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LA VERITA' SUL CALCIO
La verità sul calcio e l'osteoporosi
Ironicamente, nell'Osteoporosi non si riscontrano che raramente livelli di Calcio
più bassi del normale.
L'organismo è programmato per mantenere livelli di Calcemia compresi
tra i 9 ed i 10 mg/dl come funzione
prioritaria, dal momento che lo Ione Calcio è indispensabile per l'attività
muscolare, la coagulazione del
sangue e tante altre funzioni vitali.
Ciò che non finiremo mai di affermare è che: l'Osteporosi si verifica
anche con livelli di Calcio normali.
E pertanto:
a) Il livello del calcio ematico non è il fattore deteminante l'insorgenza
dell'Osteoporosi.
b) Il Calcio ematico circolante non è utilizzabile per la prevenzione
dell'Osteoporosi.
Partendo dal presupposto Ortomolecolare che il corpo non commette mai errori,
è possibile concludere che il
Calcio consumato, di derivazione latto-casearia, non è utilizzabile dall'organismo;
d'altronde, se ciò fosse
vero, non esisterebbero più le condizioni di Calciodeficienza. La qualità
del Calcio presente nel siero può
non essere idonea a rifornire la matrice ossea, ma comunque adeguata a perseguire
altre finalità, quali per
esempio la coagulazione ematica.
Sebbene l'organismo non sia in grado di utilizzare il Calcio derivante dai latticini,
contrariamente a quanto
fraudolentemente sostenuto da alcune pubblicità del settore che ci stordiscono
con notizie false e
tendenziose, la carenza di Calcio nella dieta non è la causa dell'Osteoporosi.
A proposito ritengo utile citare McDougall4:
"Le verdure contengono sufficiente quantità di Calcio per soddisfare
il fabbisogno sia dell'adulto che
dell'individuo in accrescimento. Sono attualmente sconosciute carenze di Calcio
dovute ad insufficiente
apporto alimentare, anche se la maggior parte delle persone non beve latte dopo
lo svezzamento".
Perciò, se nella dieta quotidiana il calcio non manca, diviene ovvio
che ben altri fattori sono coinvolti
nell'insorgenza dell'Osteoporosi: troppe proteine, o cibi che producono un eccesso
di ceneri acide che
sovraccaricano le naturali capacità di neutralizzazione e smaltimento
degli acidi.
Un organismo che presenti una carenza di Sodio sarà costretto a prelevare
il Calcio dalle ossa per
tamponare l'eccessiva acidità causata dall'esagerato e continuativo abuso
di proteine animali (carne, latte
ecc.).
Il proverbio che afferma "Il latte è la migliore fonte di Calcio"
deve essere sfatato, infatti ulteriori studi
dimostrano che ciò non è necessariamente vero per gli individui
adulti.
La frequenza di Osteoporosi è più elevata nelle popolazioni che
consumano ampie quantità di latte
rispetto a quelle che non ne fanno uso routinario ad ogni pasto.
Il Calcio, proveniente dai formaggi ed altri prodotti caseari, può entrare
nel circolo ematico, normalizzando la
lettura ematochimica del siero, però senza fornire quel Calcio utilizzabile
per qualità sia per l'effetto tampone
che per fornire la matrice ossea.
D'altro canto, non è possibile fornire sufficiente quantità di
Calcio ed altre sostanze per prevenire
l'Osteoporosi se il consumo di proteine è troppo elevato. Latticini e
derivati, vegetali a foglia verde e
supplementi a base di Calcio, acque fortemente mineralizzate, non potranno fornire
Calcio utilizzabile per
l'organismo, né controbilanciare il devastante effetto dell'eccesso di
proteine nella dieta.
Il latte; un tabù infranto... da secoli
Il Latte come tabù dal punto di vista alimentare, una volta considerato
l'"alimento perfetto", panacea per tutti i
mali, pare irrimediabilmente avviato al tramonto. Fin dal 1965, per la precisione,
alcuni colleghi della John
Hopkins Medical School scoprirono che una larga parte dei soggetti che presentavano
disturbi gastroduodenali
e colitici non tolleravano il latte, o meglio non riuscivano a metabolizzare
il lattosio, uno zucchero
complesso che si trova per l'appunto nel bianco nettare. La mucosa dell'intestino
tenue non riesce ad
assorbire le voluminose molecole del lattosio ed è perciò costretta
a trasformarle in monosaccaridi, o
zuccheri semplici, glucosio e galattosio, per poterle smontare e convertirle
in energia, tramite l'azione
chimica, indispensabile, di un enzima denominato Lattasi.
Questo enzima però può essere deficiente nel 75% degli individui
di razza negra e nel 20% di razza bianca e
pigro nella maggioranza dell'umanità. In pratica, se questi individui,
con forte deficienza dell'enzima lattasi,
bevono una tazza di latte, mangiano un gelato, un dolce fatto con il latte o
bevono perfino il "sacrosanto"
cappuccino del mattino, non essendo in grado di metabolizzare il famoso lattosio,
lo accumuleranno in
quantità abnorme negli intestini, provocando fermentazione, meteorismo
e flatulenza.
La conseguenza di questo disagio sarà un ulteriore rigonfiamento ed edema
dell'intestino che per rimuovere
lo "sgradito" ospite (il lattosio) evacuerà le feci in forma
liquida o diarroica.
Nella globalità degli individui dopo lo svezzamento si riduce progressivamente
la capacità di manipolare il
famoso lattosio; basti pensare che solo il 5% delle popolazioni orientali tollerano
tale polisaccaride.
L'apporto del latte è fisiologico nella prima fase della vita dell'individuo,
che raddoppia il suo peso nell'arco di
circa 6 mesi, dopodiché la produzione di latte anche nella madre viene
spontaneamente ridotta.
Da questo momento in poi il latte, o meglio il lattosio, comincia ad essere
"dimenticato" dalle cellule
intestinali, in base alla legge filogenetica che sancisce che "è
la funzione che sviluppa l'organo" e di contro,
aggiungeremo noi, se l'organo, in questo caso l'intestino, spontaneamente, non
riesce più ad amministrare
adeguatamente l'assorbimento del lattosio, vorrà dire che è giunto
il momento di smetterla di somministrare
latte o derivati (formaggi specialmente) ai nostri figli, o ancor peggio ai
nostri nonni e bisnonni, a tutti i costi.
Statisticamente, in base ad altri 3000 ALITEST@ (test delle intolleranze alimentari
ed ambientali) eseguiti in
Italia negli ultimi 5 anni, è risultato che il 70% dei soggetti esaminati
sono intolleranti nei confronti di latte,
latticini e derivati, ivi compreso lo yogurt.
Solo l'uomo beve latte dopo lo svezzamento
In fin dei conti, se ci pensate bene, è proprio così: "noi
siamo l'unica specie in natura che continua a
consumare latte dopo lo svezzamento" o, dovremmo dire, "a rubare"
latte ad altri mammiferi che stanno
allattando, evento reso possibile solo se questi ultimi sono particolarmente
disponibili e domestici. Poiché la
nostra specie è sopravvissuta per milioni di anni prima che un nostro
progenitore riuscisse ad ammansire e
mungere poi il primo bovino di sesso femminile, è decisamente più
che probabile che l'implacabile selezione
naturale non favorisse in maniera particolare la sopravvivenza di individui
capaci di metabolizzare il lattosio
anche dopo lo svezzamento e l'infanzia.
A questo punto la mia domanda è: "se le popolazioni avessero necessità
di bere latte in grossi quantitativi
per sopravvivere, la Biologia della specie umana avrebbe sostenuto, dal punto
di vista riproduttivo, proprio
quegli individui caratterizzati dalla "lattasi sufficienza" e, di
contro, inibito a livello di competizione riproduttiva
i soggetti provvisti dalla "lattasi insufficienza"?
Le cifre e le statistiche parlano chiaro, ma ancor più eloquente è
la risposta fornita dalla filogenesi evolutiva
della razza umana, che di fatto dopo lo svezzamento perde la capacità
di utilizzare il latte, o meglio il
lattosio.
Bisogna sfatare inoltre l'aforisma "la mamma per fare latte deve bere latte",
che moltissime pazienti si
sentono ripetere dall'Ostetrico-Ginecologo Cretino di turno.
Provate a chiedere all'"illuminato specialista" se la mucca, che in
natura fornisce quantità di latte ben più
industriali delle comuni mamme, si nutre anche essa di latte!
Certo che no, visto che i bovini sono ruminanti... e giustamente ruminano solo
erba!
Dopo l'amena battuta... scherzi a parte, sarà senz'altro utile, per la
comune sopravvivenza di madre e bimbo,
cominciare a cercare un altro specialista che abbia per lo meno le idee un poco
più chiare sulle mucche,
visto che sulle donne... la confusione è molta!
fonte: www.aimo.it