www.medicinetradizionali.com

Gruppo di Lavoro per la Divulgazione delle Discipline Olistiche sul Territorio

Home Page - Contatti - La libreria - Cerca nel sito - Eventi

 

SANI PER SEMPRE

 

Sani per sempre? – Zona, Infiammazione Silente e Sindrome del Grasso Tossico
Pubblicato il 12 febbraio 2011 in Salute, Società.
Fonte: By Dr. Patrizia Ferrari – Coaching Emozionale.
Condividi!
L’intento di questo articolo è quello di portarvi consapevolezza per riacquistare o mantenere ilbenessere. E’ trovare una via che non vi condanni ad assumere farmaci costosi o sottoporvi a cure mediche per tutta la vita. Tutto dipende dalla volontà di riprendere in mano le redini della vostra salute lavorando sia sull’aspetto emozionale sia sul cibo che mangiate ogni giorno. Il vostro futuro dipende dalla capacità di ridurre il grasso cattivo nell’organismo e, quindi, bloccare l’evoluzione della sindrome del grasso tossico. Se alla diffusione del grasso tossico nella circolazione sanguigna non viene posto un argine, la conseguenza è una lunga lista di patologie croniche come ad esempio:
- allergie;
- asma;
- malattie autoimmuni (artrite, lupus e altre):
- neoplasie;
- malattie cardiache;
- malattie infiammatorie (morbo di Crohn, colite ulcerosa e altre );
- malattie neurologiche (morbo di Alzheimer, depressione, disturbi da deficit di attenzione e altre);
- diabete di tipo II;
- cardiopatie.
La comparsa di ognuna di queste malattie croniche può essere considerata una differente manifestazione della sindrome del grasso tossico. Quale sarà l’organo colpito dipende dalle caratteristiche genetiche, emozionali individuali.
Questa sindrome non è imputabile solo ad un singolo fattore dietetico, ma alla combinazione simultanea di carboidrati raffinati, oli vegetali, calo di consumo di olio di pesce.
L’impiego crescente di materie prime alimentari di produzione industriale è alla base della maggioranza dei cibi trattati e confezionati. La sindrome del grasso tossico ha avuto inizio negli Stati Uniti dove era importante produrre alimenti a basso costo ma dal sapore gradevole, questo modello poi si è diffuso in tutto il mondo.
I cereali usati oggi in commercio, sia per la pasta che per il pan,e sono una grande fonte di calorie a basso costo, per cui largamente consumati, peccato che la lavorazione che subiscono per essere raffinati fa salire notevolmente il nostro indice glicemico che spinge l’organismo a produrre un eccesso di insulina. Ma tutto questo da solo non è sufficiente a far impennare la produzione del grasso tossiconel corpo, i guai si sono amplificati da quando sono stati messi in commercio gli oli a basso costo, ricchi di acidi grassi omega 6, che sono i mattoncini elementari per potenziare la produzione di acido tossico nel sangue. Prima però che il grasso tossico facesse la sua comparsa in modo conclamato è stato necessario un ulteriore cambiamento, vale a dire il calo di consumo dell’olio di pesce.
Contro l’infiammazione suscitata dall’alimentazione, in passato, l’umanità consumava un’ elevata quantità di acidi grassi polinsaturi omega 3, contenuti nel pesce e nei suoi oli, che in concentrazioni sufficientemente elevate, sono formidabili agenti antinfiammatori. Con un’adeguata dose di omega 3sarebbe, dunque possibile tenere a freno l’infiammazione indotta dal regime alimentare persino quando si consumano molti carboidrati e oli vegetali economici.
Secondo le ultime stime negli ultimi cento anni il consumo di olio di pesce è diminuito del 9% circa. Oggi, in media, assumiamo circa 125 mg di acidi grassi omega 3 ricavati dall’olio di pesce, mentre introduciamo nell’organismo circa 2000 mg al giorno di acidi grassi omega 6.
Quando abbiamo la classica infiammazione che ci crea dolore ci rivolgiamo al medico o prendiamo degli antinfiammatori, ma se abbiamo un’infiammazione che non ci dà dolore “così detta silente”, non sapendo neppure di averla non ce ne preoccupiamo e questa continua a creare danni nel nostro organismo finché non esplode, dopo anni, sotto forma di malattia cronica, a quel punto non ci rimane che prendere dei farmaci per contenerla ma che non ci guariscono perché non vanno a rimuovere la causa sottostante. A tutto vantaggio delle case farmaceutiche naturalmente.
Come primo approccio per valutare la presenza dell’infiammazione silente è utile rispondere alle seguenti domande:
- Siete in sovrappeso??
- State prendendo dei farmaci per tenere sotto controllo: l’ipercolesterolemia, la depressione, l’ipertensione, il diabete, lo stomaco etc.?
- Appena alzati vi sentite intontiti?
- Vi capita spesso di sentirvi stressati?
- Avete continuamente voglia di mangiare carboidrati e/o dolci?
- Vi sentite spesso stanchi, durante la giornata?
- Vi viene voglia di mangiare, ad appena due ore dall’ultimo pasto?
- Avete le unghie fragili?
Se avete risposto si ad almeno tre di queste domande siete affetti da infiammazione silente.
Nel nostro corpo ci sono degli ormoni noti come EICOSANOIDI, suddivisi in buoni e cattivi, che hanno un ruolo determinante nello sviluppo delle malattie croniche. La chiave del benessere sta nel bilanciamento di questi ormoni. In termini semplici, gli eicosanoidi buoni favoriscono il ringiovanimento delle cellule, mentre quelli cattivi ne promuovono la distruzione. Per sopravvivere abbiamo bisogno di entrambi, quando si spezza l’equilibrio il nostro organismo inizia a produrre più eicosanoidi cattivi e iniziamo così ad allontanarci dal benessere e ad avvicinarci alle malattie. Tutti gli eicosanoidi vengono prodotti a partire dai grassi alimentari ( acidi grassi alimentari polinsaturi) forniti dall’alimentazione. Tra i vari grassi soltanto tre vengono convertiti in eicosanoidi DGLA (acido-diomo-gamma-linoleico), AA(acido arachidonico), EPA (acido eicosapentaenoico). I primi due sono acidi omega 6, mentre EPA è un acido omega 3. Gli eiocosanoidi veramente buoni sono quelli che favoriscono la rigenerazione cellulare e provengono dal DGLA, quelli cattivi derivano dall’AA, mentre quelli poco attivi sono gli EPA. Questi ultimi però aiutano a stabilizzare l’equilibrio tra DGLA e AA oltre che a diluire eventuali eccedenze di AA nelle cellule. Essendo acidi grassi alimentari è chiaro che la dieta è il fattore chiave per mantenerli in costante equilibrio nell’organismo. Quanto più riusciamo a farlo, tanto meno grasso tossico circola nei nostri vasi sanguigni, tanto più cala l’infiammazione silente e tanto più speditamente riacquistiamo la salute.
Viste le attuali abitudini alimentari dobbiamo concludere che siamo condannati a rimanere vittime di malattie croniche fin dall’età giovanile?
No, a patto di essere disposti a modificare le nostre abitudini alimentari. Gli eicosanoidi sono ormoni potentissimi ma li possiamo tenere sotto controllo attraverso l’alimentazione, semplicemente assicurando il giusto equilibrio tra le due famiglie.
L’alimentazione come dieta (intesa come stile di vita) antinfiammatoria per tutta la vita.
L’alimentazione equilibrata è un semplice stile di vita mirato a mantenere per sempre sotto controllo l’infiammazione silente attraverso il bilanciamento, a ogni pasto, di un limitato carico glicemico con un corretto apporto proteico, abbinato ad una drastica riduzione degli acidi grassi omega 6. L’effetto antinfiammatorio di questa alimentazione può essere fortemente potenziato con l’integrazione di adeguate dosi di olio di pesce (non in gravidanza).
Questo abbinamento consente di attenuare e invertire i sintomi delle malattie sia croniche che non, a man mano che l’organismo si riappropria di una condizione di benessere.
Perché mangiamo? Per procurarci un numero di calorie necessarie a produrre una sostanza “ ATP” richiesta per il funzionamento del nostro organismo. Se mangiate troppo e ingrassate , venite considerati schiavi della gola, se siete grassi e non fate molto esercizio fisico, gli altri penseranno che siete pigri e svogliati. Spesso le due cose sono abbinate, eppure entrambe potrebbero essere soltanto conseguenze secondarie dell’incapacità di produrre sufficiente ATP dalle calorie assunte per via alimentare. Non v’è dubbio che quelle calorie siano entrate in bocca, ma qualcosa ha interrotto il processo che avrebbe dovuto trasformarle in ATP per il corpo, un intoppo chiamato “ trappola del grasso”
In sintesi la trappola del grasso è un problema che colpisce chi è geneticamente sensibile all’insulina. In questi soggetti le calorie di troppo vengono regolarmente convertite in grasso ed entrano nelle cellule adipose, dove restano immagazzinate in attesa di utilizzo, ma in molti di loro, proprio a causa di una sensibilità genetica all’insulina, il grasso depositato non riesce poi a lasciare facilmente le cellule adipose per generare quantitativi di ATP adeguati ai fabbisogni energetici dell’organismo. Mangiare meno fa diminuire la quantità di ATP prodotta dall’organismo, mentre fare più moto provoca un più rapido impiego delle riserve esistenti di ATP. Questi soggetti perdono effettivamente peso, ma gran parte del calo deriva dalla “ cannibalizzazione” dei muscoli, resasi necessaria per produrre ATP sufficiente a garantire il funzionamento dell’organismo mentre “ mangiano di meno e fanno più moto”. E dove vanno a finire le calorie di scorta trattenute nei tessuti adiposi? Finché resta attiva la trappola del grasso queste calorie potenzialmente produttrici di ATP rimangono bloccate nei loro depositi. C’è un solo modo per sfuggire da questa trappola, ridurre i livelli d’insulina mangiando meno carboidrati. Il compito però è più delicato di quanto sembra, perché se i livelli d’insulina diminuiscono eccessivamente in seguito a un drastico taglio dei carboidrati, il cervello non disporrà di glucosio sufficiente per produrre ATP per i suoi bisogni energetici, diversamente da altri organi ilcervello (che per produrre ATP può utilizzare soltanto il glucosio). Il cervello reagisce all’eccessivo calo della glicemia intensificando la produzione dell’ormone del cortisolo, che inizia a demolire masse muscolari per produrre glucosio. Alla fine la crescita del cortisolo fa ulteriormente ingrassare, mentre la carenza di glucosio può dare forti mal di testa. La sola via per superare la trappola del grasso nel lungo periodo è quella di mantenere l’insulina in un preciso intervallo di valori, non troppo alta, non troppo bassa.
Che l’infiammazione e obesità vadano a braccetto è risaputo da tempo. Nel 2007 in una conferenza della Harvard Medical School furono fornite prove convincenti che l’infiammazione precede l’obesità tanto che il Prof Eric Grim, docente di epidemiologia e nutrizione nello stesso Ateneo, commentò riguardo al crescente numero di persone obese: “quella che abbiamo sotto gli occhi non è un’epidemia di obesità, ma un’epidemia d’infiammazione”. Per spiegare ciò dobbiamo prendere in esame la produzione di grasso tossico (acido arachidonico) e la crescita della sua presenza nell’organismo in conseguenza alla tempesta nutrizionale. Il corpo necessita di una certa quantità di acido arachidonico, ma se il grasso tossico supera il livello di guardia le conseguenze sanitarie possono essere anche molto gravi (fino a provocare la morte).
E’ importante, quindi nella dieta, il bilanciamento degli omega 6 e gli omega 3, oltre a quello tra proteine e carboidrati, che interagendo con l’enzima chiave (la delta 5-desaturasi) tengono sotto controllo l’acido arachidonico.
Come molti degli enzimi chiave dell’organismo, anche questo è modulato soprattutto da ormoni, in particolare da insulina e glucagone oltre che da un acido grasso omega 3 (l’acido eicosapentaenoico) EPA. Il DGLA è il mattoncino utilizzato per la costruzione degli ecosanoidi buoni, quelli che ringiovaniscono la cellule, mentre l’AA è l’elemento base per la creazione degli ecosanoidi cattivi, quelli che mantengono sempre in fase di attacco il sistema immunitario favorendo così la distribuzione cellulare. Fino agli anni ‘20, soltanto in pochi casi la dieta alimentare conteneva un eccesso di acidi grassi omega 6, che invece in seguito sono notevolmente saliti a causa di carboidrati raffinati, oli idrogenati, oli a basso costo, mais, soia, girasole, cartamo (che portano una crescita dell’insulina) e quindi si è iniziato a produrre un eccesso di AA. Allo stesso tempo è calato il consumo di acidi grassiomega 3 tra cui particolarmente l’EPA, che svolge la funzione, se presente in quantità significative, di inibire parzialmente l’attività della delta 5 desaturasi. L’improvviso squilibrio tra queste due famiglie diacidi grassi ha causato un aumento della produzione di acido arachidonico e quindi un aggravamento dell’infiammazione silente.
I dati forniti dai Centers for Disease Control nel 2005, indicano la diffusione dell’infiammazione silente nella circolazione sanguigna come causa di patologie croniche e non, come quelle cardiache, diabete di tipo II, morbo di Alzheimer e allergie, asma, artrite e via dicendo. In un primo tempo, l’AA in eccedenza si accumula nel tessuto adiposo, che in questa fase funge da discarica di rifiuti tossici per impedire l’ingresso in circolo di un’infiammazione silente troppo intensa, il meccanismo, però di contenimento del grasso tossico può incepparsi e nel tessuto adiposo, si sviluppa, così, resistenza all’insulina, in seguito al prolungato accumulo di AA al loro interno, alcune cellule adipose altrimenti sane, incominciano ad ammalarsi. A questo punto il grasso tossico AA in precedenza trattenuto nelle cellule si riversa nella circolazione sanguigna, creando le condizioni molecolari per lo sviluppo di un attacco infiammatorio contro gli organi del corpo. Non si avverte dolore finché non si sono accumulati danni sufficienti a compromettere il normale funzionamento degli organi.
La comparsa della sindrome del grasso tossico nel sangue segna l’inizio dell’attacco dell’infiammazione silente contro gli organi. Di questa sindrome non avvertiamo la presenza. Con il suo aggravamento si avvia una complessa catena di eventi biologici che sfociano in un attacco infiammatorio via via più intenso contro tutti gli organi.
Non esistono farmaci in grado di contrastare l’infiammazione silente, ma ci sono strumenti dietetici (omega 3) che consentono di avviare una remissione della sindrome del grasso tossico in meno di trenta giorni. Dobbiamo ricordarci che dal carico glicemico di un pasto deriva l’infiammazione, quindi cosa fare per ridurlo? Mangiare in abbondanza verdure colorate non amidacee, come fagiolini, broccoli, spinaci, concedersi un po’ di frutta (ma senza esagerare) e dare un taglio deciso ai cereali e amidi. Introducendo questi semplici cambiamenti alle abitudini alimentari si può ridurre il carico glicemico e quindi far calare la messa in circolo dell’insulina, limitando la conseguente formazione digrasso tossico nell’organismo. Altro fattore chiave per il successo dell’azione antinfiammatoria è la drastica limitazione degli acidi omega 6, ormai onnipresenti nella nostra abituale alimentazione. Limitandone il consumo si riesce a bloccare la formazione di AA. Le principali fonti di grassi consigliate sono l’olio di oliva, mandorle a scaglie, avocado. Una volta ridotta la presenza di AA nell’organismo, la sindrome del grasso tossico incomincerà a recedere. L’assenza di fame è la migliore indicazione che ciò che si mangia è in buon equilibrio con le proprie caratteristiche genetiche.
Qual è la dieta migliore per ridurre l’infiammazione silente?
La dieta a zona si è dimostrata superiore per numerosi aspetti (rispetto ad altre) per il controllo dell’insulina, della glicemia e dei lipidi ematici, nonché la soppressione dell’appetito, la perdita di grasso corporeo e, soprattutto, il parametro più importante di tutti, vale a dire la riduzione dell’infiammazione silente.
Chi deve riprogrammare la propria alimentazione perché già affetto da infiammazione silente?
• Chi è affetto da malattie infiammatorie, chi soffre di una patologia con una componente infiammatoria, tra questi anche i soggetti con malattie cardiovascolari, neoplasie, morbo di Alzheimer e molte altre gravi infermità.
• Chi desidera ridurre l’infiammazione silente.
• Chi ha il diabete o è intollerante al glucosio.
• Atleti e persone attive con peso normale.
• Soggetti sovrappeso e obesi con un’elevata risposta all’insulina.
Il principale strumento a disposizione per far regredire la sindrome del grasso tossico è la dieta ( dal greco “stile di vita”) che consente di ridurre i livelli di AA in ogni cellula del corpo, attraverso il contenimento della messa in circolo dell’insulina e la limitazione dell’apporto di acidi grassi omega 6. Seguendo le prescrizioni della dieta a zona chi deve perdere peso, perderà anche peso.
Altro elemento fondamentale nella lotta al grasso tossico è l’olio di pesce che:
1. attenua gli effetti della sindrome del grasso tossico in meno di trenta giorni;
2. può essere assunto per tutta la vita;
3. non provoca effetti collaterali, salvo un miglioramento delle funzioni cerebrali;
4. favorisce la rigenerazione cellulare a qualsiasi età.
L’olio di pesce contiene EPA, un acido grasso omega 3, in grado di diluire la concentrazione di AA.
Quanto ne serve?
Se avete un peso normale e nessuna infiammazione la dose giornaliera deve essere di circa 2,5 grammi di EPA/DHA. Se invece siete obesi o in sovrappeso i livelli di AA depositato nel tessuto adiposo sono già alti e di conseguenza per ridurre lì infiammazione la dose deve salire a 5 grammi al giorno. Bisogna tenere presente che quando si inizia un qualsiasi programma di restrizione calorica, a mano a mano che si perde peso viene rilasciato direttamente nella circolazione sanguigna l’AA trattenuto nelle cellule adipose. L’aggiunta alla dieta di quantitativi sufficienti di olio di pesce contribuisce a limitare gli effetti negativi di questo transitorio aumento della presenza di grasso tossiconel sangue. In caso di diabete II o sintomi di malattie cardiovascolari la quantità maggiore di EPA/DHA va presa in maniera permanente.
In sintesi per riacquistare la salute o mantenerla l’impegno dovrà essere quello di:
1. limitare l’apporto calorico, agendo sull’equilibrio nel cervello tra fame e sazietà;
2. ridurre la concentrazione dell’insulina nel sangue, tenendo sotto controllo il bilanciamento fra apporto proteico e carico glicemico dei pasti;
3. ridurre la formazione di AA, diminuendo il consumo di acidi grassi omega 6 e aumentando quello di acidi grassi omega 3 a catena lunga, come EPA/DHA.
Nessuno vuole sviluppare malattie come cardiopatie, neoplasie maligne o altro, ed è per questo che dobbiamo sapere che i problemi che abbiamo di fronte sono soprattutto legati alle interazioni negative di numerosi e svariati geni con il nostro attuale regime alimentare e questo fa si che l’infiammazione silente sia mantenuta a valori perennemente elevati. Pochi farmaci sono in grado di modificare l’espressione dei nostri geni, mentre un buon numero di componenti alimentari lo può fare con relativa facilità. La ragione è semplice, il cibo ha sempre accompagnato l’evoluzione genetica. I nostri geni non li possiamo cambiare, ma possiamo modificarne l’espressione migliorando così la nostra salute.
I medicinali si basano su una formula precisa che assegna a ciascuna malattia il suo farmaco specifico, un approccio perfetto in caso di infezioni batteriche, ma disadatto a malattie come diabete, obesità, cancro, cardiopatie ecc. provocate dalla sindrome del grasso tossico che diffonde l’infiammazione silente in tutto il corpo. Queste infermità nascono dall’interazione della nostra dieta di oggi, fortemente infiammatoria, con una molteplicità di geni, in particolare con quelli che scatenano l’infiammazione. Grazie a recenti progressi nel campo della biologia molecolare, oggi si sa qualcosa di più sul rapporto tra il cibo che mangiamo e l’espressione genetica dei nostri geni infiammatori. In sintesi questa nuova branca della scienza chiamata “nutrigenomica” studia l’uso corretto della dietacome farmaco “miracoloso” per combattere l’infiammazione silente, per tutta la vita. In termini più semplici, con un’alimentazione equilibrata si possono disattivare i geni che favoriscono lo sviluppo dell’infiammazione silente.


Riferimenti Bibliografici e approfondimenti
- Sears, B., “Come raggiungere la zona”, 2000, Ed. Sperling & Kupfer
- Sears, B., “Prevenire con la zona”, 2006, Ed. Sperling & Kupfer
- Sears, B., “La zona omerga 3 rx”, 2008, Ed.Sperling & Kupfer
- Sears B., “Magri per sempre”, 2009, Ed. Sperling & Kupfer

Aiutaci a Sostenerci

 

www.medicinetradizionali.com - info@medicinetradizionali.com

Home Page

AVVISO IMPORTANTE.


Sono state segnalate delle e-mail provenienti da (finti) indirizzi di posta @medicinetradizionali.it riportanti messaggi in inglese su avvenuti cambi password o immenenti scadenze dell'account od altri messaggi del genere. Si consiglia di non aprire i messaggi ed i loro allegati in quanto trattasi di spam che abusa del nome MEDICINETRADIZIONALI.it nell'indirizzo del mittente. Si informano gli utenti che STAFF DI MEDICINETRADIZIONALI.it non invia mailing-list con allegati ne comunicazioni in lingua inglese e quindi si consiglia di diffidare da eventuali altri messaggi che paventino scadenze degli account o simili e di chiedere eventualmente chiarimenti all'indirizzo info@medicinetradizionali.com. MEDICINETRADIZIONALI.it si riserva anche di procedere nei modi più appropriati per evitare abusi.

Questo sito è stato realizzato solamente a scopo informativo e non intende dare nessun consiglio in base terapeutico e diagnostico

AVVISO IMPORTANTE.

Quanto segue si intende conosciuto ed accettato dai lettori del sito. Medicinenaturali.it non risponde dell'accuratezza e della veridicità delle informazioni, dei contenuti e delle pubblicità (d'ora in avanti, per brevità, Materiali) contenuti, distribuiti o dei quali siano fatti link nel sito. Il lettore è informato che nè gli autori di queste pagine, nè i responsabili di medicinenaturali.it si assumono alcuna responsabilità per perdite economiche,danni o altro causati da imperfezioni, errori o omissioni presenti tra i Materiali, e che ogni decisione basata su di essi è presa a sua totale ed unica responsabilità.