
a 4,5 g/100 ml. Ciò non sorprende, dal momento che i fagioli di soia
hanno IG pari a 25. Ma bisogna fare molta attenzione al fatto che non tutti
i latti di soia sono prodotti allo stesso modo, quindi anche il loro IG varia.
Si può notare inoltre che i carboidrati presenti nelle bevande di soia
hanno IG più basso del lattosio.
Fruttosio
Sciroppo di mais ad alto tenore di fruttosio
Maltodestrine
Lo sciroppo di mais ad alto tenore di fruttosio non è la stessa cosa
che il fruttosio. Mentre quest'ultimo è fruttosio puro, il primo è
un misto tra fruttosio e glucosio e il suo IG è inferiore (85-92, laddove
quello del pane bianco è 100).
Le maltodestrine hanno invece stesso IG del glucosio.
Qualche Pianta per il trattamento dell'Iperglicemia
Trigonella foenum graecum
FAMIGLIA: Fabaceae.
HABITAT: questa pianta è coltivata da millenni nei paesi del Medio Oriente
e dell'Africa settentrionale per i suoi semi, che vengono utilizzati come tonici,
energizzanti e antianemici.
PARTE USATA: le foglie e soprattutto i semi.
PREPARAZIONI FARMACEUTICHE: estratto secco, la cui posologia giornaliera va
da 10 a 13 mg per kg. di peso corporeo, suddivisi in due somministrazioni circa
30 minuti prima dei 2 pasti principali.
COMPOSIZIONE CHIMICA: è una pianta ricca di saponine di tipo steroideo.
Le principali sono la diosgenina, la yamogenina e degli eterosidi dei furostan-5-trioli.
Abbondanti sono le proteine, che si aggirano sul 30%, e i grassi, costituiti
prevalentemente da acidi grassi poli-insaturi (7% circa). Questa pianta è
anche ricca di steroli e di zuccheri prontamente assimilabili e quindi energizzanti.
PROPRIETA’ TERAPEUTICHE: Azione ricostituente: l'azione adattogena di
questa pianta è nota da gran tempo tra le popolazioni del medio oriente
e del nord Africa. Studi più recenti hanno dimostrato che il fieno greco
accorcia il tempo di recupero muscolare dopo un esercizio fisico molto intenso,
in parte perché aumenta la sintesi di proteine nel muscolo striato e
in parte perché favorisce la penetrazione del glucosio, degli acidi grassi,
delle vitamine e dei sali minerali nelle fibre muscolari, favorendo anche l'utilizzo
di queste sostanze nei processi metabolici cellulari che servono alla produzione
di energia. Infatti è in grado di aumentare i livelli di adenosintrifosfato
e di creatin fosfato (due sostanze capaci di fornire energia ai muscoli) nel
tessuto muscolare striato e di favorire il funzionamento dei mitocondri, importantissimi
per la respirazione cellulare. Essendo anche ricco di proteine l’estratto
di fieno greco fornisce un supplemento di proteine utile sia per lo sportivo
sia per persone magre e di scarso appetito che mangiano quantità modeste
di proteine. Inoltre le sostanze contenute nei semi di questa pianta aumentano
l’appetito, per stimolazione diretta dei nuclei della fame situati alla
base del cervello e favoriscono anche l’assorbimento intestinale del ferro.
Per questi motivi il fieno greco è utile anche in persone anemiche e
magre a causa di un appetito insufficiente.
Azione ipoglicemizzante: In uno studio nel ratto l'estratto acquoso di foglie
di fieno greco si è dimostrato capace di ridurre significativamente la
glicemia sia in ratti normali sia in ratti resi diabetici, mentre nelle stesse
condizioni l'estratto alcoolico pare essere poco efficace. Uno studio nel ratto
reso diabetico con la streptozotocina ha indagato l’effetto del fieno
greco sulla glicemia. Si è visto che l’estratto di questa pianta
tendeva a ridurre il peso corporeo degli animali, la glicemia, l’insulinemia
e l’emoglobina glicosilata e aumentava i depositi epatici di glicogeno.
Tale effetto era simile, anche se più sfumato, a quello della glibenclamide,
un noto farmaco ad azione ipoglicemizzante.
Altri studi nell’animale indicano che l’estratto di fieno greco
ha azione antidiabetica perché riduce sia la digestione sia l’assorbimento
intestinale dei carboidrati e perché aumenta l’effetto periferico
dell’insulina.
Studi clinici: Uno studio clinico ha arruolato 25 pazienti con diabete mellito
tipo 2 di nuova diagnosi, con glicemia a digiuno inferiore a 200 mg/dl, che
ricevevano per bocca 1 g. di estratto idroalcoolico di fieno greco o un placebo
per 60 giorni. La valutazione era fatta misurando la glicemia a digiuno, la
risposta glicemica al carico orale di glucosio, i livelli lipidici, il C peptide
a digiuno (un indicatore della funzionalità del pancreas) e l’emoglobina
glicosilata (un indicatore dei valori di glicemia) prima e dopo la terapia.
Al termine della sperimentazione la glicemia media dei pazienti trattati col
fieno greco era di 119,9 mg/dl contro 148,3 mg/dl nel gruppo placebo, la glicemia
dopo carico orale di glucosio era di 210,6 nel gruppo fieno greco e di 219,9
nel gruppo placebo, l’insulina, l’emoglobina glicosilata, i trigliceridi
e il colesterolo totale erano anch’essi significativamente minori nel
gruppo fieno greco. In quest’ultimo vi era anche un rialzo significativo
del colesterolo HDL (il cosiddetto colesterolo buono).
Azione antiossidante. alcuni studi nel ratto diabetico hanno valutato l’effetto
del fieno greco sugli enzimi antiossidanti endogeni (che difendono l’organismo
contro i danni causati dai radicali liberi). E’ noto che il diabete provoca
un calo nell’attività di q uesti enzimi in molti organi del nostro
corpo, esponendolo così maggiormente al danno radicalico. La supplementazione
degli animali diabetici con estratto di fieno greco tendeva a riportare alla
normalità l’attività degli enzimi antiossidanti suddetti,
con un netto calo dei danni da radicali nei tessuti. Questi risultati indicano
che il fieno greco può essere utile per combattere lo stress ossidativo
tipico dell’animale diabetico.
Azione prevalente: antiastenica e tonica psico-fisica.
Altre azioni: ipoglicemizzante, antianemica.
Indicazioni principali: astenia psico-fisica, anemia, iperglicemia.
EFFETTI COLLATERALI: In rari casi può dare reazioni allergiche.
CONTROINDICAZIONI: nessuna degna di nota. Per prudenza non è consigliabile
in gravidanza e durante l’allattamento. Si può usare nel bambino
a partire dai 3-4 anni di età.
INTERAZIONI CON FARMACI: non note.
Fagiolo Bacello
Nome comune: fagiolo
Attività: diuretica, ipoglicemizzante
Impiego: è utilizzato per aumentare la diuresi e prevenire la formazione di renella o calcoli urinari, come coadiuvante nelle terapie dimagranti. Viene segnalata una blanda azione ipoglicemizzante, attribuita, alla presenza di glucochinina, sostanza di origine naturale con azione simile all'insulina. Attualmente si è portati a ritenere che la presenza, peraltro considerevole, di cromo nella pianta, contribuisca alla regolazione della glicemia. In base a queste motivazioni può essere usata come coadiuvante nel trattamento delle forme leggere di diabete e nel diabete dell'obeso.
Posologia:
Infuso 2g per tazza di acqua bollente, 3 volte al dì
T.M. 30gtt tre volte al dì
Effetti collaterali: si potrebbe generare nausea, aerofagia, costipazione e
anche occlusione intestinale. Per l'uso prolungato consultare il medico.
Gravidanza ed allattamento: non disponiamo di bibliografia per l'indicazione specifica.
Interazioni: deve essere evitata la somministrazione contemporanea di altri farmaci per via orale in quanto può risultarne ridotto l'assorbimento. L'uso di estratti di fagiolo può richiedere un adeguamento della terapia antidiabetica.
Bardana Radice
Nome comune: Bardana radice
Attività: depurativa, antisettica, diuretica, antirumatica, antiaggregante piastrinica, ipoglicemizzante, antiradicalica.
Impiego: è nota soprattutto per le sue azioni antiacne, disinfettante cutanea e nelle dermatiti che sono note da secoli. Tali azioni sono legate ad un'attività antibatterica dimostrata in vitro contro gli abituali parassiti della cute. La pianta possiede anche una discreta attività diuretica, che si esercita direttamente sui tubuli renali, dove ostacola il riassorbimento di acqua, sodio, cloro e urea. Da sottolineare l'effetto depurativo generale, che la rende indicata per attenuare le macchie della pelle dovuta a cattiva digestione. L'effetto depurativo è collegato al fatto di avere proprietà diuretica e di essere un valido stimolatore della funzionalità biliare ed epatica, attività alle quali affianca un'interessante azione ipglicemizzante, ipocolesterolemizzante. Le preparazioni a base di bardana vengono impiegate in affezioni a a carico del tratto gastrointestinale, nella gottaAccumulo di acido urico nelle articolazioni e conseguente gonfiore e dolore., nel reumatismo. Si è notato che i lignani di cui questa droga è ricca inibiscono l'aggregazione piastrinica nel coniglio. Uno studio in vitro ha evidenziato che una sostanza presente nel fitocomplesso della bardana, ostacola la replicazione virale nelle cellule umane infettate.
Posologia:
Infuso 2-6 g/die
E.F. 2-8 ml/die
Opercoli da 340mg 2-4 opercoli al die
E.S. 500-750mg/die lontano dai pasti
T.M. 40gtt 3 volte al dì lontano dai pasti
Effetti collaterali: in alcuni casi sono state segnalate reazioni allergiche cutanee di tipo orticarioide, anche se molto raramente. In caso di insorgenza di disturbi minori, quali disordini gastrici o diarrea, ridurre le dosi ed interrompere il trattamento.
Gravidanza ed allattamento: è identificato come stimolante uterino pertanto le donne in gravidanza dovrebbero evitarne l'uso.
Galega Officinalis
Galega (Galega officinalis)
Famiglia: N.O. Leguminosae Fabaceae (Leguminoseae in parte)
Altri nomi: Herba ruta caprariae. (tedesco) Pestilenzkraut.
NOMI COMUNI: Baravocce, lavamani, galbena, castracani, avanese, trina, chiappamosche,
ruta di capra, sudda caprina.
Habitat: Cresce allo stato spontaneo in Europa, naturalizzata in Gran Bretagna.
Quest'erba perenne è nativa del sud Europa e del Mediterraneo ed è
largamente coltivata nei giardini in Inghilterra.
E' stata scelta come ingrediente in Wonderup perché: i suoi principi
attivi sono i flavonoidi, che vengono naturalmente captati dalle cellule dei
recettori nelle ghiandole mammarie, portando così a un aumento del volume
del seno e un miglioramento della circolazione della ghiandola mammaria.
Caratteristiche e proprietà della Galega
* i flavonoidi donano alla galega la proprietà galattogena - stimolatrice
della secrezione lattea nelle puerpere (fino al 50% in più) - per cui
è tradizionalmente usata e conosciuta sin dall'antichità. Proprietà
dovuta appunto ai derivati cumestanici: Medicagolo, Medicagolo-metiletere e
alle saponine dalle quali deriva lo stimolo alla liberazione di prolattina.
La Galega officinalis non solo favorisce l'aumento della quantità del
latte prodotto, ma anche la qualità, aumentando il contenuto delle sostanze
nutrienti.
* ipoglicemizzante e antidiabetica - riduce il tasso di zuccheri nel sangue - il suo uso perciò è indicato nella cura del diabete mellito. Ovviamente non può rimpiazzare la terapia insulinica, e deve essere usata dai diabetici solo sotto controllo medico.
* diaforetica - agisce sul fegato e sui sistemi di disintossicazione grazie alla sua abilità di aumentare la sudorazione, e promuovere la eliminazione delle tossine attraverso la pelle. Usata anche per assistere il sistema immunitario per la sua abilità nello scacciare la febbre.
* blando diuretico - agisce sul fegato e sui sistemi di disintossicazione grazie alla sua abilità di aumentare la secrezione di urina, e l'escrezione di tossine attraverso l'urina
Momordica Charantie
charantea.
Il modo più normale di fare qualcosa contro il diabete
L'ottimizzazione del metabolismo è - anche seconda la medicina tradizionale
- l'unica via per difendersi con successo contro il diabete ed i suoi effetti
collaterali. Oltre all'attività fisica ed una adeguata alimentazione
esistono rimedi naturali.
Cosa è charantea?
charantea consiste di pezzetti e sementi essiccati della pianta Momordica charantia
diffusa e conosciuta in Asia come una verdura salutare. E da tempo che si conoscono
i suoi effetti benefici soprattutto per quanto riguarda il metabolismo e la
glicemia. Nelle Filippine la Momordica charantia è conosciuta con il
nome Ampalaya o Bitter melon. Pare che l'Ampayala sia particolarmente ricca
di sostanze utili.
Come viene prodotto charantea?
L'Ampalaya viene coltivata in modo biologico, raccolta poco prima della sua
maturazione e processata nell'arco di poche ore. Grazie ad una particolare procedura
di essiccazione i principi attivi della pianta vengono conservati senza che
perdano la loro efficienza
A chi consigliamo
charantea?
La consigliamo a tutti che vogliono
* Ottimizzare il metabolismo
* Influire positivamente sulla glicemia
* Prevenire il diabete
* Stimolare la digestione
* Agire consapevolmente sul colesterolo
* Favorire una normale pressione sanguinea
* Rafforzare il sistema immunitario
Avviso per diabetici:
charantea non sostituisce una terapia medica. Prima di ridurla o terminarla
consultare il medico.
Si può prendere charantea anche durante la gravidanza?
Non ci sono ancora disponibili informazioni specifiche a proposito. Quindi
sconsigliamo per precauzione l'assunzione di charantea durante la gravidanza,
l'allattamento e durante l'infanzia.